Come Essere

Come Essere

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗶 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗿𝗮𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘃𝗲𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗶.

Voi esistete in modo assente e questo è il nocciolo di ogni sofferenza. La vostra esistenza diventerà una noia se non siete presenti. Dovete ancora arrivarci, dovete ancora essere. Le condizioni ci sono e la possibilità c’è, potete esserci in qualsiasi momento, tuttavia la maggior parte di voi non è qui.

Diventare coscienti di questa assenza vuol dire cominciare il viaggio verso la trasformazione. Vi rendete conto che, in un certo senso, qualcosa vi sfugge. Esistete ma non sapete perché, non sapete come, non sapete nemmeno chi esiste dentro di voi. Questa incoscienza crea tutta la sofferenza.
La cosa fondamentale non è ciò che fate: la cosa importante è che lo facciate con la vostra presenza o con la vostra assenza. Qualunque cosa facciate, se la fate con tutta la vostra presenza, sarà una benedizione. L’inferno è la vostra assenza.
Ci sono due tipi di cercatori: uno è sempre alla ricerca di cosa fare. Egli è sulla strada sbagliata perché il punto non è cosa fare. Il punto è essere, cosa essere, come essere. Quindi non pensate mai in termini di azione e di fare, perché qualunque cosa facciate, se siete assenti, sarà priva di significato. Il secondo tipo di cercatore non è alla ricerca di cosa fare, egli è alla ricerca di come essere. La prima cosa è “come essere”.
Un uomo andò dal Buddha. Era pieno di compassione e di empatia e gli domandò: “Cosa posso fare per aiutare il mondo?”. Si dice che il Buddha abbia riso e abbia detto: “Non puoi fare nulla perché non sei”. Come potete fare qualcosa se non siete? Quindi non pensate al mondo. Non pensate a come servire il mondo, a come aiutare gli altri. Innanzitutto siate, e se siete, allora qualunque cosa facciate diventa un servizio, diventa una preghiera, diventa compassione. La vostra presenza è il punto cruciale. Il vostro essere è la rivoluzione. I due cammini sono diametralmente opposti. Il cammino dell’azione tenterà di modificare le vostre azioni, il vostro carattere, la vostra morale, le vostre relazioni, ma non voi stessi. Il cammino dell’essere è diametralmente opposto; riguarda voi.
Ciò che fate è irrilevante. L’importante è che voi siate. E questo è fondamentale, perché tutte le azioni provengono da voi. Ricordate che le vostre azioni possono essere cambiate e modificate, ma non cambieranno voi. Nessun cambiamento esteriore condurrà alla rivoluzione interiore. Ma se il nocciolo più intimo è differente, la rivoluzione avviene, la superficie cambia automaticamente. Quindi non vi preoccupate di ciò che fate. È un pretesto per sfuggire al vero problema. Il problema è “come essere”. Dovete diventare più vigili, più coscienti del vostro essere, solo allora una presenza verrà a voi. Voi non sentite mai voi stessi, e talvolta, perfino quando questo avviene, vi sentite attraverso gli altri, attraverso l’eccitazione, la stimolazione, la reazione. Avete bisogno di qualcun altro attraverso il quale sentire voi stessi. Questo è assurdo. Soli, senza eccitazione, senza nessuno che vi faccia da specchio, voi vi annoiate, vi addormentate. Non avete mai il sentimento di voi stessi. Non c’è presenza. Vivete in modo assente.
Questa vita assente è un’esistenza senza religione. Diventare ricolmi della vostra presenza, della luce del vostro stesso essere, è diventare religiosi. Io non mi occupo delle vostre azioni o delle mie. Ciò che facciamo è irrilevante. Ciò che siamo, assenti, presenti, attenti, disattenti, ecco ciò che ci interessa. Il nostro tentativo dovrebbe essere di diventare più presenti. Essere qui e ora. Per sentire voi stessi avete bisogno di qualcun altro, o del passato. Attraverso il passato, attraverso i ricordi, potete sentire la vostra identità. Oppure avete bisogno del futuro, potete proiettarvi nei vostri sogni, nei vostri ideali, nelle vostre vite future, nella moksha. Per sentire che voi siete, avete bisogno di ricordi, di proiezioni nel futuro, oppure della presenza di qualcun altro, ma da soli non vi bastate. La malattia è questa e, a meno che non sappiate bastare a voi stessi, niente sarà sufficiente per voi. E quando saprete bastare a voi stessi la battaglia sarà finita. Non ci sarà più sofferenza. Un punto di non ritorno sarà stato raggiunto. Ma voi credete ancora di essere. Liberatevi completamente di questa convinzione. Sappiate bene che voi non siete ancora. A causa di questa falsa convinzione non sarete mai capaci di trasformarvi. Tutta la vostra vita, fondata su questa falsa convinzione, è diventata una menzogna. Ciò che possiamo fare, se volete, è creare una situazione dove potete incontrare voi stessi. Molte cose dovranno essere distrutte, tutto ciò che è sbagliato, tutto ciò che è falso. Prima che il reale possa apparire, ciò che è menzogna dovrà andarsene, dovrà cessare. E queste sono le false convinzioni, il fatto che voi siate, che abbiate un’anima, un atman, etc. Non che non lo siate, ma queste convinzioni sono menzogne. Continuiamo a credere di essere l’anima, il seme che crede di essere l’albero. L’albero è nascosto lì dentro, ma deve ancora essere scoperto. Ed è bene ricordare che potete anche restare un seme e che, come seme, potete morire, perché l’albero non può realizzarsi da solo.
È necessario fare qualcosa coscientemente per arrivarci, perché è solo attraverso la coscienza che l’albero potrà crescere. Ci sono due tipi di crescita. Una è la crescita naturale e incosciente: se la situazione è favorevole ci sarà una crescita. Ma il corpo Kessdjan, l’anima, l’essere interiore, il divino in voi, richiede un tipo di crescita completamente differente. È solo grazie alla coscienza che ci può essere una crescita. Non è naturale, è soprannaturale. Se si lascia che il processo di evoluzione si svolga naturalmente, non ci sarà crescita. Dovete fare qualcosa coscientemente, dovete fare uno sforzo cosciente perché è solo attraverso la coscienza che una crescita può avere luogo. Una volta che la coscienza è centrata su questo, la crescita ha luogo.
– 𝘐𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘎𝘶𝘳𝘥𝘫𝘦𝘧𝘧 – 23 𝘈𝘱𝘳𝘪𝘭𝘦 1941

 

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