Qual’è il ruolo dell’essere umano

Qual’è il ruolo dell’essere umano

“Ecco dunque l’uomo ordinario medio: uno schiavo incosciente interamente asservito a disegni d’ordine universale estranei alla propria individualità. Può restare così come è tutta la vita, poi, come tale, essere distrutto per sempre. Tuttavia la Grande Natura ha dato all’uomo la possibilità di non essere semplicemente uno strumento cieco al servizio dei disegni oggettivi di ordine universale; gli ha dato i mezzi affinché, pur servendola e attuando coscientemente ciò che era stato predestinato per lui, egli possa produrre più di quanto gli è richiesto ed utilizzare questa eccedenza per il proprio “egoismo”, cioè per la determinazione e la manifestazione della propria individualità. Anche questa possibilità gli è stata concessa per servire lo scopo comune, poiché l’equilibrio stesso delle leggi oggettive necessita di tali vite indipendenti.

Dunque, la vita non è data agli uomini per loro stessi, ma per servire degli scopi cosmici elevati, ed ecco perchè la Grande Natura, nella sua lungimiranza, fu costretta a introdurre nella presenza generale dei nostri antenati un organo le cui proprietà dovevano proteggerli da qualsiasi possibilità di vedere e percepire la realtà. Essa veglia affinchè la loro vita possa scorrere in una forma più o meno tollerabile, e non finisca prematuramente. Noi uomini, non ingrassiamo forse i nostri montoni ed i nostri maiali, non li curiamo, non cerchiamo di rendere la loro vita confortevole? Ma facciamo forse tutto ciò perchè apprezziamo la loro vita in sé stessa? No! Lo facciamo per poterli sgozzare un bel giorno, e ricavarne la buona carne di cui abbiamo bisogno, con la massima quantità di grasso. Nello stesso modo, la Natura prende tutte le misure affinchè noi viviamo senza essere presi da orrore, affinchè non ci impicchiamo, ma viviamo a lungo; poi, quando ne ha bisogno, ci sgozza. Nelle condizioni di vita ordinaria degli uomini, così come sono stabilite, questa è una legge incrollabile della Natura.

La vita ci è stata data per uno scopo elevato, e tutti insieme siamo tenuti a servirlo; in ciò consiste la nostra ragion d’essere, e il senso stesso della nostra vita. Tutti gli uomini senza eccezione sono schiavi di questa “grandezza”, tutti devono sottomettersi senza discutere. Il vero uomo, che ha già acquisito il suo “Io”, così come l’uomo-tra-virgolette, che non lo possiede, sono entrambi ugualmente schiavi di questa “grandezza”; tuttavia esiste fra loro questa differenza: il primo, assumendo un atteggiamento cosciente verso la propria schiavitù, acquisisce la possibilità, pur servendo la realizzazione universale, di consacrare una parte delle proprie manifestazioni, in conformità alle previsioni della Grande Natura, all’acquisizione di un “essere imperituro”, mentre l’altro, poichè non prende coscienza della propria schiavitù, rimane durante tutto il processo della sua esistenza una semplice cosa che, quando non se ne ha più bisogno, viene distrutta per sempre.”

G.I. Gurdjieff, tratto da I Racconti di Belzebù a Suo Nipote

 

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