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I centri dell’essere umano

I centri dell’essere umano

Centri dell'essere umano, Maurice Nicoll, Quarta Via, Osservazione,Tutti gli uomini hanno un Centro Intellettuale, un Centro Emozionale e un Centro Istintivo-Motorio, ma in uomini diversi, questi centri sono sviluppati in modo molto diverso. Primo esempio: prendiamo un uomo a cui piacciono le attività fisiche, e un uomo a cui piace pensare: un uomo n.1, ed un uomo numero 3. Se provano ad incontrarsi, ciascuno di loro desidererà parlare di cose che sorgono dai loro centri predominanti. Sono uguali, in quanto entrambi hanno gli stessi centri, ma sono diversi in relazione al loro sviluppo, uno più sviluppato nel Centro Motorio e l’altro, invece, nel Centro Intellettuale.

L’umanità è divisa in tre tipi di uomini:

Uomo n.1 | Uomo n.2 | Uomo n.3

L’uomo n.1 deve essere ulteriormente classificato a seconda che sia: n.1-Motorio: la cui preoccupazione principale sono l’azione e il lavoro muscolare, e n.1-Istintivo: la cui preoccupazione principale è il comfort fisico, e quindi risulterà pigro e inattivo.

La maggior parte dell’umanità appartiene all’uomo n.1-motorio, o all’uomo n.1-istintivo.

L’uomo n.2 è l’uomo emotivo che sente ogni cosa. In un momento, è entusiasta ed esaltato, nel successivo è depresso e lunatico. Si preoccupa delle sue simpatie ed antipatie. La sua vita oscilla tra speranza e disperazione, entusiasmo e sconforto, amore e odio, simpatia ed antipatia.

L’uomo n.3 è l’uomo intellettuale. Il suo centro di gravità si trova nel centro intellettuale: è un teorico, ha una teoria su tutto. I suoi pensieri, ed i pensieri delle altre persone lo interessano più di ogni altra cosa.

Ognuno di questi tre uomini è caratterizzato dal fatto di avere prevalentemente un solo centro al lavoro.

Un uomo “educato”, tuttavia, non è semplicemente un uomo n.1, 2 o 3; in lui, i centri, in una certa misura, lavorano simultaneamente.
Primo esempio: prendiamo un uomo n.1 (motorio) 2 3. Un soldato. Le sue emozioni lo rendono lunatico, sensibile o geloso. Si preoccupa di se stesso e non è bravo negli esami.
Secondo esempio: prendiamo un uomo n.1 (istintivo) 3 2. È anch’egli un soldato appassionato di sport, ma studia la storia delle guerre, della strategia e, forse, degli argomenti non militari. Supera abbastanza facilmente gli esami; ma si emoziona poco, non è turbato, o lunatico, segue una dura disciplina. Quindi, possiamo avere sei combinazioni di uomo:

1 2 3 | 1 3 2 | 2 1 3 | 2 3 1 | 3 1 2 | 3 2 1

L’uomo 1-2-3 (Istintivo) riguarda l’uomo che è interessato principalmente al cibo, sarà pigro e poco incline a fare uno sforzo. Governato dal suo corpo, sarà facilmente depresso, diventerà imbronciato e lunatico. Un uomo del genere pensa a malapena.

Quale di questi uomini siamo, può essere scoperto solo tramite l’Osservazione di sé.

Un approccio adeguato alla vita richiede il corretto funzionamento di tutti i centri, e l’approccio alle situazioni con il centro sbagliato è inutile. Ogni centro richiede il proprio sviluppo. L’umanità meccanica è sbilanciata, perché vede la vita attraverso un solo centro; e di conseguenza, le persone appartenenti al circolo meccanico dell’umanità non si comprendono.

Lo scopo e l’oggetto di questo lavoro è raggiungere l’Uomo Equilibrato, l’uomo n.4.

Il Numero 4 è l’uomo che ha tutti i centri, più o meno, sviluppati allo stesso livello, così che un centro non usurpa la funzione di un altro, e ogni centro fa il lavoro che gli è proprio, e che può essere appropriato alla situazione. Per raggiungere l’Uomo n.4 è necessario lavorare su se stessi in modo consapevole.

L’uomo n.4 non è meccanico. Le persone che iniziano a raggiungere il livello di uomo n.4, cominciano, allo stesso tempo, anche a comprendersi. Per iniziare ad avvicinarsi all’uomo n.4, una persona deve essere disposta a sviluppare quei lati di sé che sono privi di sviluppo. Nessuna nuova esperienza, dunque, è inutile, una volta che si comprende la direzione in cui procede l’evoluzione. Nella vita, le persone non si capiscono, perché non hanno un linguaggio comune. Il primo passo per comprendersi, è imparare un linguaggio comune.

Tratto da: “Spiegazione semplice delle idee sul lavoro nella Quarta Via” –  Maurice Nicoll

 

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