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Riscoprire la fonte di vita attraverso lo sviluppo della coscienza

Riscoprire la fonte di vita attraverso lo sviluppo della coscienza

Danze Sacre

Fonte di vita, Sviluppo della coscienza, Danze Sacre[…] Lo scopo dell’insegnamento è riscoprire la fonte di vita attraverso lo sviluppo della coscienza. La coscienza però si nasconde dietro ad una “maschera”; è prigioniera del condizionamento umano. In realtà, la nostra percezione di questa energia primaria è velata ed oscurata dal vasto disordine delle nostre funzioni.

Questo disordine è creato da una moltitudine di tensioni e di complesse reazioni automatizzate, che a loro volta sono il risultato di strati più profondi di condizionamento.
Le nostre posture, i nostri gesti, i nostri atteggiamenti fisici sono sempre gli stessi all’infinito.

Essi ci definiscono; sono, in fin dei conti, ciò che noi siamo, nonostante un’identità immaginaria dipinta dallo specchio distorto della nostra mente. Vista questa situazione, noi non abbiamo alcun potere reale sui nostri movimenti.

Nonostante tutte le realizzazioni che possiamo ottenere ad ogni livello, fisico ed intellettuale, rimaniamo sensibili ed influenzati da un solo lato della nostra natura a discapito dell’altro lato, più essenziale. Rimaniamo inconsapevoli della nostra energia primaria, sebbene talvolta la nostra intuizione ci avvicini ad essa. Siamo intrappolati dalla camicia di forza del nostro automatismo, incapaci di sfuggire dai suoi confini, dall’inestricabile relazione fra i movimenti abituali della nostra mente ed il funzionamento automatico della nostra personalità.

La forza imprigionata in questo labirinto sigillato non può giocare un ruolo guida in un corpo incapace di riceverla. Nutre semplicemente una macchina.

Questa macchina però crea illusioni e non ci è possibile, nel corso ordinario della nostra esistenza, comprendere in quale misura noi siamo prigionieri del nostro automatismo. Per riconoscere questo sono necessarie condizioni molto speciali, di modo che possa apparire un’altra qualità di attenzione e di consapevolezza di noi stessi.

La pratica dei Movimenti risponde esattamente a questa necessità.

Questa disciplina ci consente di sperimentare attraverso il corpo in movimento tutti i nostri meccanismi funzionali. Soprattutto, può risvegliare capacità latenti che appartengono ad un lato sconosciuto della nostra natura.

[…] Siano essi esercizi o danze, questi Movimenti hanno lo scopo di riscoprire una presenza dell’essere attraverso il riequilibrio del corpo ed una messa in ordine delle sue funzioni; questo è il primo passo verso una consapevolezza di se stessi nel cuore della vita quotidiana.

Dopo il primo passo, si può raggiungere un’altra qualità di manifestazione. Allora queste danze divengono autenticamente sacre, nel loro contenuto interiore e nella loro espressione.

Per seguire questa via, ci si deve sottomettere interamente al lavoro della “scuola”, divenire un allievo fra gli altri, un semplice numero in una fila, ma con lo straordinario sostegno di una ricerca comune.

Si fa esperienza dei Movimenti in una sorta di microcosmo. Mentre si seguono meticolosamente le istruzioni dell’insegnante, ciascun partecipante si sente responsabile per sé stesso e per l’ambiente in cui si muove. Composta o improvvisata che sia, anche la musicai gioca un ruolo molto importante nell’esperienza; ha una relazione intima con il significato interiore dei Movimenti, dando sostegno al loro ritmo ed espressione. Unitamente ai musicisti che suonano, essa diviene parte di un’alchimia generale.

Naturalmente questi esercizi non hanno lo stesso impatto né la stessa intensità. Tuttavia, ciascuno ha un significato specifico nella propria forma ed obiettivo, nella sua complessità e nella sua semplicità. Tutto ciò richiede una precisione assoluta nel movimento, dal palmo delle mani alla minima posizione dei piedi, necessitando di un equilibrio dinamico del tutto, al fine di sostenere una ricerca che può essere compresa solo attraverso l’esperienza diretta.

Parte di un’intervista di Marthe de Gaigneron

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