LO SCOPO PERSONALE

Birdlip, 26 ottobre, 1942

“Tutti comprendiamo cosa significa avere uno scopo nella vita. Ci da una direzione. Senza scopo si assomiglia ad una barca che va alla deriva – non andiamo da nessuna parte. Anche quando non abbiamo nessuno scopo nella vita desideriamo vivere moltissimo come fosse possibile o conservare il nostro denaro, i nostri agi, ecc. Questo è una specie di scopo ma molto misero. Non ci porta ad alcun posto e ci mantiene afferrati solo a ciò che si possiede. Però possiamo desiderare anche un impiego definito o di passare un esame, e allora nella vita abbiamo uno scopo e una direzione definita. Vediamo anche che è necessario fare dei sacrifici – scartare tutto ciò che è inutile e concentrarsi su ciò che è utile per compiere questi scopi nella vita.
Il nostro scopo nel Lavoro in alcuni punti è simile allo scopo nella vita. Si può paragonarli fino ad un certo punto, ma in realtà lo scopo nel Lavoro non è esattamente lo stesso, perché è uno scopo in una direzione diversa dalla vita, ed in un certo modo va contro la vita. Questa sera ci riferiremo allo Scopo Personale, nel senso del Lavoro, sull’Essere.

Lo scopo nel Lavoro è sempre connesso con l’atto del ricordo di sé.
Ciò è dovuto al fatto che nello stato del ricordo di se un uomo può essere aiutato, aiuto che non può giungergli nello stato ordinario di coscienza. Certe influenze nell’Universo possono penetrare solo fino al terzo stato di coscienza, dove un uomo è cosciente per se o cosciente di se. Se allo stesso tempo che ricorda di se stesso ricorda il suo scopo, può ricevere aiuto. Per esempio, gli è possibile comprendere meglio lo scopo che ha in vista. Uno scopo può anche essere generale, o contenere una contraddizione interiore, o essere molto difficile, o essere chissà quanto complicato e richiedere di essere diviso in parti più piccole; o può mancare d’ogni senso. Nel proporsi qualcosa in generale la gente cerca di correre prima di saper camminare

In relazione con il Lavoro sull’Essere, il primo scopo in questo Lavoro è la conoscenza di se – la Conoscenza del proprio Essere -. Questo si applica a tutti gli uomini. La Conoscenza del Lavoro è una cosa; la conoscenza di se è un’altra. Senza conoscenza di se non è possibile proporsi nulla per se stesso. La vera conoscenza di se è separata dalle idee ed illusioni immaginarie su se stesso perché può provenire solo da una diretta e prolungata osservazione personale dei differenti lati di se stesso. 
È questo il motivo per cui il Lavoro comincia con l’osservazione di sé.
È necessario che si osservi come agisce, come parla, e che cosa sta in noi, in questa cosa chiamata “noi stessi” che diamo per scontata. Questo è il grande scopo del Lavoro. È necessario non dimenticarlo mai perché lo scopo personale deve concordare con lo scopo totale del Lavoro, che è lo svegliare sé stessi.

Solo dopo aver acquistato una vera conoscenza di sé mediante l’osservazione diretta si comincia a adempiere lo scopo personale.

Tutti gli scopi personali in piccola scala sono un mezzo, non un fine. Sono un mezzo che induce a pensare e svegliare, a mantenerci svegli. Tutti gli scopi si danno in differenti gradazioni. Lo scopo maggiore ha radici nello svegliarci dal sonno, nel conquistare la libertà interiore. Ma dire che questo è il nostro scopo non basta. Forse s’intravede qualcosa molto lontano e lo si considera il proprio scopo, ma con l’intento di raggiungerlo saranno necessari molti scopi minori. Gli viene in mente di dire di voler andare in Cina. Ma per andare laggiù, è necessario che faccia molte cose nel frattempo e deve avere abbastanza denaro per acquistare i biglietti. Ouspensky ha detto che lo scopo assomiglia a questo: Alcuni vedono in lontananza una luce che desiderano raggiungere. Però nell’avvicinarsi incontrano molte luci meno luminose, come i lampioni di una strada pubblica lungo il percorso, in modo tale che deve passare davanti a tutte prima di arrivare allo scopo finale.

di Maurice Nicoll

 

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