GLI ACCUMULATORI di ENERGIA

Abbiamo molta più forza di quanto non pensiamo. Ma non ne facciamo mai uso. 
Occorre comprendere, a questo riguardo, un aspetto della organizzazione della macchina umana. 
Un certo tipo di accumulatore ha una parte molto importante nella macchina umana. Vi sono due piccoli accumulatori a fianco di ogni Centro (i centri: corpo, mente, emozioni), e ognuno di essi contiene la sostanza particolare necessaria al lavoro di quel centro. Nell’organismo vi è inoltre un grande accumulatore, che alimenta i piccoli. I piccoli accumulatori sono collegati fra di loro, e ognuno di essi è collegato al centro più vicino, come pure al grande accumulatore.

Gurdjieff disegnò il diagramma generale della macchina umana, indicò la posizione dei grandi e dei piccoli accumulatori, e i loro collegamenti. Gli accumulatori lavorano nel modo seguente, disse. Immaginiamo un uomo che sta lavorando. Egli legge, per esempio, un libro difficile e si sforza di comprenderlo: in questo caso, numerosi ‘rulli discografici’ girano nell’apparecchio intellettuale localizzato nella testa. Oppure supponiamo che stia scalando una montagna, e venga a poco a poco pervaso dalla fatica: in questo caso sono i ‘rulli’ del centro motore che
girano.
Il centro intellettuale, nel nostro primo esempio, e il centro motore nel secondo, attingono dai piccoli accumulatori l’energia necessaria al lavoro. Quando un accumulatore è quasi vuoto, l’uomo si sente affaticato. Egli vorrebbe fermarsi, sedersi se sta camminando, pensare a qualche cosa d’altro se sta risolvendo un problema difficile. Ma, inaspettatamente, sente un afflusso di energia, ed è nuovamente in grado di camminare o di lavorare. Ciò significa che il centro affaticato si è collegato al secondo accumulatore, dal quale trae nuova energia. Nel frattempo, il primo accumulatore si ricarica, assorbendo energia dal grande accumulatore. Il lavoro del centro riprende e l’uomo continua a camminare o a
lavorare. Talvolta, per far sì che avvenga questo collegamento, è necessario un breve riposo. Talvolta occorre uno choc esterno o uno sforzo. In entrambi i casi, il lavoro riprende. Ma, dopo un certo tempo, la riserva di energia del secondo accumulatore si esaurisce anch’essa. Allora l’uomo si sente nuovamente affaticato. Ancora uno choc esteriore, o un istante di riposo, o una sigaretta, o uno sforzo, e il contatto con il primo accumulatore è stabilito.

Può facilmente accadere però che il centro abbia esaurito l’energia del secondo accumulatore così rapidamente che il primo non ha avuto il tempo di riempirsi a spese del grande accumulatore, e che abbia preso solamente la metà dell’energia che poteva contenere; esso è pieno soltanto a metà. Essendosi messo in collegamento con il primo accumulatore, il centro comincia ad attingere energia, mentre il secondo si collega con il grande accumulatore, per ricaricarsi a sua volta di energia. Ma questa volta – il primo accumulatore non essendo pieno che a metà – il centro esaurisce molto presto la sua energia e durante questo tempo il secondo non è riuscito a riempirsi che di un quarto. Il centro si mette in collegamento con esso, lo svuota rapidamente di tutta l’energia e nuovamente si ricollega con il primo accumulatore, e così di seguito. Dopo un certo tempo, l’organismo è messo in tale stato, che né l’uno né l’altro dei piccoli accumulatori hanno una goccia di energia di riserva. Questa volta l’uomo si sente
veramente affaticato. Non si regge più sulle gambe, casca dal sonno, oppure l’organismo reagisce più morbosamente, con mali di capo, palpitazioni, ecc. ecc. 

L’uomo si sente male.

Poi improvvisamente, dopo essersi riposato un po’, oppure in seguito a uno choc o ad uno sforzo, ecco un nuovo flusso di energia, e l’uomo è ancora una volta in grado di pensare, di camminare e di lavorare. Questo significa che il centro è ora in collegamento diretto con il grande accumulatore. L’energia in esso contenuta è enorme. Un uomo messo in collegamento con il grande accumulatore è capace di compiere veri e propri miracoli. Ma, naturalmente, se i rulli continuano a girare e se l’energia tratta dagli alimenti, dall’aria e dalle impressioni continua ad essere consumata più in fretta di quanto non sia ricostituita, allora viene un momento in cui lo stesso grande accumulatore è vuotato di tutta la sua energia, e l’organismo muore. Ciò accade però molto raramente. Di solito, l’organismo reagisce molto prima, cessando automaticamente di funzionare. Perché l’organismo muoia di spossatezza occorrono condizioni speciali. Nelle condizioni ordinarie, l’uomo cadrà addormentato, sverrà, oppure si svilupperà in lui qualche complicazione interna che impedirà al suo organismo di continuare a svuotarsi, molto tempo prima del pericolo reale. Non vi è perciò ragione di aver paura degli sforzi; il pericolo di morire in conseguenza di essi, praticamente non esiste. È molto più facile morire di inazione, di pigrizia, o per paura di fare degli sforzi.

Il nostro scopo consisterà dunque nell’imparare a stabilire dei collegamenti tra questo o quel centro col grande accumulatore. Fino a quando non ne saremo capaci, falliremo in ogni nostra impresa, perché cadremo addormentati prima che i nostri sforzi possano produrre il minimo risultato. I piccoli accumulatori sono sufficienti per il lavoro ordinario, quotidiano, della vita. Ma per il lavoro su di sé, per la crescita interiore, e per gli sforzi che si esigono da ogni uomo che si impegna nella via, l’energia di questi piccoli accumulatori non è sufficiente. Dobbiamo imparare ad attingere direttamente l’energia dal grande accumulatore. Tuttavia, questo non è possibile senza l’aiuto del centro emozionale. È essenziale comprenderlo. Il contatto con il grande accumulatore può solo stabilirsi per mezzo del centro emozionale. Di per sé stessi, i centri istintivo, motore ed intellettuale non possono trarre alimento che dai piccoli accumulatori. “Questo è precisamente ciò che le persone non comprendono. Eppure, il loro scopo dovrebbe essere lo sviluppo dell’attività del centro emozionale. Il centro emozionale è un apparecchio molto più sottile del centro intellettuale, particolarmente se prendiamo in considerazione che, di tutte le parti del centro intellettuale, la sola che lavora è l’apparecchio formatore, e che molte cose restano per lui assolutamente impossibili. Se un uomo vuol sapere e comprendere più di quello che sa e
comprende oggi, deve ricordarsi che questo nuovo sapere e questa nuova comprensione gli verranno per mezzo del centro emozionale, e non per mezzo del centro intellettuale.

Ouspensky, tratto da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”

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