Energia

O rendi creativa la tua energia, oppure si inacidirà e diventerà distruttiva. L’energia è una cosa
pericolosa – se ne hai, devi usarla in maniera creativa, altrimenti prima o poi scoprirai che è
diventata distruttiva. Dunque, trova qualcosa – qualsiasi cosa ti piaccia – nella quale riversare la
tua energia. Se lo vuoi dipingi; oppure, se lo vuoi danza; oppure canta; oppure puoi suonare uno
strumento. Qualsiasi cosa ti piaccia, trova un modo con cui ti puoi perdere completamente.

Se puoi perderti suonando una chitarra, benissimo! Nei momenti in cui sarai perso, la tua energia
si sprigionerà in modo creativo. Se non riuscirai a perderti dipingendo, cantando, danzando,
suonando una chitarra o un flauto, allora troverai modi più infimi in cui perderti: rabbia, violenza,
aggressività; questi sono modi più infimi in cui perdersi.

Gautama il Buddha diede l’iniziazione al sannyas a un assassino – e non si trattava di un comune assassino. Paragonato a lui Rudolf Hess è un nessuno. Si chiamava Angulimala. Il suo nome significa: “un uomo che indossa una collana di dita umane”. 
Quell’uomo aveva fatto voto di uccidere mille persone; da ognuna prendeva un dito, per ricordarsi quante ne aveva uccise, e con quelle dite fece una collana. Era arrivato a novecentonovantanove dita, ne mancava uno solo. E quell’unico dito mancava perché nessuno percorreva più la strada lungo la quale si era certi di incontrare Angulimala. 
Ma un giorno il Buddha volle percorrere quella strada. Il re aveva messo delle guardie per fermare le persone, soprattutto gli stranieri che non sapevano che un pericoloso assassino viveva dietro quelle colline. E le guardie dissero al Buddha: “Non devi seguire questa strada. Qui vive Angulimala, e neppure il re ha il coraggio di percorrerla. Quell’uomo è pazzo. Sua madre lo andava a trovare. Era la sola persona che lo frequentava, ogni tanto, per vedere come stava, ma ora anche lei ha smesso di andare. L’ultima volta che era andata, Angulimala le aveva detto: ‘Adesso mi manca un solo dito, e proprio perché sei mia madre voglio ammonirti: se verrai un’altra volta, non tornerai più indietro. Ho disperatamente bisogno di questo dito. Finora non ti ho uccisa perché avevo a disposizione altre persone, ma adesso non passa più nessuno su questa strada, tranne te. Quindi sappi che la prossima volta, se verrai, sarà a tuo rischio e pericolo’. E da allora la madre non è più andata da lui”. E le guardie ammonirono il Buddha: “Non correre rischi inutili!”
E sapete cosa rispose loro il Buddha? Disse: “Se non ci vado io, chi ci andrà mai? Le possibilità sono solo due: o io cambierò lui, e io non posso lasciarmi sfuggire questa occasione; oppure gli darò l’ultimo dito, in modo da soddisfare il suo desiderio. In ogni caso morirò: dare la mia testa ad Angulimala sarà quantomeno di qualche utilità; comunque un giorno morirò, e voi mi metterete su una pira funebre. Penso sia meglio adempiere il desiderio di qualcuno e dare un po’ di pace alla sua mente. Quindi: o lui ucciderà me, oppure io ucciderò lui, ma questo confronto è inevitabile: lasciatemi andare”.
Le persone che seguivano il Buddha dappertutto, i suoi compagni più intimi, che facevano sempre a gara per essergli più vicini, iniziarono a rallentare il passo; in breve il Buddha e i suoi discepoli si trovarono distanziati di chilometri. Tutti volevano vedere cosa sarebbe successo, ma nessuno desiderava stargli troppo vicino. 

Angilumala era seduto su una roccia che osservava. Non poteva credere ai suoi occhi: un uomo radioso, con un carisma tangibile, si stava avvicinando a lui. Chi poteva essere? Non aveva mai sentito parlare di Gautama il Buddha, ma perfino nel suo cuore di pietra Angulimala iniziò a provare tenerezza per quest’uomo. Il suo aspetto era così bello….era l’alba e una fresca brezza accarezzava ogni cosa, all’orizzonte il sole stava nascendo e gli uccelli cantavano e i fiori si stavano schiudendo; e il Buddha si avvicinava sempre di più. Alla fine, Angulimala si parò di fronte a lui con la spada sguainata e urlò: “Fermati!” Il Buddha si trovava ora a pochi passi e Angulimala disse: “Non fare un altro passo altrimenti non sarò più responsabile di ciò che accadrà. Forse non sai chi sono!”  
Il Buddha chiese: “E tu sai chi sei?” Angulimala ribatté: “La cosa non è importante. Né è questo il luogo per discutere cose simili. La tua vita è in pericolo”. Il Buddha disse: “Io la penso diversamente: è la tua vita a essere in pericolo”. Angulimala disse: “Pensavo di essere pazzo, ma tu lo sei veramente. E continui ad avanzare. Non dire dunque che ho ucciso un innocente. Sembri così innocente e così radioso, che non lo voglio fare. Torna indietro, troverò qualcun altro. Posso aspettare, non ho fretta. Se sono riuscito a uccidere novecentonovantanove persone, si tratta di trovarne solo un’altra, ma non costringermi a ucciderti”. Il Buddha ormai era vicinissimo, e le mani di Angulimala tremavano. Quell’uomo era così bello e così innocente, pareva un bambino. Se ne era già innamorato. Aveva ucciso così tante persone, non aveva mai provato una simile debolezza; non aveva mai conosciuto l’amore. Per la prima volta si ritrovò colmo d’amore. Per cui esisteva una contraddizione: le mani tenevano stretta una spada pronta a uccidere, e il cuore diceva: “Rimetti la spada nel fodero”.
Il Buddha disse: “Io sono pronto, ma come mai le tue mani tremano? Sei un guerriero tanto temuto, perfino i re hanno paura di te, e io sono un povero mendicante. A eccezione di questa ciotola per elemosinare non possiedo nulla. Puoi uccidermi, e io sarò più che felice che la mia morte possa perlomeno adempiere il desiderio di qualcun altro; la mia vita è stata utile, e così lo sarà la mia morte. Ma prima che tu mi tagli la testa, ho un piccolo desiderio: penso che tu me lo possa concedere”.
Prima della morte, perfino il più crudele dei nemici concede l’ultimo desiderio, per cui Angulimala disse: “Cosa vuoi?” E il Buddha: “Voglio solo che tu tagli un ramo di quell’albero, così carico di fiori. Non li vedrò mai più; voglio vedere quei fiori da vicino, sentire la loro fragranza e la loro bellezza alla luce di questo sole appena sorto”.
E Angulimala tagliò con un colpo solo quel ramo fiorito. Ma prima che potesse porgerlo al Buddha, questi disse: “Questo era solo una metà del mio desiderio: l’altra metà è questa: rimetti questo ramo al suo posto, riattaccalo all’albero”. 
Angulimala commentò: “Fin dall’inizio ho pensato che tu fossi pazzo. Ebbene, questo è il desiderio più folle che abbia mai sentito. Come posso riattaccare questo ramo all’albero?” E il Buddha: “Se non sei in grado di creare, non hai il diritto di distruggere. Se non sai dare la vita, non hai alcun diritto di dare la morte a un qualsiasi essere vivente”. Un istante di silenzio e un istante di trasformazione… la spada cadde dalle mani di Angulimala, che crollò ai piedi del Buddha e disse: “Non so chi sei, ma chiunque tu sia, conducimi nello stesso spazio in cui tu vivi, dammi l’iniziazione”.
A quel punto i seguaci del Buddha si erano avvicinati sempre di più e quando Angulimala cadde ai suoi piedi lo attorniarono. Qualcuno disse: “Non iniziare quest’uomo, è un assassino!” E il Buddha disse: “Se non gli do io l’iniziazione, chi lo farà? E io amo quest’uomo, amo il suo coraggio. E posso vedere in lui potenzialità incredibili: un solo uomo che lotta contro il mondo intero. Finora egli si è posto contro il mondo con una spada; ora si ergerà contro il mondo con una consapevolezza, qualcosa di ben più affilato di una spada. 
“Vi avevo detto che oggi un assassinio si sarebbe verificato, ma non era certo chi sarebbe stato ucciso – o io o Angulimala. Ora è evidente che Angulimala è stato ucciso. Ma chi sono io per giudicarlo?”

(Osho: “Il gioco della vita” – Consapevolezza nella vita quotidiana. Ed. Lo Scarabeo)

 

 

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