L’identificazione è un’emozione negativa

L’identificazione è un’emozione negativa

“L’immaginazione è lo stato naturale dell’uomo.

Le emozioni negative sono più controllabili dell’immaginazione.

Bisogna comprendere che i propri problemi sono maya, cioè illusioni. Ci si identifica con fenomeni relativamente poco importanti come i figli, la moglie, il marito, la casa. Quando ci si sveglia ci si rende conto che questi aspetti della propria vita sono da rispettare, ma non sono reali. Possono servire alla propria evoluzione, ma possono anche impedirla nel momento in cui ci si identifica con essi. Il nostro maggiore problema è trovare un modo per non identificarsi con i problemi. Col tempo la nostra identità si sostituirà all’identificazione. Per l’identificazione rinunciamo al nostro più grande tesoro, il ricordo di sé.

Oggi stavo parlando con uno studente che cercava di convincermi che il mio lavoro è insopportabile. Ho replicato: “No, mi piace il mio lavoro di maestro. Può diventare insopportabile solo se mi identifico con esso”. Bisogna stare in guardia il più possibile e cercare di non identificarsi, cosa che richiede il ricordo di sé. Spesso mi domando: “Vuoi sacrificare il ricordo di sé per l’identificazione di questo momento?” Indipendentemente dal soggetto, l’identificazione è un’emozione negativa e rende vano il ricordo di sé. Il soggetto dell’identificazione non è importante; zero volte zero fa ancora zero. Cercate di non identificarvi quando osservate la vostra macchina mentire perché tutte le macchine hanno la tendenza a farlo. Il mentire permea tutti i quattro centri, ciascuno di essi ha un suo repertorio di bugie. Se si vuole smettere di mentire, bisogna prefiggersi lo scopo di controllare i centri. Per far questo, occorre ritornare al ricordo di sé, poiché non si può fare nulla nel sonno. Che cosa stia facendo la nostra macchina non fa nessuna differenza se si è addormentati. I nostri corpi sono stati progettati per dormire, non per svegliarsi, per questo dobbiamo andare contro natura. L’identificazione veste la maschera dell’umiltà: spesso ciò che si crede umiltà non è altro che l’identificazione con il proprio ritratto immaginario. Se non state attenti trascorrerete gran parte della vostra vita nell’identificazione. Dobbiamo riconoscere l’identificazione per quello che è e poi arretrare di un passo. In essa non c’è assolutamente nulla. Alcune delle cose che prendiamo seriamente non si potrebbero vendere nemmeno per un centesimo. La gente vuole dei simboli d’identità proprio perché non ha identità. Non si possono tagliare vecchi legami senza provare dolore, ma in qualsiasi momento noi o un altro potremmo smettere di crescere, e questo è davvero la morte. Oggi stavo lavorando con una piccola identificazione e mi sono reso conto che l’identificazione si porta via il nostro tempo e il tempo è tutto quello che abbiamo. Cose piccolissime si impadroniscono di noi. Quando non siamo identificati, vediamo l’identificazione per quello che è, uno spreco di tempo.

Il modo migliore per aiutare un’altra persona che è identificata è non diventare identificati a nostra volta. Quando due persone sono identificate, le loro possibilità di ricordare se stesse diminuiscono ulteriormente. Se qualcun altro sta provando un vero dolore emozionale, il modo migliore di affrontare la situazione è quello di non identificarsi; anche se difficili, certe identificazioni rappresentano un’eccezionale opportunità di crescere. Bisogna cercare di controllare le emozioni negative, senza tener conto di quanto possono sembrare giustificate.

Bisogna ricordare che esiste un diritto più alto: il diritto di essere sé stessi.

Abbiamo delle difficoltà con gli altri perché abbiamo delle difficoltà con noi stessi.”

Robert Earl Burton

No Comments

Post A Comment