18 Apr Gurdjieff mi ha salvato la vita – Franco Battiato
Nel 1993 Franco Battiato è ospite di una trasmissione condotta da Corrado Augias.
A questi parla di “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P.D. Ouspensky e dell’insegnamento di Gurdjieff. Di come lo abbia scoperto e gli abbia cambiato la vita in un momento di forte crisi. Di come, quel libro sia stato una luce per capire meglio se stesso e la sua esistenza.
Augias: Lei è venuto qui soprattutto per parlare di un libro che mi ha segnalato e che ho preso in mano per la prima volta perché non lo conoscevo. Si intitola Frammenti di un insegnamento sconosciuto: lo ha scritto Ouspensky e riguarda l’insegnamento di Gurdjieff. Adesso vediamo anche la copertina. Le confesso che non lo conoscevo: avevo sentito vagamente il nome di Gurdjieff, ma non quello di Ouspensky. Ho letto il libro e l’ho trovato, per la maggior parte, di una chiarezza esemplare e molto affascinante. Vorrei però che fosse lei a raccontarcelo: che cos’è questo libro?
Battiato: È il libro di un mistico. Ho accettato il suo invito anche perché, attraverso le lettere che ricevo, percepisco una richiesta sempre più forte di ricerca da parte di alcuni ascoltatori – non so come chiamarli – di persone affezionate al lavoro che faccio e curiose di capire da dove nasce.
Per questo mi sento in qualche modo in dovere di dire pubblicamente qual è stato uno dei miei fondamenti: un libro che mi ha aiutato molto in un certo periodo della vita. All’inizio degli anni Settanta – anzi, già verso la fine dei Sessanta – fui colpito da una crisi esistenziale molto forte.
Augias: Quanti anni aveva? Era giovanissimo?
Battiato: Giovanissimo mica tanto. Anzi, purtroppo ci ho messo fin troppo ad arrivarci. Non ricordo esattamente… io sono del ’45…
Augias: Venticinque o ventisei anni.
Battiato: Ecco, diciamo così. Grazie. Quella crisi, così irreversibile – per questo la considero quasi fatale, parte del destino – mi portò, per disperazione, a inventarmi delle strade metafisiche.
Cominciai quindi, senza saperlo, a sperimentare quello che poi sarebbe diventato per me una pratica metodica di meditazione. Procedevo con la classica irruenza e irresponsabilità dell’Ariete, il segno a cui appartengo. In quel periodo, all’inizio degli anni Settanta, cominciai anche a leggere i mistici
indiani: Yogananda, Aurobindo e altri. Poi, intorno al 1974-75, incontrai questo libro e rimasi folgorato: tutto ciò che avevo intuito e sperimentato empiricamente lo trovai lì, spiegato in modo sistematico e perfetto.
Augias: Se posso dire una cosa, avendo letto il libro in questi giorni – quattrocento pagine – se dovessi riassumerlo in un motto direi: “Impara a conoscere te stesso”.
Battiato: Applauso, prego.
Augias: Riprende una formula presocratica e la sviluppa nel mondo contemporaneo.
Battiato: C’è una perfezione di comprensione delle cose, anche le più ordinarie, che per me è straordinaria. Gioco volutamente sulla parola.
Augias: Per esempio avevo sottolineato un passaggio, per far capire anche a chi ci ascolta com’è scritto questo libro: «Il metodo fondamentale per lo studio di sé è l’osservazione di sé. Senza una corretta osservazione di sé, un uomo non comprenderà mai come le diverse funzioni della sua macchina siano in relazione tra loro. Non comprenderà mai come e perché in lui tutto accade». Che cosa significa “tutto accade”?
Battiato: Straordinario. Ha letto uno dei centri del sistema gurdjieffiano: l’osservazione e l’auto-osservazione.
Augias: Ma perché “tutto accade”?
Battiato: In realtà non ci rendiamo conto che una certa meccanicità ci guida. È difficile accettare che siamo vittime di pensieri associativi, di gusti preordinati, di scelte che altri hanno fatto prima di noi. Il “conosci te stesso” significa proprio questo: capire qual è la propria essenza.
La personalità, invece, è qualcosa di posticcio: può anche andare bene, purché la si conosca e la si controlli. Il punto è entrare in relazione con ciò che siamo davvero. Silvano del Monte Athos diceva: «C’è chi è nato per scrivere un libro, chi per dipingere, chi per fare il giardiniere. Ognuno deve trovare il proprio senso».
Augias: Mi viene da farle una domanda molto delicata. Lei pensa che questo libro sarebbe stato così “medicamentoso” per lei se non avesse avuto lo straordinario successo come artista che ha? Capisce cosa voglio dire?
Battiato: Non ho capito bene, può ripetere?
Augias: Voglio dire: la medicina è il libro, ma forse lo è anche la vita che lei fa. Il fatto di sapere che comunica davvero con chi l’ascolta. Se fosse rimasto da solo in Sicilia, ignorato da tutti, forse il libro non sarebbe bastato. Questo intendo.
Battiato: Il libro non basta mai e non può bastare mai. È utile solo se si entra in relazione con ciò
che vi è scritto. Può confortare molto sapere che altri stanno facendo le tue stesse esperienze.
Ma bisogna studiare: per arrivare al diploma di pianoforte servono dieci anni di studio, con grande autodisciplina, indipendentemente dal risultato finale. Per la ricerca spirituale, invece, non vogliamo assolutamente fare fatica, o no?
Augias: Non lo so… Però è vero. Infatti qui c’è addirittura un passaggio sulla lettura che dice proprio qualcosa di simile a ciò che lei ha appena detto. Dice Gurdjieff: «Potreste conoscere già molte cose se foste capaci di leggere. Mi spiego: se aveste compreso tutto ciò che avete letto nella vostra vita, avreste già la conoscenza di ciò che ora cercate». Il punto è proprio la comprensione. Quello che mi ha colpito è che lui comincia – anche se devo dire che questo misticismo mi è piuttosto lontano – cercando di definire che cosa significhi capire. Parte proprio dalle basi. Noi spesso crediamo di aver capito senza averlo fatto davvero. Lui dice: «Cercate prima di capire che
cosa vuol dire capire». E da lì costruisce tutto il resto.
Battiato: Sì.
Augias: C’era poi una domanda che volevo farle in chiusura. In questo libro il sesso ha un ruolo molto forte. Gurdjieff sostiene che il sesso giochi un ruolo enorme nel mantenere la meccanicità della vita. Tutto ciò che fanno le persone sarebbe in relazione con il sesso: la politica, la religione, l’arte, il teatro, la musica. Tutto. Mi ricorda un po’ i marxisti quando dicevano che tutto dipende dall’economia. Qui invece si direbbe che tutto dipende dal sesso – sempre nel senso della meccanicità della vita, naturalmente. Lei condivide questa idea?
Battiato: Guardi, una volta mi capitò in aereo di sentire due persone parlare dietro di me. Non sapevo chi fossero, ma percepivo chiaramente una tensione sessuale molto esplicita. Loro pensavano di discutere, ma in realtà stavano mettendo in scena un rapporto. Il desiderio sessuale si trasforma: diventa gesto, diventa parola. Ma è una cosa antica.
Augias: È una cosa antica. E tra l’altro è impressionante – uscendo un attimo dal misticismo – che questo libro si svolga negli anni della rivoluzione sovietica, durante l’incontro tra i due.Racconta una Russia che, per certi aspetti, assomiglia a quella di oggi: una Russia sgangherata, priva di autorità, dove tutto sembra andare avanti per inerzia… e tuttavia i treni continuano a viaggiare. Ci sono anche pagine molto umane, molto concrete.
Battiato: Infatti, per chi fosse interessato, questo è un libro difficile: espone un sistema molto complesso. Esiste però un altro libro di Gurdjieff, pubblicato da Adelphi, Incontri con uomini straordinari, che introduce al suo mondo e alla sua vita sotto forma di racconto.
È molto più accessibile di questo, che ha l’ambizione di essere quasi una scienza esposta in modo anche piuttosto duro, direi.
Augias: Infatti è un libro importante e impegnativo, e la ringrazio per avermelo fatto scoprire. Ma lei ha portato anche un altro libro, al quale vogliamo dare spazio: I beati anni del castigo di Fleur Jaeggy. Perché ha scelto questo libro?
Battiato: Perché lo trovo enorme. È uno di quei casi in cui, secondo me, si possono trovare quelli che Gurdjieff chiamava “bagliori di verità”.
Augias: Questo libro racconta la storia di un’educazione.
Battiato: Sì. Racconta – anche se la trama è quasi un pretesto, per quanto sublime – la vita in un collegio femminile in Svizzera. La protagonista è una nuova arrivata: un personaggio insieme perfetto e folle. Ma ciò che mi ha impressionato davvero è la perfezione stilistica. Per un musicista, o per chi ama la musica, è una scrittura che vibra nelle zone delle risonanze.
Augias: Stavo proprio per leggere l’incipit. Lei ha parlato di perfezione stilistica. «A quattordici anni ero educanda in un collegio dell’Appenzell, luoghi dove Robert Walser aveva fatto molte passeggiate quando stava nel manicomio di Herisau, non lontano dal nostro istituto. È morto nella neve». C’è una lingua davvero particolare. Fleur Jaeggy scrive pochissimo, ma scrive magnificamente. Grazie, Battiato, di essere stato con noi e di averci portato questi libri. Complimenti e auguri per la sua attività.
Battiato: Grazie a voi.
Augias: Grazie.




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