18 Apr Le musiche di Battiato ispirate da Gurdjieff
Le musiche di Battiato ispirate da Gurdjieff: Zâ e L’Egitto prima delle sabbie
In questi estratti dal mio libro del 2020, “Franco Battiato – Tutti i dischi e tutte le canzoni, dal 1965 al 2019”, analizzo due brani tra i più particolari di Battiato.
Non tutti sanno che Franco, prima dei grandi successi pop, si è dedicato per anni alla musica di ricerca. Tale ricerca si è intrecciata con le dottrine di Gurdjieff, nel momento in cui Franco ha tentato di trasporre in note l’insegnamento del
maestro Armeno sul ricordo di sé.
Gli esempi più calzanti sono due brani del 1977 e 1978, rispettivamente intitolati Zâ e L’Egitto prima delle sabbie, contenuti il primo nell’album “Franco Battiato”, il secondo nell’album omonimo.
Zâ è basato su un unico accordo di pianoforte che copre i 19:33 minuti della facciata del vinile.
Tecnicamente l’esecutore (Antonio Ballista) non fa altro che suonare l’accordo a intervalli più o meno regolari. In questo modo verranno a crearsi degli aloni sonori del tutto particolari.
In questo periodo Battiato parla spesso, durante le interviste, di una musica non semplicemente da fruire ma che veda una partecipazione attiva da parte dell’ascoltatore. In questo caso il compositore chiede lo sforzo di non subire i quasi 20 minuti di un accordo martellante, ma cercare qualcosa di più, avere la capacità di spingersi oltre, più in profondità.
Quello che si trova nelle profondità di Zâ sono le risonanze armoniche. Queste sono il fulcro della composizione. Provocate dal picchiare dei martelletti sulle corde e dal rilascio delle dita sui tasti, le risonanze appaiono, scompaiono, durano attimi o qualche secondo, sono di maggiore o minore intensità. Ma esistono e coprono tutta la durata di Zâ. Ed è su queste che l’ascoltatore dovrebbe soffermarsi, sforzandosi di dimenticare il pianoforte e concentrandosi solo sui suoi aloni. In questo
modo Battiato cerca di spingere oltre le abitudini dell’ascolto passivo, fornendo stimoli per il ricordo di sé che si manifesta nel momento in cui il fruitore è totalmente concentrato sull’ascolto.
L’Egitto prima delle sabbie (citazione da “Incontri con uomini straordinari”) veniva considerato da Battiato uno dei punti più alti della sua produzione. La composizione (della durata di 14 minuti e 15 secondi) si basa sulla stessa idea che ha dato vita a Zâ, ovvero l’uso e sfruttamento delle risonanze che prendono corpo dal rintocco del martelletto sulla cordiera del pianoforte. Mentre il brano del 1977 metteva in campo un solo accordo ripetuto a intervalli, in questo caso ci si concentra su un arpeggio. Il pedale di risonanza viene qui usato per dare ancora più spessore agli armonici e viene premuto o rilasciato a seconda delle indicazioni segnate sullo spartito. Franco ha più volte dichiarato di avere utilizzato questo brano durante la meditazione, sortendo l’effetto di una totale purificazione dell’ambiente.
Come già sperimentato in Zâ, durante l’ascolto di L’Egitto prima delle sabbie bisogna dimenticarsi di due cose: del tempo che scorre e dell’arpeggio di pianoforte. Sono infatti gli armonici gli unici protagonisti. Concentrandosi su questi si aprono interi mondi sonori, è come se si penetrasse nella filigrana delle note e il tempo si arrestasse. Una volta penetrato il tessuto armonico, l’effetto di purificazione all’interno e all’esterno di sé prende campo, agevolando il qui e ora auspicato da Gurdjieff.
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