RISPARMIARE LE ENERGIE di Alfred Richard Orage

www.movimentidanzesacre.itL’organismo umano è una macchina in grado di lavorare e l’energia per farla funzionare viene attinta dal cibo, dall’aria e dalle impressioni. Assumiamo il cibo, respiriamo l’aria e attraverso gli organi di senso riceviamo le impressioni: lo scambio tra queste tre forme di nutrimento crea le diverse energie che manifestiamo.

Queste energie sono di tre tipi: fisica, emozionale e mentale. E per ciascuno di questi dispendi di energia è necessario creare in noi le riserve. Non possiamo consumare più di quanto accumuliamo. Non solo non possiamo fare fisicamente più di quanto il nostro cibo consenta, ma neanche possiamo percepire e pensare più di quanto le corrispondenti quantità accumulate lo consentano. Quando ci “stanchiamo” di pensare, non pensiamo più; quando ci “stanchiamo” di avere sensazioni, smettiamo di sentire, esattamente come ci stanchiamo con il lavoro fisico. In tutti e tre i casi, “fatica” ha lo stesso significato: la nostra riserva di energia si è temporaneamente esaurita. Dopo aver riposato, mangiato, cambiato aria o situazione, possiamo agire, sentire e pensare nuovamente. Ma per il momento siamo svuotati.

Vi sono, tuttavia, due livelli di fatica: quella immaginaria e quella reale. È piuttosto normale che le persone pensino di essere stanche quando in realtà non lo sono; infatti, se ricevono un nuovo stimolo, l’energia che scoprono di possedere li sorprende. In fisica, questo fenomeno viene talvolta chiamato “accumulazione secondaria”, come se vi fosse un secondo serbatoio di energia che entra in funzione quando il primo si esaurisce. Lo stesso fenomeno può accadere per il sentimento e il pensiero; solo che, di solito, rinunciamo dopo che “l’accumulatore primario” si è esaurito. È possibile, tuttavia, superare il primo stadio di fatica e accedere al secondo accumulatore o serbatoio.

La vera fatica – ben diversa da quella “immaginaria” – si manifesta quando il secondo o forse il terzo serbatoio sono esauriti. Allora è necessario riposare e ricuperare, altrimenti la macchina si guasterà.

La nostra macchina è concepita in modo tale che praticamente ogni giorno accumuliamo dentro di noi una grande quantità dei tre tipi di energia, di cui ne consumiamo solo una piccola parte. Ciononostante, è consumata e andiamo a letto stanchi, esauriti. Perché accade questo?

La macchina umana può essere paragonata a una casa di tre piani, dove ciascun piano è destinato a un particolare tipo di lavoro. Al primo piano svolgiamo la nostra vita fisica, al secondo piano la vita emotiva e al terzo la vita intellettuale.

Quando lavoriamo su uno dei tre piani, non è necessario che anche gli altri lavorino. Non accendiamo la luce di tutta la casa quando dobbiamo usare solo un piano: sarebbe uno spreco di elettricità. Allo stesso modo, non dovremmo usare l’energia su tutti e tre i piani del nostro organismo quando, di fatto, ne utilizziamo solo uno. Per esempio, se stiamo pensando, non è necessario che anche il corpo consumi energie; o se stiamo facendo un lavoro manuale non è necessario che la mente vaghi e sprechi energia oziando. Dobbiamo imparare a bloccare le energie sui diversi piani a piacimento, di modo che la macchina non entri in funzione se non ci troviamo nella stanza a dirigerla.

Tutte le azioni inconsapevoli sprecano energia. Solo le azioni consapevoli la risparmiano. Il primo principio di economia consiste, quindi, “nell’occupare noi stessi” in modo consapevole e volontario, impedendo che un’attività sfugga alla nostra attenzione o rubi l’energia. Le tre principali fonti di esaurimento corrispondono ai tre piani del nostro organismo e possono essere definite come:

perdita dovuta allo sforzo muscolare inconsapevole;

perdita dovuta alle fantasticherie;

perdita dovuta alle preoccupazioni.

Esaminate lo stato dei vostri muscoli in questo momento. Con tutta probabilità, avete assunto una postura che richiede uno sforzo inutile. Avete le gambe incrociate, i muscoli del collo rigidi, le braccia tese. Tutto questo significa che avete lasciato accese le luci del primo piano, benché, in realtà, non ne abbiate bisogno. E intanto il contatore scatta, misurando l’inutile consumo della vostra energia. La cura consiste nel rilassare il corpo quando non è in funzione. Da solo non riesce a farlo, perché da lungo tempo è abituato a fare il contrario; tuttavia è possibile addestrarlo e il conseguente risparmio di energia è enorme.

Lasciare vagare i pensieri significa che le luci del terzo piano sono rimaste accese, anche se non servono. Ma tutti lo fanno. Osservate i passeggeri su un autobus o su un treno. Non sono certo impegnati a risolvere un problema particolare. La loro mente passa semplicemente in rassegna avvenimenti del giorno prima o dell’anno passato. Non cercano di arrivare a qualche conclusione; essi, infatti, non stanno pensando. Tuttavia, il loro meccanismo entra in funzione mediante associazioni di idee e, mentre macina ricordi e immagini casuali, consuma energia. Poi, più in là nella giornata, vogliamo veramente pensare e usare il cervello per qualche scopo, ma scopriamo che la nostra fornitura giornaliera di energia è esaurita. Il rimedio consiste nel non pensare mai senza scopo. Quando cogliete la mente che pensa da sola – sogna ad occhi aperti, rimugina, è immersa in fantasticherie, si perde in ricordi – fatela pensare in modo mirato. Recitate la tavola pitagorica all’inverso, oppure ripetete tra voi qualche poesia; formulate una lettera o un discorso; ideate un piano di lavoro per il giorno dopo; rivedete in modo preciso gli avvenimenti della giornata. Fate qualunque cosa come se intendeste farla, ma non lasciate che sia la vostra mente a farla. Questo sforzo, mirato a far lavorare la mente, può sembrare faticoso, ma in realtà è rivitalizzante, perché utilizza il sangue, mentre il pensiero inconsapevole e incontrollato esaurisce semplicemente le forze vitali.

La preoccupazione, o l’emozione inconsapevole, è la terza causa del nostro affaticamento ed è persino più comune dello spreco mentale e fisico. Come dice Shelley: «Guardiamo al passato e al futuro e sospiriamo per ciò che non è».

È semplicemente assurdo indugiare sugli avvenimenti passati o futuri, poiché non fanno parte del presente, ma esistono solo nel ricordo o nella fantasia. Ma è proprio l’abitudine che ci toglie l’energia necessaria per vivere nel presente. Chiamiamo sentimentalisti coloro che indugiano sui sentimenti o sugli avvenimenti del passato o del futuro. Le luci sono sempre accese al secondo piano della loro casa.

Il rimedio consiste nel concentrare l’attenzione sulla persona o sulla situazione presente. Qui, ora e adesso, nel corpo, non nel ricordo o nella fantasia, è l’oggetto al quale dobbiamo offrire affetto, simpatia, aiuto. Lasciate che il futuro e il passato badino a se stessi.

Coloro che praticheranno questi tre metodi scopriranno presto di avere più energia di quella che normalmente sanno come impiegare e… saranno difficili da stancare.

 

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