Leggere gli esseri umani

Leggere gli esseri umani

Gli esseri umani sono i libri più interessanti del mondo. E i libri veri sono per noi interessanti proprio perché narrano degli uomini, delle loro azioni, dei loro discorsi, dei loro sentimenti, dei loro pensieri. Se potessimo leggere le persone con la stessa facilità con cui leggiamo i libri sugli uomini, chi si prenderebbe più il disturbo di leggerli, dal momento che tutti i personaggi che animano i libri sono attorno a noi? Continuiamo a leggere i libri sugli uomini semplicemente perché non siamo in grado di leggere gli uomini stessi.

Nell’arco di un’intera vita, e dopo aver incontrato molte persone in svariate circostanze, è possibile che qualcuno raggiunga una certa capacità di leggere un “libro umano”. Quelli che ci riescono, infatti, raramente leggono libri stampati, a meno che non siano semplicemente divertenti: essi hanno ormai preso gusto a leggere libri “rilegati di umanità”.

La loro abilità, tuttavia, è molto limitata, a giudicare dal testo che deve essere letto. Ogni uomo non solo è un libro, ma anche un testo sacro. Alcune parti del testo sono relativamente facili da interpretare. Tutti noi abbiamo una vaga idea di ciò che le persone sono. Altre parti sono un po’ più difficili; e per arrivare a leggere in modo corretto questi passi è necessaria una lunga esperienza e un lungo esercizio nella lettura delle persone.

Ma proprio perché ogni uomo è fatto a immagine di Dio ed è un mondo in miniatura, è ovvio che la lettura dell’Uomo, anche se fatta dai sociologi più esperti, si limita a una piccola frazione del testo completo. È come se un bambino che conosce solo la lingua inglese dovesse leggere un libro scritto in tutte le lingue del mondo.

In parte con l’obbiettivo di corroborare i mezzi ordinari a nostra disposizione per leggere gli uomini, compresi noi stessi, sono stati fatti tentativi più o meno onesti per scoprire e decifrare nuovi alfabeti. Di norma, dipendiamo dai nostri sensi e dalle esperienze vere e proprie ma, dal momento che questo non è soddisfacente, ricorriamo a strane scritture e ad altri strumenti. La chiromanzia e la frenologia, per esempio, possono essere sperimentate scientificamente, con l’intento di consentirci di leggere le persone in modo più completo e preciso; e anche l’astrologia può essere impiegata a questo scopo. Di solito, però, nessuno di questi tentativi produce risultati superiori o migliori del semplice buon senso. E, sovente, sono più azzardati delle ipotesi più imprudenti fatte da un comune osservatore inesperto. Troppo spesso, inoltre, questi sistemi cercando di leggere il futuro e di anticipare i capitoli del libro umano che, in realtà, non sono ancora stati scritti. Il granello di buon senso in tutto questo, tuttavia, risiede nel tentativo di impiegare nuovi metodi per leggere le persone. E da questo punto di vista, queste cosiddette scienze – che scienze ancora non sono  – hanno una minima ragione di esistere.

Di queste “pseudoscienze”, con il loro obbiettivo di leggere l’uomo in modo più preciso, possiamo passare a mezzi ancora più dubbi e ingannevoli, quali la chiaroveggenza, la lettura del pensiero e simili. In comune con le “pseudoscienze” e l’esperienza ordinaria, queste scienze, cosiddette “occulte”, mirano a consentirci di leggere le persone in modo più completo e accurato. Ma, ancora più delle “pseudoscienze”, sono piene di fantasie e assurdità tanto che il loro contenuto scientifico, per quanto minimo, risulta irriconoscibile.

Esiste una direzione di ricerca che promette risultati migliori e non sia esposta alle obiezione sollevate contro le “pseudoscienze” e i metodi “occulti”? Un metodo che, contrariamente alla psicoanalisi, per esempio, non richiede una preparazione particolare, ma può essere impiegato da tutti coloro che hanno buon senso? La risposta è sì. Ma il fatto più strano è che si tratta di un metodo tanto noto quanto poco praticato. Sebbene possieda la chiave di tutti i linguaggi e, in ultima analisi, ci consenta di leggere i sentimenti, gli stati d’animo e i pensieri degli uomini, viene ancora visto come un giocattolo divertente, interessante, nella migliore delle ipotesi materia per un romanzo giallo. I greci conoscevano l’elettricità, ma non riuscirono a svilupparla; noi possediamo la chiave per conoscere la natura umana, ma non riusciamo a utilizzarla e a svilupparla in modo serio.

In breve, si tratta di…. Sherlock Holmes. Ma Sherlock Holmes e il suo ideatore sono bambini che hanno appena imparato a leggere, in confronto agli adepti che potremmo diventare se adottassimo il loro metodo seriamente e lo praticassimo con diligenza, come faremmo se studiassimo il sanscrito o il cinese, qualora queste lingue fossero per noi necessarie. Se praticato proprio così, sin dall’asilo, il metodo produce risultati. Non vi è alcun dubbio che un uomo abituato a studiare le persone come fosse uno Sherlock Holmes, arriva a conoscerle prima e meglio di chiunque altro. Molte parole e frasi del testo dell’umanità, che solitamente non vengono mai decifrate (o solo dopo molti anni di esperienza), possono essere interpretate molto rapidamente da un osservatore che abbia frequentato la “scuola elementare di Sherlock Holmes”. Per produrre risultati maggiori e migliori, non occorre solo sviluppare il metodo e dedicarvi molta più energia: il linguaggio da decifrare deve essere, almeno, catalogato. Dopotutto, ‘uomo non è infinito nelle sue espressioni. I nostri linguaggi sono limitati e possono essere facilmente catalogati. Quali sono?

Immaginatevi la presenza di un estraneo. Supponiamo che lui, o lei, sia un libro aperto, in grado di essere letto immediatamente. Non ci professiamo chiaroveggente né siamo in grado di leggere il pensiero; non possiamo impiegare la psicoanalisi, né abbiamo una disposizione o una conoscenza sufficiente per praticare la chiromanzia o la frenologia. Cosa possiamo comprendere con l’ausilio della sola vista e della ragione? Cosa possiamo cogliere attraverso la semplice osservazione, senza esperienza e senza essere scortesi? Possiamo osservare le seguenti categorie di manifestazioni nel loro svolgersi e nella loro varietà: aspetto fisico, portamento, mimica, espressioni del viso, intonazione della voce, modo di esprimersi, atteggiamento, comportamento. E da ciascuna di queste categorie di osservazione, possiamo giungere a conclusioni, dapprima sentimentali, poi via via più precise, continuando a provare e a sbagliare. Il metodo richiede, ovviamente, che l’osservatore sia “totalmente presente” e pronto a passare in rassegna le diverse categorie. Si tratta di un metodo non solo sicuro e accessibile a tutti, ma il suo impiego produce anche un doppio risultato: è efficace nel suo scopo immediato – quello, cioè di consentirci di leggere le persone in modo sempre più profondo e preciso – e, allo stesso tempo, costringe l’osservatore a sviluppare sempre di più i suoi poteri di osservazione, deduzione e ragionamento.
Alla fine egli perviene alla massima facoltà umana: l’intuizione associata alla certezza.”

Alfred Orage, responsabile del gruppo di New York, allievo di Gurdjieff

 

 

 

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