Dal respiro consapevole alla fiducia nella vita

Dal respiro consapevole alla fiducia nella vita

Nel diventare consapevoli dell’atto di respirare, comprenderemo meglio le leggi che governano la vita e capiremo che servirle dà significato all’esistenza. Una vera comprensione della respirazione passa attraverso l’esperienza di vari stadi o livelli.

Il primo stadio consiste nel diventare consapevoli del respiro fisico e nel lasciarlo così com’è.

La respirazione funziona da sola. Se è tesa e ha origine nel petto invece che nel diaframma, vuol dire che sono teso e confinato nel mio io ordinario. Non permetto al respiro di andare e venire liberamente.

Inspiro l’aria, ma non permetto una completa espirazione, come se avessi paura di non ricevere poi abbastanza aria. La prima cosa da imparare è lasciare che il respiro fluisca libero senza l’intervento dell’io. Devo lasciare che il respiro si muova più in basso nel corpo, e che l’aria fuoriesca interamente.

Il secondo stadio della respirazione consiste nell’esercitare non solo il respiro, ma anche sé stessi.
Non metto più l’accento sull’espirazione completa, ma sul lasciarmi andare insieme all’espirazione. Rilasso non soltanto spalle e petto, ma tutto me stesso. Mi accorgo che la mia respirazione abituale riflette un falso atteggiamento dell’io. Non è il mio corpo, ma il mio ‘io’ che non respira correttamente. Lavorando mi accorgo che tutte le manifestazioni e gli atteggiamenti mentali bloccano il flusso del respiro. È come una resistenza al ritmo fondamentale della vita, una paura di perdermi, una mancanza di fiducia nella vita.

Il terzo stadio sarà sperimentare che a respirare non sono ‘io’, ma ‘esso’, l’essere universale, e capire che respirare è un movimento fondamentale di un tutto vivente.

Impariamo a essere coscienti della vita e dell’essere incarnato in noi, consapevoli di un ordine ritmico di cui facciamo parte. Non significa osservare dall’esterno, tenendoci in disparte, ma essere uno con l’esperienza e venirne trasformati. In genere l’esperienza non riesce a trasformarci perché ci tagliamo fuori dalla realtà, persi nel nostro io ordinario. La vera coscienza è sepolta in noi e gioca solo un ruolo secondario. Dobbiamo far dissolvere tutte le immagini e le idee preconcette per diventare consapevoli della sorgente della coscienza. Dobbiamo lasciare che essa emerga e giochi il ruolo principale: solo allora potremo vivere secondo il nostro Essere.

Questo riconoscimento attivo della vita al proprio interno ci obbliga ad ascoltare la ‘coscienza’, a cambiare e vivere secondo quello che comprendiamo. Alla fine, l’uomo arriva alla sottomissione e alla fiducia nella vita e nel sé. Si abbandona al movimento cosmico di flusso e riflusso, comprendendo con il proprio intero essere che tutte le forme vengono create nel vuoto, nel silenzio e una volta che hanno compiuto il loro ruolo vengono riassorbite. Comprende che solo nel perdersi può trovarsi. Si libera da determinati limiti soggettivi, ma comprende che il proprio sé partecipa in modo responsabile alla grande vita dell’universo. Partecipa al tutto.

(Jeanne De Salzmann  – “La realtà dell’essere”)

 

 

 

 

 

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