Come ci separiamo dalla forza che ci tiene in vita?

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Come ci separiamo dalla forza che ci tiene in vita?

Desideriamo vivere, essere nella vita. Dal momento in cui veniamo al mondo, qualcosa dentro in noi cerca di affermarsi nel mondo esterno. Voglio essere ascoltato e guardato, voglio divorare il mondo. Ma ben presto incontro la resistenza del mondo, e l’impulso di base dell’autoaffermazione deve tener conto della presenza degli altri.

Desidero vivere, sono in accordo con la vita. Faccio qualsiasi cosa per vivere e questa stessa forza mantiene in vita il mio corpo. Desidero avere o fare qualcosa e quando compare il desiderio c’è anche la forza che mi spinge verso la manifestazione. In tutta la mia vita, qualsiasi cosa io faccia, cerco di affermare questa forza. Non c’è azione, per quanto piccola, che non sia un’affermazione. Se parlo a qualcuno o scrivo una lettera, affermo questa forza, affermo la mia intelligenza. Anche se semplicemente guardo qualcuno, sto usando questa forza; se appendo il cappotto, è sempre lei. Dietro questa forza sfrenata c’è sicuramente qualcosa di vero. Questa forza che è in me è irrefrenabile. Credo di star affermando me stesso, mi identifico con questa forza. E tuttavia, anche se è in me, questa forza non è mia. E nell’affermarla come mia, non mi accorgo che mi separo da essa. Nel volermi attribuire il suo potere, arresto la sua azione; mi creo un mondo interno che viene privato dell’azione di questa forza vitale.

Il mio senso dell’io, del sé, è pesante e inerte. Dobbiamo riuscire a vedere il nostro infantilismo nel relazionarci alla forza vitale: ne desideriamo sempre di più. Il bambino vuole avere, l’adulto vuole essere. Il desiderio costante di ‘avere’ crea paura e bisogno di rassicurazione. Dobbiamo sviluppare un’attenzione al nostro interno che possa mettere in relazione tutti noi stessi con una forza superiore.

Esiste un’unica fonte di energia. Non appena la mia energia viene chiamata in una direzione o in un’altra, compare una forza. La forza è energia in movimento. Ci sono diverse direzioni, ma la sorgente è la stessa. La forza vitale, la forza della manifestazione, è sempre in movimento, deve fluire. E io ne sono interamente portato, ne sono trascinato.
Credo di muovermi nella direzione in cui voglio andare e credo di poter ‘fare’, ma in realtà sono condotto, mosso da forze di cui non so nulla. Tutto in me prende posto, tutto accade. Le corde vengono premute senza che io ne sappia niente. Non vedo che sono come una marionetta, come una macchina messa in moto da influenze esterne.
La maggior parte del tempo agisco senza saperlo e mi rendo conto solo dopo che ho detto questo o fatto quell’altro. È come se la mia vita si svolgesse senza la mia partecipazione consapevole. Si svolge mentre dormo. Di tanto in tanto ci sono scossoni o shock che mi risvegliano per un istante. Nel mezzo di uno scoppio d’ira, o di un grande dolore, o di un pericolo, improvvisamente apro gli occhi: «Cosa? Sono io, ora, che sto vivendo questa situazione?». Ma dopo lo shock torno al mio sonno, e può passare molto tempo prima che un altro shock mi risvegli”

(Jeanne de Salzmann)

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