Osservare: la Fonte Infinita della Libertà Interiore

msalzmann1di Michel de Salzmann 

Esiste una consapevolezza che dipende dallo stato dell’essere, in grado di mostrarci cose altrimenti non visibili da uno stato di coscienza ordinario. Questo processo interiore richiede una qualità molto particolare.

Si è condotti dentro noi stessi. Ci si stende rilassati, ci si dispone aperti a far entrare qualsiasi cosa e, immediatamente, ci si confronta con ogni genere di movimenti contraddittori…
La nostra via d’uscita abituale è quella di trovare soluzioni, di trovare un modo in cui l’ego si senta a suo agio, senza ansia, senza pressione, senza problemi da affrontare.
Ma il processo interiore di cui stiamo parlando può avvenire soltanto nel vedere, nell’osservare sé stessi. E il potenziale di guarigione scaturisce proprio da questa osservazione di sé e da nessuna altra cosa che potremmo tentare di fare.
A poco a poco realizzeremo, scendendo sempre più profondamente dentro noi stessi, che è proprio questo “osservare” a poterci cambiare.
Non è soltanto l’opportunità di un altro punto di vista su noi stessi, ma una qualità diversa che compare e ci dà un assaggio della realtà.

Si entra nel corpo… si cominciano a vedere tutte le forze e le influenze fino a quel momento sconosciute, come le pulsioni istintive e tutto quello che abbiamo assorbito ed incorporato attraverso l’educazione e i condizionamenti sociali.
Comincia a prevalere una attitudine al “vedere”, ad “osservare”, invece che la consueta tendenza dell’ego a trovare un compromesso tra tutte queste forze che agiscono contemporaneamente su di lui.
Ma, ancora in questa prima fase, il “sentire” viene percepito come più importante rispetto al processo di “osservare”.
L’osservare a questo livello, inevitabilmente richiama una reazione. Immediatamente si desidera cambiare, nascondere quello che si è visto, trovare una soluzione al “problema” svelato.

Più avanti, attraverso il lasciare andare, compare una certa confidenza, una semplicità, una possibilità di prendere distanza, una forma di autonomia e non si è più completamente presi dalle forze che interagiscono in noi.
Stiamo parlando di un lavoro lungo e paziente, lavoro nello stare presenti a sè stessi, nel sentire e riconoscere il bisogno di tornare a sé quando ci perdiamo in qualche meccanismo apparentemente innocuo.
Nell’insegnamento di Gurdjieff questo è talvolta chiamato “auto-osservazione”: trovare uno spazio interiore dal quale si può ricevere impressioni e lasciare essere le cose così come sono.
Questo processo, senza bisogno di dirlo, è estremamente difficile, in quanto ci sono innumerevoli meccanismi che interferiscono e che ci impediscono di essere aperti e disponibili nel ricevere queste impressioni.
Siamo una giungla di meccanismi di difesa ed è realmente difficile stare lì, proprio nel mezzo di quello CHE E’.
Ma c’è qualcosa di nuovo: si osserva che qualsiasi cosa si potesse pensare prima su quello che è, ora E’ semplicemente, ed è di fatto sconosciuta. Non ci si è mai avvicinati a sé stessi così apertamente. E così la confidenza che si sente diventa maggiore, l’osservare non è più un compromesso del super ego, ma uno strumento di liberazione e, progressivamente, diventa il centro di gravità del cambiamento stesso.
Non si prova più ad osservare nella vecchia maniera, si lascia che l’osservare sia semplicemente lì. Una volta che questi aspetti funzionali del nostro essere sono stati riconosciuti e smascherati, si è chiamati a rimanere nello spazio in cui si può essere presenti al processo che simultaneamente avviene nella mente, nel corpo e nelle emozioni.
Una volta che si realizza che l’obiettivo fondamentale è diventare consapevoli dell’unità dell’essere, allora la qualità “sacra” dell’osservare diventa importante quanto quello che viene visto e comincia ad apparire una forma di equilibrio.

Dobbiamo essere equidistanti da tutte queste parti che stanno operando…. e allo stesso tempo dobbiamo lasciare essere le cose così come sono, senza mostrare preferenze per questo o quell’aspetto, ma anzi, semplicemente, mettere l’accento sul diventare consapevoli di quello che sta succedendo dentro di noi.

Questo approccio non ha lo scopo di risolvere i problemi o le difficoltà, perchè questo sarebbe solo un tentativo di fuga. C’è una specie di schermo intorno ad ognuno di noi, che ci separa dalla realtà, un rifiuto inconscio di vedere più profondamente e interamente, in quanto siamo assorbiti dai nostri problemi. Progressivamente però possiamo raggiungere un punto in cui l’osservare abbraccia l’intero essere e qui ha luogo una “consapevolezza della consapevolezza”. Il nostro interesse si direziona allora verso qualcosa di misterioso, nascosto dietro a quello che abbiamo sempre conosciuto. Un osservatore consapevole dietro l’osservatore stesso.
Questa è realmente una fase nuova, quando si comincia a dare più valore alla consapevolezza, a quell’osservatore che vede oltre, piuttosto che strettamente a ciò che viene visto. C’è il riconoscimento di una nuova dimensione. E, anche se ciò che si vede non è negato, diventa secondario, perché si comincia ad apprezzare quella potenzialità umana che risiede proprio nell’atto dell’osservazione interiore.

Si raggiunge così un altro, straordinario, stadio dell’essere umano, un lavoro ancora più profondo, che necessita di un enorme coinvolgimento e che può durare molti anni. Questo percorso verso il raggiungimento e la fusione con il misterioso “osservatore interiore” può durare anche tutta una vita. Quello che succede è, a dire il vero, molto specifico. Si arriva nel mezzo di una battaglia, di un confronto decisivo, come nelle favole, quando una bestia spaventosa è alla guardia di un tesoro prezioso.
È infatti il nostro cuore che è chiuso lì dentro e il nostro “eroe” necessita di grande intento e determinazione per affrontare quello che chiude il cuore al segreto e alle parti più irraggiungibili di sé.  Non c’è nessuno a poterci aiutare, ogni eroe si trova necessariamente da solo in questa battaglia.

Per esempio, Indra deve portare indietro tutti i “prana”, i respiri e le forze sottili che si sono perse nel mondo della “creazione”. Indra deve farli tornare indietro e berli tutti e la tranquillità sarà raggiunta quando tutte queste forze saranno portate indietro e concentrate di nuovo. E, all’interno di questo speciale stato dell’essere, il cuore si apre e l’acqua pura della felicità comincia a scorrere attraverso il corpo… e sono proprio le cieche forze dell’ego che sono sconfitte e trasformate in questa speciale battaglia… e questo permette al nostro vero Sè interiore di venir fuori.

E allora una nuova sensazione compare, come una nuova sostanza che permea il corpo e lo rende più disponibile alle energie più sottili, una nuova sensibilità, molto oltre quella della nostre percezioni abituali….

Il corpo può essere trasformato in un conduttore di forze che altrimenti non potrebbero attraversarci o penetrarci, o sarebbero disperse qui e lì, in reazione per non aver trovato uno spazio disponibile ad accoglierle, nè la qualità necessaria per permettere il loro passaggio.

Qui stiamo evocando alti stati di consapevolezza, grazie ai quali l’intero essere può aprirsi; qui è possibile il passaggio delle influenze più sottili e la trasformazione del corpo inizia con il successivo risveglio dei diversi ventri di energia.

Non è abbastanza ricercare il Nirvana e la liberazione, separandoci dai problemi e dalle difficoltà del mondo. La fase più difficile di tutte è quella di discendere nel Mondo ed esserne parte. E la comprensione di questo è nel corpo. La mente può essere in qualche modo eliminata, le emozioni anche, ma l’ultimo e più difficile passo è la discesa nel corpo, in modo che la trasformazione possa avvenire completamente. Questo ci porta ad uno stato di completa partecipazione del significato della vita.

Nel processo progressivo dell’osservare, si dovrebbe per prima cosa avere coscienza di alcune difficoltà che inevitabilmente si incontrano: non interferire, non preferire un aspetto all’altro, essere “colui che non sceglie”. L’accento dovrebbe sempre essere sull’osservare, che è dietro l’esperienza stessa. Non sei indifferente a quello che accade, ma devi sapere che l’osservare, il vedere, è l’elemento più importante di tutti e da qui parte tutto il resto.
Se si osserva veramente e si è in accettazione di quello che si vede, un certo ordine comincia a venir fuori da questo. In tale stato, il pensiero reale, e non la consueta mente condizionata, diventa la forza primaria. Questo particolare modo di vedere, immediatamente porta alla luce la REALTA’ DI QUELLO CHE E’. E quando la visione è presente, è presente anche l'”intelligenza del cuore”, e così, naturalmente, l’intero nostro essere segue questo movimento. In quel momento sei intero, unito, sei libero.
Se fai pratica in questo modo, ci saranno veramente momenti in cui sei in sintonia e tutt’uno con te stesso, libero da qualsiasi cosa. Per esempio, non sei più dipendente da questo o quel desiderio. Ma, molto velocemente, una volta che questo stadio di osservazione è finito, sarai nuovamente guidato dai tuoi desideri, così come tutti gli altri. Così hai bisogno di esplorare le circostanze che supportano e permettono l’apparizione di questo ordine, di questa intelligenza, così che potrà succedere più spesso, più naturalmente. E questo può realmente regalare un assaggio del significato di “sacro”.

Quando sei in contatto con questo spazio, improvvisamente il significato si rivela ed è l’unica cosa alla quale veramente e naturalmente sottomettersi ed arrendersi, e quindi trovare sollievo e pace. Altrimenti la sottomissione non è libertà, è l’imposizione di qualcosa, da qualcosa, dalla tua mente, dalle tue idee o dalle tue emozioni. Ma scoprire una reale resa é come essere arresi al sole…qualcosa come il sole interiore improvvisamente libera tutto quello che era stato tenuto chiuso a chiave dai “devo” o dai “dovrei”…

È una consapevolezza cosciente del non sapere cosa improvvisamente apre un nuovo modo di respirare. Il corpo comincia a respirare come un tutt’uno e sviluppa un’apertura al mondo circostante e a tutte le sue influenze invisibili… in questo nuovo stato di consapevolezza, cominci a percepire la direzione che permette alle cose di entrare e di agire su di te. Questo, infatti, è quello che è la contemplazione, la nascita di questo uomo più sensibile, che può ricevere e partecipare. Si diventa più “normali”…

La cosa importante è la presenza, presenza a noi stessi e presenza alla vita… ed avere l’intento di cominciare di nuovo, ogni volta. Questa ricerca interiore ci fornisce un ampio spettro di impressioni vivide, le cui “sostanze” possono essere assaporate. Naturalmente, per andare più profondamente in questo processo, c’è bisogno del supporto offerto dal lavoro di altre persone che sono sullo stesso percorso di ricerca.
Per poter andare sempre più in profondità, è necessario un approccio di mutua trasparenza e lungo tempo…

…e la profonda accettazione di sé: quando il sé “più basso”, quello narcisista, entra nel torrente dove cominciano le sofferenze, esse stesse possono essere di supporto per un nuovo movimento dentro di te. Non sei più attaccato al tuo problema, ma cominci ad essere attratto da diverse direzioni e ti senti liberato. La radice della sofferenza è quella del “non essere quello che si è”. Naturalmente, essere sé stessi necessita un sacrificio, devi pagare in qualche modo per far sì che il cancello della libertà sia aperto.

Estratti da: “Osservare: la Fonte Infinita della Libertà Interiore” di Michel de Salzmann

 

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