Il potere dei Movimenti

Il mio primo incontro con i Movimenti ebbe la natura di una sfida. Non li avevo mai fatti né visti. Non mi ero mai particolarmente interessata di esercizi fisici, e di certo non avrei mai sospettato che tali sequenze, tali complicate rotazioni potessero essere affrontate da una sempliciotta come me. Quando mi lanciai nei Movimenti scoprii che si doveva prestare un’attenzione assoluta alle istruzioni che ci venivano impartite per essere in grado di seguirle, almeno in parte. Non potevo lasciar vagare la mia attenzione, perché bastava che la perdessi un attimo e non avrei più capito a che punto mi trovavo. Nessuna imitazione è possibile nei Movimenti. Le file si muovono costantemente, in modo diverso; le posizioni cambiano corso come acqua che corre e, soprattutto all’inizio, non si sa da che parte guardare. Ognuno è diffidato dall’imitare e ognuno è sollecitato a fare i propri errori piuttosto che a muoversi abilmente e a tempo imitando qualcun altro. Ma anche con la migliore intenzione di imitare, sarebbe difficile farlo, considerando la natura dei Movimenti stessi.

I Movimenti in questione mi aiutavano quando mi trovavo con la mia mente a vagare o quando mi perdevo a parlare con me stessa per lungo tempo.

Ogni volta che mi trovavo persa in queste inutili manifestazioni della mia personalità, mi appellavo ai Movimenti e cominciavo a fare prove mentali di ognuno degli esercizi che conoscevo e amavo e, dal momento che i Movimenti sono fatti in modo tale che ogni fila si muove in modo diverso, dovevo prendere fila per fila, qualche volta contare, altre volte ripetere certe parole che li accompagnavano, e l’esercizio nel suo complesso impegnava così tanto la mia attenzione che mi risultava impossibile vagare molto lontano in voli mentali di qualsiasi altro genere.

Se volete verificare questo, provate un facile esperimento. Recitate a voce alta una semplice poesia che eserciti un richiamo emozionale, ascoltate in silenzio ogni parola proferita e, ad ogni parola, fate un Movimento, assumete una posizione, differente in ogni occasione, non opposta ma diversa, ora con questo o con quell’arto, oppure con tutti gli arti del corpo. Aggiungete ora un conteggio; cercate di muovere la testa al due, le braccia al quattro, una gamba dopo l’altra al tre. Durante tutto questo cercate di mantenere la vostra attenzione; non perdete di vista il fatto che siete voi a fare questo esercizio, e che lo fate perché desiderate ESSERE. Cercate, quindi, di ripetere tutto in sequenza, dall’inizio alla fine o viceversa, o dalla metà avanti e indietro, o in qualsiasi forma desideriate. Voi non sapete cosa significhi lavorare su voi stessi, osservare imparzialmente, separarvi da voi stessi, vedere cosa state facendo senza identificazione. Nessuno vi sta guardando; non dovete prendere in considerazione alcuno sforzo per muovervi in armonia con altre persone che non sono affatto lì con voi.

La gente di solito chiede se ci siano libri in cui le varie posizioni per i Movimenti vengano mostrate; se sia possibile impararli a memoria. Per fortuna no! Qui sta parte del loro valore nascosto. I Movimenti sono inspiegabili, indescrivibili. Il loro potere sta nell’impararli come vengono assegnati; nel farli, non per sé stessi, non per la perfezione o come un esercizio fisico, né per alcun tipo di guadagno, ma soltanto per lavorare su sé stessi, lavorando con altri e, in senso più ampio, lavorando per il Lavoro e lasciando che le proprie energie fluiscano nella pozza di energia attraverso cui il Lavoro rivitalizza e guarisce coloro che vi si immergono.

Testimonianza di Irmis B. Popoff, allieva di Gurdjieff e di Ouspensky

 

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