06 Dic Il Lavoro interiore – Gurdjieff
Lavorare, è tentare di entrare in contatto con lo sconosciuto che io sono.
C’è sempre qualcosa che ci inganna oppure qualcosa da cui ci lasciamo ingannare. Il caso più grave, è che io mi credo qualcuno! Ma in realtà, io chi sono? Che cos’è questo io? Essere, cosa significa? La nostra attenzione deve imparare a concentrarsi su tali questioni. Se non ci sono degli interrogativi che mi coinvolgono, sono poche le probabilità che io provi il bisogno di lavorare. Innanzitutto, un interesse sincero per noi stessi dev’essere percepito ed ascoltato. Per la maggior parte del tempo, non sappiamo chi siamo né che cosa siamo ed è per questo che andiamo a consultare cartomanti e grafologi. Interrogativi veri possono porsi soltanto in un ambiente vivo con un minimo di parole, senza complicazioni. Così come sono, il vero io non esiste. Se lo sento, come non dimenticare quest’impressione? Come imparare a diffidare dell’usurpatore che vive in me, che s’impadronisce della mia vita, che la vive al posto mio? Ciascuno può dare un contenuto diverso alla parola “lavoro”. In quella che chiamiamo la nostra vita, sentiamo una quantità enorme di difficoltà legate a gioie e pene più o meno grandi. In nessun momento comprendiamo veramente ciò che ci sta succedendo. Talvolta siamo sensibili alle numerose contraddizioni che esistono in noi e intorno a noi. Quando abbiamo, sia pur relativamente, coscienza di questo stato di cose, è questo l’inizio del lavoro. Tutta una parte di noi non ha voglia d’essere in questa situazione, eppure siamo chiamati interiormente ad aprirci ad essa, ad essere in lavoro. Più ce ne rendiamo conto, tanto meglio è per noi. Occorre ritornare incessantemente al nostro bisogno di conoscerci e non lasciare che tutto si degradi con dei: non voglio… non posso. Dobbiamo imparare ad eludere tutte queste trappole. Forse possiamo vedere che il sogno crea il sogno, e che la massa del sogno e lo stato negativo in noi possono aumentare ogni giorno. Quando lavoriamo percepiamo l’importanza, il posto del lavoro in noi stessi. Esso rappresenta sempre di più la possibilità di fare l’esperienza di incontrare se stessi. Scopriamo che quest’incontro nel cuore della nostra vita è più prezioso di tutto il resto. È nel momento di questi incontri interiori che nuove possibilità d’intelligenza, di verità ci sono rivelate. Ma è indispensabile restare vigili, poiché anche qui noi possiamo meccanizzare questa ricerca interiore e portare avanti un falso lavoro. La nostra attenzione è debole e devia facilmente. Allora siamo ripresi nelle maglie della nostra immaginazione. Continuamente dobbiamo ricollegarci a qualcosa di più reale in noi.
(Estratto da: “Ritorno al presente”. Percorso di Henriette Lannes, allieva di G. I.Gurdjieff, edizione Psiche)
Come avvicinare il lavoro su di sé e la conoscenza di sé nelle situazioni concrete della vita quotidiana? Sono gli argomenti trattati in questo libro, che è anche una testimonianza di riconoscenza a Henriette Lannes per l’aiuto apportato a chi vuole perseguire un lavoro su di sé sincero, paziente e perseverante.
Anche il suo impegno nella vita sociale è stato corrispondente al suo modo d’essere. Prima e durante la seconda guerra mondiale ha sostenuto, senza esitare e a rischio della propria vita, molte vittime dei regimi totalitari. È per questo che nel 1985 a Parigi le è stata conferita, alla memoria, la “Médaille des Justes”. Un libro di esoterismo puro, sincero, slegato da orpelli e appesantimenti che, a volte, si intravedono in questo genere di testi.
L’autrice, allieva diretta di G.I. Gurdjieff, è stata da lui stesso incaricata della trasmissione del suo insegnamento a Lione e a Londra. Prima della pubblicazione di questo libro la voce della Signora Lannes era poco conosciuta, leggendaria ma inaccessibile.
“Siamo come un libro chiuso, che sembra chiuso per sempre, e che all’improvviso inizia ad aprirsi… Quando comincia ad aprirsi, l’uomo si vede dall’interno. Se potesse realizzare ciò che egli è potenzialmente, diventerebbe ciò che è fondamentalmente e troverebbe il suo vero posto come uomo”.




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