Una spiegazione semplice delle idee del Lavoro

MNicolldi Maurice Nicoll 

Questa è una sintesi del decalogo introduttivo al Lavoro di Gurdjieff, scritto negli anni ’40 da un’allievo tra i più vicini.

UNO
Ognuno di noi è due persone: la persona che supponiamo di essere e ciò che siamo realmente. Solo l’Auto-Osservazione ci consente di rendercene conto. Non possiamo comprendere di essere due persone a meno che non incominciamo a comprendere ciò che significa osservare noi stessi. Vediamo un mondo fuori di noi: è ciò è che ci offrono i sensi. I sensi però sono volti all’esterno e non è possibile vedere ciò che si è. Abbiamo tuttavia un organo all’interno di noi stessi che può osservare questa cosa chiamata sé. Per mezzo di quest’organo, possiamo vedere i nostri pensieri, sentimenti, stati d’animo. Questo è l’inizio del divenire un’altra persona.
La nostra vita psichica e quella interiore sono al buio fino a che non lasciamo entrare un raggio di luce, di coscienza di ciò che sta avvenendo. Affinché ciò avvenga dobbiamo dividerci in due: una parte che osserva, e una parte osservata. Quando si stabilizza in noi un “io osservante”, da questo “io” segue tutto il resto. All’inizio è piccolo e debole, ma è come una finestra per lasciar entrare la luce.

DUE
L’obiettivo dell’Auto-Osservazione è consentirci di cambiare noi stessi crescendo in consapevolezza senza cercare di cambiare le circostanze esteriori o gli altri. Deve però trattarsi di un’Auto-Osservazione non critica né giudicante. Abbiamo naturalmente un minimo di Auto-Osservazione che però non va mai oltre un certo punto, dopo di che incominciamo a criticare noi stessi. Dobbiamo oltrepassare questo punto, ed avere la forza di sopportare quanto osserviamo, con calma. E’ difficile farlo, perché siamo identificati e siamo solo preoccupati di non apparire ridicoli. Dobbiamo osservare noi stessi come se fossimo un’altra persona. Quando ci rendiamo conto che parole e azioni accadono in noi senza la nostra coscienza, incominciamo ad avere una visione differente di noi stessi. Riteniamo di sapere e ricordare, fino a che vediamo che non siamo ciò che immaginavamo, ma null’altro che macchine.

TRE
Cambiare se stessi non significa aggiungere qualcosa a ciò che si è ma arrivare a cambiare il proprio essere attraverso il riconoscimento che siamo addormentati e alla rinuncia all’immagine di noi stessi. Tutte le teorie per migliorare il mondo da addormentati non fanno altro che intensificare il sonno dell’umanità.
Vi sono quattro stati di coscienza veri e propri e possibili per l’uomo:

4. Stato di Coscienza Oggettiva
3. Stato di Consapevolezza di Sé o Auto-Coscienza, o Ricordo di Sé
(primo autentico stato di risveglio)
2. Il cosiddetto Stato di Veglia
1. Il sonno con sogni

Nel primo stato di coscienza siamo di fatto addormentati a letto. Nel secondo stato di coscienza andiamo qua e là per il mondo, occupati nei nostri affari quotidiani, pensando di essere svegli. È però soltanto il terzo stato di coscienza il primo stato di vera veglia ed è di fatto un nostro diritto. Il quarto stato è la coscienza della verità delle cose così come sono.
L’essere umano addormentato non può ricevere aiuto. L’aiuto può raggiungerci solo nel terzo stato di coscienza, quando ci rendiamo conto di essere addormentati.

QUATTRO
Per divenire coscienti dobbiamo osservare pensieri, emozioni, sensazioni e movimenti.
Dobbiamo osservare noi stessi in modo definito. Non siamo uno, ma molti: un uomo pensante, emotivo, motorio, istintivo che sente fame, sete, caldo e freddo; che si sente bene o male. Tutti questi aspetti sono comandati separatamente da ciò che il Lavoro di Gurdjieff chiama Centri.
Il Centro Intellettuale comanda il pensiero, il Centro Emozionale controlla le emozioni, il Centro Motorio-Istintivo si prende cura delle funzioni interne del corpo quali la digestione, la circolazione del sangue, la respirazione. Il primo passo nella trasformazione di se stessi è comprendere che non siamo una sola persona. Dobbiamo comprendere che siamo quattro persone con menti diverse ma complementari l’una all’altra e tutte necessarie per la vita umana. Un uomo equilibrato è un uomo in cui tutti i centri lavorano normalmente ed hanno i loro giusti periodi di attività..

CINQUE
Tutti gli uomini hanno un Centro Intellettuale, un Centro Emozionale, nonché i Centri Istintivo e Motore, ma in uomini differenti questi centri sono sviluppati in modo molto differente. L’umanità è divisa in tre tipi di uomo: l’Uomo numero 1 motorio – istintivo, l’Uomo numero 2 emozionale, e l’Uomo numero 3 intellettuale. L’umanità è squilibrata perché la vita viene percepita con un solo centro. Lo scopo di questo Lavoro è quello di ottenere l’Uomo Equilibrato, l’Uomo numero 4 che ha tutti i centri ugualmente sviluppati, così che nessun centro usurpi la funzione di un altro, e ciascun centro compia il proprio lavoro nel modo appropriato. Per avvicinarsi all’Uomo numero 4, bisogna voler sviluppare quei lati di noi stessi che mancano di sviluppo; per questo nessuna nuova esperienza è inutile.

SEI
Abbiamo visto che l’uomo non è uno, poiché ogni centro in lui è una mente differente. Egli è di fatto multiplo. Per un lungo periodo, l’Auto-Osservazione ci mostrerà questa moltitudine di creature, ciascuna delle quali chiamiamo “io”. Ogni “io” in un uomo è stato acquisito da una qualche esperienza nella vita, dall’imitazione, dall’ambiente circostante, da qualcosa di reale, dalla fantasia, dalla professione, e così via. Osservando noi stessi dal punto di vista di molti “io”, incominciamo a renderci conto che non è sempre la stessa persona a parlare, sebbene la chiamiamo “io”. Notiamo che differenti “io” parlano in tempi differenti del giorno, facendosi carico di noi. Alcuni “io” sono molto pericolosi e, se vogliamo svilupparci, dobbiamo evitare che essi si facciano carico di tutto. Questi sono soprattutto gli “io” che stravolgono le cose, mentono, sono vendicativi e amari, pieni di autocommiserazione o di risentimento.
Cercate di osservare voi stessi dal punto di vista dei differenti “io” esistenti in voi e notate quanto spesso essi si contraddicano l’un l’altro. Notate gli “io” in cui siete quando siete da soli, notate come cambiano quando qualcuno entra nella stanza. Cercate di osservare l’intonazione con cui parlano i diversi “io”.

SETTE
Se desideriamo evolvere, dobbiamo essere in grado di osservare noi stessi. La prima cosa che dovremmo fare è rinunciare alla nostra sofferenza. Ma la gente non lo farà, combatte per mantenerla. Il Lavoro sostiene che il mondo è governato non dal sesso o dal potere, ma dalle emozioni negative: ovvero da certi stati del Centro Emozionale, chiamati emozioni negative. Ciò si riferisce alla sofferenza. Il primo segno di un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita, la prima illusione, è la sofferenza inutile. Ciò avviene perché ci avviciniamo alla vita con le nostre idee di come questa dovrebbe essere, e immaginiamo ciò che ci accade come eccezionale. Tutto ciò produce sofferenza perché non abbiamo compreso la natura della vita e non desideriamo conoscerla. Giungiamo perciò a un nuovo punto di vista: ci rendiamo conto che la nostra vita è sprecata dalla sofferenza e desideriamo liberarci di tutta l’inutile autocommiserazione,  del senso di dolore e di scoraggiamento. La vita e gli altri non ci devono nulla. Al contrario, dobbiamo percepire che dobbiamo agli altri e alla vita più di quanto non possiamo ripagare. Quando eliminiamo da noi stessi l’idea che gli altri ci debbano qualcosa, diveniamo liberi. La sensazione che qualcosa ci sia dovuto è sofferenza inutile. Quando combattiamo con questa sensazione soffriamo utilmente.
Il Centro Intellettuale nasce con una parte negativa e una parte positiva, così da pensare che ci deve essere un confronto, una capacità di dire “sì” e “no”. Il Centro Emozionale non nasce con una parte negativa o, meglio, questa non dovrebbe esserci, ma viene acquisita dall’influenza delle persone che sono negative. Dal contatto con gli adulti, il bambino impara l’autocommiserazione, a percepire i motivi di lagnanza, a parlare scortesemente, a soffermarsi sulle proprie disavventure, ad essere malinconico, umorale, irritabile, sospettoso, geloso, a ferire gli altri, eccetera. Questa infezione forma la parte negativa del Centro Emozionale. E questa infezione passa di generazione in generazione. Le Emozioni Negative possono assumere forme molto sottili, ma alla fine tutte conducono alla violenza. Una volta che un’emozione negativa oltrepassa un certo punto, essa mobilita dei fattori instillati profondamente nel Centro istintivo e allora le persone vogliono fare del male e uccidersi a vicenda.
Dopo aver osservato le emozioni negative, vedremo che la nostra vita necessita un cambiamento. E’ impossibile superare le nostre emozioni negative da soli, perché sono implicate in tutto il nostro atteggiamento nei confronti della vita! Ogni situazione ha bisogno di un nuovo punto di vista; tutto ciò che pensiamo di noi deve essere modificato, e questo è lavoro su noi se stessi.

OTTO
Il Lavoro parla anche dell’uomo in termini di conoscenza e di essere. Questi due aspetti lo formano: egli è entrambi, non è solo la sua conoscenza e neppure solo il suo essere. Non è difficile comprendere che le persone hanno differenti tipi di conoscenza, ma non è facile comprendere che hanno differenti tipi di essere. Il concetto di essere è enfatizzato nel Lavoro;  dobbiamo cercare di comprendere che cos’è l’essere.
Primo esempio. Si consideri un uomo di conoscenza superiore nel proprio campo, ma che compia ogni sorta di azioni cattive e meschine. Sebbene ciò sia evidente agli altri, egli non se ne rende conto ed è stupito che la gente non gli voglia bene. Senza comprendere che quest’uomo ha due lati, conoscenza ed essere, saremmo sconcertati: non ci piace il suo essere, e possiamo descrivere il suo livello di essere come così e così.
Secondo esempio. Si consideri un uomo privo di una particolare conoscenza, ma che non è malevolo, non inganna, mantiene la parola data. Sebbene in conoscenza egli non sia pienamente sviluppato, il suo livello di essere è superiore a quello del primo uomo.
Se valutiamo solo la conoscenza, ammireremo il primo uomo, qualunque cosa faccia, per via della sua conoscenza e disprezzeremo il secondo perché è ignorante. Questo giudizio ci definirebbe, poiché allora in tal caso avremmo un essere poco sviluppato. La nostra conoscenza e il nostro essere dovrebbero avere uguale sviluppo. Se i due sono circa uguali, il risultato è che comprendiamo la nostra conoscenza..
La comprensione è definita come il risultato di conoscenza ed essere. Conoscenza di per sé, essere di per sé: nessuna delle due cose da sola dà comprensione. E’ possibile che sappiamo molto e non comprendiamo nulla. Possiamo svilupparci sul lato dell’essere fino a un certo punto, e tuttavia essere stupidi o ignoranti. Un uomo è la propria comprensione, e non può svilupparsi se non attraverso la propria comprensione.

NOVE
Nel Nuovo Testamento, l’uomo è paragonato a un seme. Si dice che, a meno che l’uomo non muoia a ciò che egli è adesso, non potrà evolvere a ciò che è possibile per lui. L’idea che l’uomo sia un organismo che si sviluppa da solo significa che non può svilupparsi per obbligo. Egli può svilupparsi solo attraverso la comprensione, solo se incomincia a comprenderne la necessità, e cerca egli stesso i mezzi. E’ solo attraverso la libertà interiore, che è la propria comprensione, che un uomo può evolvere. Quando vediamo che abbiamo torto e ci rendiamo conto di come siamo e di come ci comportiamo, allora, da questa base, l’auto-evoluzione diviene possibile. Questo è il solo senso in cui l’uomo è libero e questa è una libertà che nessuno può portargli via.
Il Lavoro perciò incomincia insegnando che dobbiamo/possiamo cercare di entrare in noi stessi e incominciare a vedere noi stessi. Preghiere,  pellegrinaggi e cose simili sono inutili, perché sono fatti esteriormente. E’ solo attraverso una nuova conoscenza e il lavoro sul nostro essere che può nascere una nuova comprensione.
L’idea successiva è che l’uomo è in una brutta situazione su questa terra, sottoposto a molte leggi che non contribuiscono necessariamente al suo benessere. Se l’uomo fosse solo una macchina, egli non soffrirebbe dei suoi dolorosi dubbi e incertezze interiori, ma in realtà ciascuno sa in modo confuso che le cose non stanno così e che dovrebbe essere diverso da ciò che è.
La terza idea a proposito dell’uomo è che fino a che rimane addormentato e meccanico, egli viene usato. Se l’uomo fosse incapace di fare qualcosa per se stesso, la sua posizione sarebbe senza speranza, sarebbe soggetto a tutto ciò che avviene attorno a lui: inondazioni, malattia, guerre, eccetera. Questa sarebbe la sua unica vita.
Siamo addormentati. Tutta l’umanità è addormentata dal punto di vista di questo sistema. Siamo addormentati, e in questo stato l’umanità non può fare nulla. Oggi l’umanità è impiegata sempre più dalle forze cosmiche al di fuori di essa, poiché ha rinunciato al potere di risvegliarsi. Questo sistema ruota intorno al punto centrale che l’uomo è un organismo in auto-sviluppo, capace di evolvere attraverso la propria comprensione e di modificare il proprio livello di essere: il che significa che può porsi sotto nuove influenze e ottenere aiuto. Nei primi due stati di coscienza l’essere umano è meccanico e non può cambiare. Solo al Terzo Livello di Coscienza, o Ricordo di Sé, può modificare la sua condizione su questa terra.

DIECI
L’uomo consta di due parti, Essenza e Personalità. L’Essenza è la parte che può crescere. Alla nascita, una persona è Essenza, ma difetta di sviluppo. Il bimbo deve crescere, e ogni centro deve sviluppare la propria mente e intelligenza. La vita giunge sotto forma di impressioni, che si collocano nei differenti centri e formano dei rulli. Le impressioni si depositano sui rulli dei differenti centri. Alla nascita i centri sono tabula rasa, salvo il Centro Istintivo e una piccola parte del Centro Motore. Tutto ciò che abbiamo appreso si accumula in questi centri. Tutte le nostre abitudini mentali, emozionali e fisiche, sono accumulate in questi rulli. Mediante questi rulli si costruisce la Personalità.
Dobbiamo comprendere che l’Essenza è circondata molto presto dalla Personalità. Ciò con cui siamo nati è circondato da ciò che acquisiamo: credenze, opinioni, usi, eccetera. Ciò che viene appreso forma la Personalità. Ciò che è l’Essenza, ciò che siamo realmente, rimane da sviluppare. Attraverso l’istruzione, le circostanze esteriori in generale e attraverso l’immaginazione, la Personalità si prende carico di noi. La Personalità diviene attiva e l’Essenza passiva. Ciò significa che crediamo in tutto ciò che abbiamo imitato: quel lato che abbiamo acquisito e che consideriamo essere noi stessi. Ciò può arrivare fino al punto che tutto ciò che è reale in noi quasi muore. Ciononostante, la Personalità si deve formare in un uomo per porlo in relazione alla vita, e più ricca è la Personalità, meglio è. Questo però è solo un passo verso lo sviluppo. Lo sviluppo incomincia quando tutto questo cibo è messo a disposizione dell’Essenza per la sua ulteriore crescita. In altre parole, lo sviluppo dell’Essenza può avvenire solo a spese della Personalità. Possiamo crescere solo rendendo passiva la Personalità. Ciò consente all’Essenza poco alla volta di divenire attiva e di crescere.

UNDICI
Un lato particolare della Personalità è la Falsa  Personalità che si è si costruita sulla base dell’immaginazione. L’immaginazione è una delle forze più potenti che agiscono sulla nostra vita interiore, nel mondo interiore della realtà in cui viviamo. Prendete l’esempio di quando, nei primi anni, leggevamo un libro e immaginavamo di essere noi l’eroe: crediamo di essere ciò che l’immaginazione ci dice. Quando si acconsente all’immaginazione di impadronirsi della nostra vita, si crea una falsa percezione di se stessi, una falsa sensazione di “io”. Questa è la base della Falsa Personalità. Quando cresciamo e si forma la Personalità, invece di divenire noi stessi, smettiamo di esserlo e gradualmente diveniamo una persona inventata. E’ questo lato inventato, questo “io” immaginario o Falsa Personalità, che impedisce all’Essenza di crescere successivamente nella vita.
La Falsa Personalità è il compiacerci di se stessi, l’ammirazione per se stessi, l’amor proprio e la fonte delle autocommiserazioni e delle emozioni negative. Lo sviluppo dell’Essenza dopo che si è formata la Personalità dipende dal riuscire a rendere passivi la Falsa  Personalità e l’Io Immaginario. Dobbiamo scoprire mediante l’Auto-Osservazione ciò che è reale e ciò che è falso in noi. Nella Personalità vi sono molte cose utili e molte cose inutili. Dobbiamo renderci conto che abbiamo immaginato noi stessi in un qualche ruolo speciale nella vita, mentre di fatto siamo ordinari. Poiché la Falsa  Personalità è composta di immaginazione, dobbiamo cercare di osservare alcune delle sue forme. Cercate di osservare che mentite: ad esempio, raccontando un avvenimento in un modo tale da mettervi in buona luce, da farvi apparire più intelligenti o con più ragione di quanta non
ne abbiate. Non ci piace ammettere di avere torto. La Falsa Personalità delle persone ferisce nelle relazioni: non possono essere reali, poiché questa è finzione dell’immaginazione. Se l’Essenza di una persona è attratta dall’Essenza di un’altra, se la personalità non interferisce, è possibile qualcosa di reale.

DODICI
Gli sforzi personali che un uomo deve fare.
Lo sforzo deve essere intelligente e deve basarsi sulla direzione che insegna il Lavoro, e su ciò che abbiamo osservato in noi stessi in relazione all’Insegnamento. A meno che non abbiamo osservato noi stessi e non ci siamo resi conto  su che cosa dobbiamo lavorare, nulla di utile può risultare da eventuali sforzi che possiamo fare. Se abbiamo osservato che siamo irritabili, siamo nella posizione di poter lavorare su se noi stessi in modo utile.
Tutti gli sforzi compiuti devono essere utili in uno di questi tre ambiti: per il Lavoro di per sé, per altri nel Lavoro,  per se stessi. La Prima Linea di Lavoro è cambiare il tipo di persona che si è. La Seconda Linea di Lavoro è connessa ai propri vicini: coloro con cui si lavora, che sono i più vicini a noi nella nostra comprensione. La Terza Linea di lavoro riguarda il Lavoro di per sé. Ad esempio, dobbiamo pensare che cosa potrebbe nuocergli o che cosa potrebbe favorirlo, e renderci conto che se ci comportiamo male o parliamo male arrechiamo danno al Lavoro, ad altre persone in esso e a noi stessi, di modo che, senza vederne la ragione, non saremo più in grado di lavorare su di noi. L’Insegnamento traccia queste tre linee di Lavoro. Nessuno può lavorare solo per se stesso.
Il primo sforzo utile che possiamo compiere è lo sforzo di Auto-Oosservazione: imparare a osservare noi stessi senza giudizio. Di solito, siamo identificati con tutto ciò che avviene dentro di noi: ogni pensiero, umore, sensazione, emozione. Quando ci identifichiamo con un problema, una persona, una sensazione, una situazione, siamo in suo potere, ne siamo dominati. E’ anche possibile identificarci con il lavoro su di sé, dimenticando che il proprio piccolo obiettivo non è il tutto. Quando ci rendiamo conto che non è necessario rimanere in uno stato d’animo, ma che possiamo sottrarre da esso la sensazione di “io”, incominciamo a renderci conto di che cosa significhi non identificarsi con se stessi. La padronanza di se stessi incomincia lasciando andare l’identificazione.

 

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