Un nuovo pensare

un nuovo pensare (De Salzmann)I pensieri e le emozioni costituiscono un mondo soggettivo, un mondo che ci rende schiavi. Accettiamo di essere dominati dalle correnti di bassa qualità in cui ci bagniamo. E sarà così finché non sentiremo nostalgia di un’altra corrente. Considero che il pensiero sia “io”, esattamente come ritengo che il corpo sia “io”. Sono sempre pronto a essere vittima dei pensieri, perché non me ne sono mai dissociato. Non ho ancora capito che ostacolo enorme siano alla consapevolezza che cerco. Devo capire che io non sono il mio pensiero e che non devo accogliere ogni pensiero che sorge in me e aspettarmi qualcosa da esso.

Devo capire che il pensiero “io” è l’ostacolo più grande alla coscienza di me.

Tutto ciò che conosco attraverso i sensi ha un nome. Sono ingombrato dai nomi, che diventano più importanti delle cose in sé. Chiamo me stesso “io” e, nel farlo come se conoscessi me stesso, accetto un pensiero che mi tiene nell’ignoranza. Se imparo a separare me stesso dai nomi, dai pensieri, a poco a poco arriverò a conoscere la natura della mente e a sollevare il velo che getta su di me. Vedrò al tempo stesso cosa significhi essere schiavi del pensiero e la possibilità di essere liberi dal questo tiranno.

Allo stesso tempo la mente non deve scappare, perché desiderare di scappare genera paura; non affrontare i fatti genera paura. La mente ha bisogno di vedere sé stessa, di vedere il proprio funzionamento e di non essere ingannata dalle parole. Questo richiede una precisione di pensiero straordinaria, un’attenzione vigile senza deviazioni. Quando scompaiono le parole, cosa rimane? Si arriva alla soglia della percezione. La mente comprende di essere sola. Si avvicina allora al significato, all’importanza di una parola: capisce se una parola crea un sentimento. Nel vedere la parola come un fatto, la mente sarà libera dalla sua influenza.

Ho bisogno di vedere che il mio pensiero non è quasi mai diretto a conoscere me stesso come sono in questo momento… e poi in quest’altro. È difficile per il pensiero rimanere su ciò che è, perché è basato sulla memoria e visualizza continuamente la possibilità di divenire. Come resistere al desiderio di divenire in cambio semplicemente di ciò che è? Per il pensiero è difficile stare di fronte all’ignoto. Significa smettere di credere in tutto ciò che sa, abbandonare anche ogni traccia del momento precedente. Per stare di fronte all’ignoto la mente deve essere profondamente silenziosa. Si tratta di un silenzio che non si ottiene eliminando o sacrificando. Non sono io a fare il silenzio: appare quando la mente capisce che da sola non può entrare in contatto con qualcosa che non sa misurare, con qualcosa di più elevato; allora non cerca più, non cerca più di divenire.

Bisogna vedere che non c’è mai quiete e che tutto questo pensare al conosciuto mi impedisce di fare un’esperienza di realtà. La quiete e il silenzio acquistano allora per me significato. C’è la possibilità di una mente quieta, non cerco più di conoscere. Mi sento più libero, più aperto. Il pensiero diventa libero, momento dopo momento, e c’è allora una comprensione della verità in ogni istante. Questo è il solo modo di conoscere. Il vero pensare non ha conclusione, ricomincia sempre da capo.

(Jeanne de Salzmann, assistente di Gurdjieff)

 

 

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