Perchè i Movimenti sono importanti secondo Gurdjieff?

www.movimentidanzesacre.itUn’intervista con Pauline de Dampierre

I Movimenti occupano un posto importante nell’insegnamento di Gurdjeff. Qual è il loro ruolo?

Il Lavoro dei Movimenti fornisce condizioni speciali che ci consentono di comprendere, attraverso l’esperienza, alcuni aspetti dell’insegnamento che altrimenti non sarebbero accessibili.

Il primo aspetto ha a che fare con il ruolo del corpo. Normalmente il principiante non comprende esattamente il significato dei Movimenti. Egli non è cosciente della relazione che esiste fra la condizione del suo corpo e di quanto egli stia cercando all’interno di se stesso. I Movimenti sono un modo specifico per studiare questa relazione. In alcuni momenti, essi gli rivelano le sorprendenti risorse che il suo corpo può portare alla ricerca interiore quando è richiamato nel modo corretto. In altri momenti, essi gli indicano quanto il corpo divenga un ostacolo con le sue tensioni e la sua inerzia.

Un altro aspetto ha a che vedere con l’importanza dello sforzo nel lavoro. I Movimenti ci indicano il profondo effetto che gli sforzi possono avere quando sono fatti in condizioni create sulla base di una conoscenza precisa. Quando si superano difficoltà che sembravano insormontabili, lo stato interno dell’essere cambia. La fatica ed altri ostacoli svaniscono. Si potrebbe quindi affermare che lo sforzo ha di per sé un autentico potere di trasformazione. L’emozione diviene più fiduciosa, il pensiero più chiaro, il corpo più leggero. E quando l’esperienza è conclusa, il corpo ne conserva una traccia. Non è più esattamente lo stesso. E’ stato battezzato, iniziato. E’ uno stato di benessere equilibrato.

Vi è poi un terzo aspetto che ha a che vedere con lo scopo. Teoricamente può sembrare ovvio, ma in pratica non lo è. Si deve comprendere che la qualità che ciò di cui si fa esperienza dipende soprattutto dalla qualità del proprio scopo.

Se lo scopo è semplicemente il piacere di essere in movimento, di seguire la musica, di essere in grado di rispondere a quanto richiesto, non si potrà oltrepassare una certa soglia. Il movimento ha significato solo quando è accompagnato da quel raccoglimento interno che Gurdjeff chiamava uno stato di presenza.

Per riassumere, potremmo affermare che il lavoro dei Movimenti è parte di un insegnamento, ogni aspetto del quale è orientato nella direzione dello sviluppo della conoscenza. Impegnandosi  in questi esercizi l’individuo incomincia a sentire che sta cercando di contattare energie più profonde in se stesso che gli erano fino ad allora completamente sconosciute.

Potrebbe dire qualcosa di più sulla natura di questo sforzo di cui sta parlando?

Se si assiste alla pratica dei movimenti, si può vedere che essi sono qualcosa di più di semplici esercizi ritmici accompagnati dalla musica appropriata. Ciò che si osserva sarà una sequenza di posizioni, spesso di genuina bellezza, che si susseguono nel rispetto di leggi precise. Siano essi lenti, contemplativi, oppure vigorosi, si ha la sensazione che essi richiedono da chi li esegue una concentrazione molto intensa. Di fatto, ciò che è richiesto è un coordinamento istantaneo di varie posizioni complesse, in modelli in continuo cambiamento. Queste posizioni devono essere assunte in modo molto esatto, con molta flessuosità ed agilità. Ciò che è richiesto mobilita tutta l’attenzione dello studente, poiché, allo stesso tempo, deve sempre porre in relazione ciò che sta facendo con la necessità di un’attenzione interiore, la necessità di uno stato di presenza che l’insegnamento ha incominciato a risvegliare in lui. Egli sente il valore di questo stato e comprende quanto distante egli sia dal comprenderlo e quanto vi sia da imparare in proposito. Ciò è quanto gli fornisce una dimensione completamente nuova di quanto egli stia cercando di fare.

Naturalmente, si ha successo solo fino ad un certo punto. Quando però lo studente incomincia a collegare quanto sta facendo con ciò che è divenuto per lui un obiettivo essenziale, egli passa di scoperta in scoperta. Scopre che la difficoltà di cui fa esperienza nei Movimenti corrisponde a quanto si frappone al suo cammino in qualunque cosa faccia nella sua vita. Non è solo quando si confronta alla richiesta di fare l’esercizio che egli è pesante, goffo, incapace di donarsi interamente, è così che egli vive in ogni momento. Scopre la sua condizione reale. Brucia nel fuoco della sua scoperta. Lo sente perché una nuova speranza, a lui sconosciuta fino ad ora, è apparsa in lui. Fa esperienza della possibilità di una relazione fra ciò che egli è ed uno stato di maggior risveglio che ha il potere di trasformarlo e di esprimersi attraverso di lui in una forma vivente.

Come mai vi sono persone che hanno una profonda conoscenza delle idee di Gurdjeff e tuttavia non comprendono perché i Movimenti sono parte integrante del suo insegnamento?

Ciò dimostra semplicemente che non si comprende così semplicemente il ruolo del corpo. Il punto è che il corpo non è preparato per questa ricerca. Deve essere educato. Ma non vogliamo tenerne conto. Non ci piace essere posti in condizioni in cui percepiamo la nostra incapacità a rispondere.

Vi è un certo livello al quale il corpo può sentirsi rilassato, libero, in buona salute, addirittura, fino ad un certo punto, disponibile. Non esiste però un altro livello in cui si rivelano resistenze più sottili e dove si incomincia a sentire che qualcosa di molto profondo rimane chiuso? Si fa strada un grande rilassamento, allo stesso tempo però, in profondità, vi è una resistenza che semplicemente non cede.

Si può avere un corpo sano, si può essere naturalmente rilassati, e tuttavia non andare oltre ad un certo livello. In questo tipo di rilassamento vi sono ancora molte tensioni che non riusciamo a riconoscere e che si oppongono a ciò che stiamo cercando.
Il rilassamento ordinario non è sufficiente. Dobbiamo essere aiutati ad andare oltre per capire perché non è sufficiente.

Ricordo che un giorno qualcuno fece  al Sig. Gurdjeff domande sul sonno ed egli disse di rilassarsi la sera, prima di andare a dormire. “In primo luogo” disse, “dormirete meglio” e poi ci sorprese dicendo “ed incomincerete a stabilire una relazione tra il corpo e la coscienza”.

Naturalmente, se ci rilassiamo nel modo usuale, non si creerà nessuna relazione fra il corpo e la coscienza. Se però, mentre cerchiamo questa unità interna, diveniamo consapevoli di questa resistenza più profonda, ci renderemo conto di quanto essa non sia necessaria ed essa sparirà del tutto da sola. Non si impadronirà più del corpo.

Ad osservare questi Movimenti si ha l’impressione che essi contengano un tipo di conoscenza di cui  la nostra civiltà moderna non è consapevole.  Si potrebbe dire che le posture dei Movimenti e la loro sequenza siano l’alfabeto di questa conoscenza, il suo linguaggio?

Per parlare di questo, vi è qualcosa di più fondamentale che dobbiamo comprendere su questi Movimenti, a che cosa essi possono servire attraverso di noi.  E’ difficile esprimerlo, e tuttavia è molto reale. Quando li avete praticati in alcune condizioni, potete talvolta sentire che uno stato differente vi stia guidando in alcuni momenti, uno stato molto attivo, vibrante. Il corpo si sente più libero, come se fosse più leggero, animato da ciò che potremmo chiamare una qualità più sottile di energia. E siete lì, senza interferire, testimoni di ciò che sentite essere un nuovo linguaggio, che non può essere tradotto in parole o in commenti. Di fatto, la tentazione di fare questo compare solo quando l’esperienza è passata. Ciò che è espresso in quel momento è così puro, così al di sopra del nostro normale livello di manifestazione, che solo una cosa conta: che il corpo e l’attenzione rimangano sufficientemente liberi da rimanere in contatto con questo nuovo tipo di energia.

Tutto ciò però sembra qualcosa di molto elevato. E’ veramente possibile parlare di questo tipo di cose a persone che non ne abbiano fatto l’esperienza?

Sì, è molto difficile. Come trovare le parole che ci consentano di sentire quanto stiamo cercando di discutere? Come, ad esempio, tradurre in parole le espressioni ricevute da alcune opere d’arte del passato, romaniche, gotiche o egizie? Avvertiamo che sono manifestazioni di un qualcosa di non conosciuto, di una certa vibrazione che risveglia un’eco al nostro interno, e tuttavia quest’eco non perdura.

Ritengo che tutte le persone sensibili conoscano e riconoscano l’esistenza di energie più sottili. Possono percepirle istintivamente ed essere toccati da esse. Questa qualità di bellezza dovrebbe arrestarci sul nostro percorso e condurci verso una domanda più profonda. Ciò però normalmente non avviene. Normalmente, queste impressioni alimentano solo il nostro senso estetico ed il vano senso di superiorità che lo accompagna.

Intende dire che la maggior parte di noi non comprende lo scopo della grande arte?

Dirò di più. Dirò che nessuno di noi può comprendere direttamente queste cose. Si deve comprendere che le opere d’arte di questa qualità non sono creazioni isolate. Sono parte di un tutto, di una conoscenza che ha a che fare con lo sviluppo dell’uomo, con la sua evoluzione. Ci parlano di realtà di un livello più elevato. Sebbene la mente non le comprenda, esse toccano e risvegliano alcune parti del nostro inconscio. Le forme che assumono costituiscono un linguaggio. Avvertiamo un momento di vita che passa attraverso di loro, simile a quello che avvertiamo di fronte alla natura. E ciò evoca in noi un senso di meraviglia.

Allora  i Movimenti sono lavori di grande arte come le Piramidi o le cattedrali gotiche?

Come minimo, ciò che hanno in comune è che né queste opere né i Movimenti furono creati per la loro bellezza, né lo scopo principale dei Movimenti ha a che fare con l’abilità necessaria per eseguirli. Sono stati creati per la qualità di energia che possono convogliare. E quando l’obiettivo è così elevato, deve essere perseguito. Che cosa significa tutto ciò? Ci vuole tempo per comprendere che cosa implichi veramente. Siamo spesso più preoccupati delle nostre difficoltà e della soddisfazione di essere in grado di superarle che non dell’obbiettivo in sé.

Ciò conduce alla questione della sofferenza, non della sofferenza egoistica, ma di quella che può servire alla ricerca.

Per fare esperienza di questa sofferenza occorre intelligenza reale di che cosa deve essere servito. La visione di che cosa manca e di che cosa siamo incapaci di fare non è ancora stata sviluppata. Quando scopro di non essere un buono strumento per questa ricerca interiore, quando sento la mia inutilità, posso conoscere quel tipo di sofferenza. Ciò però presuppone una sensibilità che non si sviluppa da un giorno all’altro. Per poter realmente incominciare a lavorare, abbiamo bisogno di una relazione cosciente con il corpo, attraverso cui possiamo percepire da dove, in noi stessi, viene il movimento: dal nostro modo abituale di muoverci o, realmente, da questa qualità più sottile di energia di cui abbiamo appena parlato.

Lei ha parlato della bellezza che può apparire in questi movimenti. Che cosa intendeva esattamente?

Intendevo parlare soprattutto di una bellezza sorprendente che può apparire talvolta durante un esercizio. Essa viene dopo un momento di sforzo intenso in cui, per un istante, la nostra personalità si ritira e traspare un’altra qualità di essere. Poi emerge una presenza, radiante, maestosa e riverente. E’ indimenticabile.

Quanto Lei dice pone senz’altro i Movimenti in una vasta scala cosmica ed umana. A quanto vedo non vi è nulla di simile.

E’ vero, vi è qualcosa di alquanto unico in loro. Basti ricordare che nei racconti di Belzebù, Gurdjeff parla di sé quale “maestro di danze”. Coloro che lo hanno conosciuto come anziano negli ultimi anni della sua vita e lo hanno visto condurre le sue classi erano colpiti dallo straordinario senso del ritmo, dalla precisione del movimento, dalla sua agilità e inventiva. Era sorprendente scoprire una così grande conoscenza di quest’arte in qualcuno il cui insegnamento era già così vasto. Tutti avevano la sensazione di trovarsi alla presenza di qualcosa di unico che veniva da molto lontano e da molto in alto: un’antica conoscenza delle leggi dell’universo, delle leggi che governano i movimenti e le posture, e delle leggi relative all’armonia del corpo ed alle emozioni di un ordine più elevato. Ogni gesto, ogni ritmo, doveva essere eseguito con grande precisione. Gurdjeff impiegava spesso l’espressione “fare esattamente”. Quando c’era questo “fare esattamente”, ogni postura risuonava in noi come la precisa eco di qualcosa di molto più elevato. Emergevano forze interiori da lungo tempo dimenticate.

Ciò sembra andare più in là di ciò che ordinariamente chiamiamo “misticismo”. Lei parla di qualcosa che è uno stato elevato di coscienza ed anche tuttavia una via di ricerca molto precisa, molto esigente ed addirittura scientifica.

Certamente. Ciò di cui parlo sono momenti eccezionalmente rari, elevati di verità che ti lasciano con un’impressione molto forte e, forse, anche con un senso di desiderio. Allo stesso tempo, questa ricerca ha una gamma di possibilità molto elevata. Ciascuno parte da dove si trova. Bambini, adulti e anziani, tutti possono partecipare. Gli esercizi sono adattati alle capacità di ciascuno. Ognuno può studiare come il corpo, animato da questi Movimenti e sostenuto dal ritmo e dalla musica, può prendere il suo posto nel lavoro su di sé. Quindi, le ricchezze della ricerca sono aperte a tutti.

Lei prima ha detto che i Movimenti ci preparano a comprendere alcuni aspetti dell’insegnamento che altrimenti non sarebbero così accessibili. Essi avvengono in condizioni molto speciali. Sappiamo però che l’insegnamento di Gurdjeff nel suo insieme ha una portata molto più ampia: è inteso a toccare l’insieme del nostro essere in qualunque condizione, compresa la nostra vita quotidiana. Non è così?

Un giorno Gurdjeff diede una definizione inattesa della parola “arte”. Disse che significava “artificiale”, ovvero il richiamo a condizioni che sono fuori dell’ordinario, condizioni create intenzionalmente in cui si può ricevere un’energia più elevata. Naturalmente, di per se stessi questi momenti eccezionali non avrebbero un significato vero e proprio. Dobbiamo rispondere per il modo in cui viviamo per tutto il corso della nostra vita. E anche qui il corpo gioca un ruolo importante.

La sua influenza è continua. Quando il corpo rimane in uno stato di tensione, limita la possibilità di apertura, mantenendoci in uno stato di pesantezza, dispersione e distrazione. Quando però la tensione incomincia a recedere, il corpo consente ad energie più sottili di apparire. Il corpo è allora pronto a servire questo stato di presenza più elevato. Ecco come uno studio dei Movimenti ci può aiutare. Essi sviluppano una sensibilità particolare appena al di sotto di tutte le circostanze della nostra vita. Si crea perciò un legame fra i Movimenti e gli altri aspetti dell’insegnamento.
Lo studio di questi movimenti ci indica come il corpo gioca sempre un ruolo nel servire il nostro bisogno intrinseco di armonia.

 

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