Perchè i movimenti e le danze sono sacri?

Jessmin Howarth Danze SacreTutti sappiamo che Gurdjieff considerava il suo sistema di movimenti una parte essenziale del suo insegnamento.

Sono trascorsi adesso più di 60 anni da quando questi movimenti furono insegnati a dei gruppi per la prima volta. Ciò fu quando Gurdjieff si trovava a Tiflis. Egli impartì agli allievi di Madame de Salzmann una serie di esercizi per l’attenzione e la coordinazione. Questi stessi esercizi divennero in seguito obbligatori per tutti coloro che desiderassero studiare con lui. Quando, durante la Rivoluzione, egli riuscì a fuggire dalla Russia con alcuni dei suoi allievi, Gurdjieff insegnò a questo gruppo anche degli adattamenti di movimenti dei dervisci e rituali sacri che egli aveva visto eseguire nell’Asia centrale. Al fine di attrarre interesse per il suo lavoro, questi movimenti vennero dimostrati in pubblico a Costantinopoli. Due anni più tardi, quando egli giunse in Francia e lavorò alla Prieuré con i suoi allievi Russi ed alcuni allievi Inglesi, Gurdjieff preparò un programma molto più esteso di “Danze Sacre”, che fu eseguito al Théatre des Champs Elysées di Parigi.
Nel 1924, egli venne in America e presentò dimostrazioni a New York, Philadelphia, Chicago e Boston. Da allora, questi movimenti sono stati preservati.

Nell’estate del 1924 e successivamente, quando Gurdjieff stava scrivendo I Racconti di Belzebù a Suo Nipote, i movimenti erano praticati regolarmente, dapprima qui a New York (dal 1925 in poi) dai gruppi di Orage, poi in Inghilterra (dal 1936 al 1938) dai gruppi di Ouspensky ed a Parigi dai gruppi di Madame de Salzmann. Prima che incominciasse la Seconda Guerra Mondiale, Gurdjieff riprese ad insegnare e proseguì il lavoro a Parigi nonostante l’occupazione tedesca.

Questo fu un periodo straordinario: egli creò decine di esercizi, combinazioni e sequenze, calcolate matematicamente e atte a sostenere l’attenzione ed a comprendere ciò che oggi chiamiamo sensazione, a generare shock e nuove impressioni, e ad indurre inizialmente alcuni sentimenti e stati di maggior raccoglimento. Un gran numero di questi esercizi, i “Trentanove” ed altri, li lasciò a noi qui a New York nella primavera del 1949, pochi mesi prima che morisse, e da allora questi movimenti sono stati studiati qui.

Alcuni di voi hanno lavorato con Gurdjieff in quel tempo ed alcuni lavorano da allora. Tutti noi, credo, dobbiamo avere scoperto che attraverso la pratica dei movimenti si hanno esperienze dirette che guidano attraverso il corpo ed i sentimenti ad una comprensione di molte delle idee del lavoro che, senza questo mezzo, potrebbero rimanere semplicemente teoria.

Con i movimenti, ci rendiamo conto che siamo raramente svegli alla nostra stessa vita, interiore ed esteriore. Vediamo che reagiamo sempre in un modo abituale e condizionato; diveniamo consapevoli che i nostri tre centri principali, la testa, il corpo, il sentimento, lavorano raramente insieme o in armonia. Incominciamo a cercare di muoverci sempre intenzionalmente, e non meccanicamente, e scopriamo in noi molte possibilità che fino a quel momento erano inaspettate. Scopriamo che si può raccogliere l’attenzione, che si può essere talvolta svegli ed avere una sensazione generale di se stessi; che si possono mettere insieme una quiete della mente, una consapevolezza del corpo ed un interesse dell’emozione e che questo riproduce uno stato di attenzione più completo in cui si percepisce la forza vitale e si è sensibili alle influenze superiori. Così, si ha la percezione di come la vita possa essere vissuta in modo differente.

Per via di tutto questo, i movimenti per noi sono sacri. Con l’aiuto di Madame de Salzmann e degli insegnanti che lei ci manda da Parigi, cerchiamo di mantenere i movimenti puri come furono insegnati per la prima volta, e di proteggerli da distorsioni e superstizioni.

Stasera i nostri gruppi di studenti condivideranno con voi il lavoro che stanno facendo attualmente con i movimenti. Vorremmo condividere con voi ricordi di Gurdjieff, di come, quando dettava una serie di atteggiamenti e di ritmi che sembrava impossibile eseguire, egli rispettasse i nostri singoli sforzi e ci aiutasse a ricordare il vero scopo ripetendo spesso “Ricordate il lavoro interiore! Ricordate il lavoro interiore!”

Per coloro che stanno osservando, essi potrebbero forse decifrare negli esercizi, soprattutto nei movimenti di gruppo, il linguaggio che Gurdjieff impiegava per esprimere, nella forma dei movimenti, delle verità; verità umane, verità cosmiche, le leggi che egli aveva scoperto durante una vita di ricerca e di sacrificio. Anche qui, ricordiamo che talvolta, quando eravamo riusciti ad eseguire una difficile serie di moltiplicazioni, o altri movimenti basati sull’enneagramma, Gurdjieff, vedendo un’approssimazione del disegno del diagramma che aveva inteso realizzare, con nostra sorpresa gridasse: “Bravi, bravi!”.

Pubblicato per la prima volta in The Gurdjieff Society: Report of the Council to Members (Londra) Aprile 1995-1996. Jessmin Howarth insegnò i movimenti in Europa ed in America dal 1924 fino alla sua morte nel 1984. Questa presentazione fu dedicata ad una celebrazione del compleanno di Gurdjieff, un 13 gennaio dei primi anni ’80, a New York.

Copyright © 2002 Dushka Howarth

Di Jessmin Howarth

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