La paura: un’esperienza di armonia vissuta con Gurdjieff

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Un giorno, sola con Monsieur Gurdjieff nella piccola sala delle spezie, prendendo il caffè con lui, gli dissi che nella vita percepivo paura.

Egli rispose semplicemente, come un’informazione, che la paura poteva venire dal pensiero, dal corpo o dal sentimento. Non aggiunse null’altro. Forse attendeva che dicessi di più.

Rimanevo però senza parole, a riflettere. Non avevo coscienza di da dove venisse la mia paura. Ho cercato si sentire che cosa avvenisse in me.

Qual era questa paura?… Veniva dal mio corpo?… dal mio sentimento?… dal mio pensiero? Sentivo il tutto miscelato in un modo tale che non vedevo nulla. Nella mia ricerca, rimanevo silenziosa.

Continuando tranquillamente a bere il suo caffè, Gurdjieff prese il piccolo strumento su cui suonava spesso, un harmonium a soffietto, simile ad una fisarmonica, che è diffuso in Oriente, e suonò delle note, molto lentamente. Come sempre, i suoni uscirono dolci, armoniosi, evocando un racconto, una favola, una poesia che parlava al sentimento, che aiutava il pensiero a pensare.

Siamo rimasti così a lungo.

Ho conservato in me quest’impressione straordinariamente dolce e profonda, di questa musica particolare che ho ascoltato così spesso, che mi immergeva in uno stato di calma, di pace, ove poteva esistere un pensiero riflessivo. E’ ciò che emanava sempre da M. Gurdjieff.

In seguito, circostanze pericolose mi hanno mostrato che il mio corpo, il mio istinto, non avevano paura. Poi, mi sono ricordata di gravi incidenti sopravvenuti nel corso di tutta la mia vita, ove la mia mente era chiara, attiva, in cui il mio corpo agiva immediatamente con efficacia, sicurezza e forza. Quindi, né il mio corpo né la mia mente avevano paura. Rimaneva il mio sentimento.

A questa osservazione, presi coscienza che non era una paura del mio sentimento in una situazione puntuale, poiché egli vi faceva fronte, anche con forza; ciò avveniva però in una situazione di pericolo emozionale da temere, di perdita, di delusione, di tradimento, legato ai drammi della mia infanzia, di tutta la mia vita, intrappolata in situazioni da cui uscivo ferita a morte.

La presenza di Gurdjieff aveva un tale sentimento di apertura, senza giudizio, e di una tale calma, che portava con sé le condizioni di una ricerca di osservazione e di presa di coscienza di me stessa. L’immagine della mia vita si rivelava e si precisava a poco a poco con dei flash e dei lampi di coscienza.

(Solange Claustres, allieva di Gurdjieff e insegnante di Movimenti)

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