Patrizia Fort racconta la sua esperienza

patHo un’immagine ferma nella mente, che mi tiene compagnia da diversi anni.
Un seminario principianti nelle colline toscane e la preparazione di una dimostrazione a Miasto da parte di un gruppo di allievi di Shurta.
Provano le “Sei donne” e rimango colpita, un attimo di forte commozione per la sensazione di essere di fronte a qualcosa di speciale, superiore a ciò che avevo visto e sperimentato finora; qualcosa di sacro si era manifestato davanti a me in quella stanza….ed ho iniziato.

Provenivo già da gruppi di Quarta via, avevo già “assaggiato” un poco i movimenti, ero in contatto con la filosofia che li ha creati. Ma praticarli è un’altra cosa. È la possibilità di mettere a tacere il continuo travaglio mentale che mi caratterizza, la possibilità di sperimentare frazioni di presenza totale, di confrontarmi con le mie qualità e le mie difficoltà, imparare lentamente ad osservare tutto da fuori, poiché la mente è quietata e non può distrarsi nei consueti ed inutili giudizi.

La sensazione è che questi anni di lavoro mi abbiano permesso di prendere in mano un po’ di più le redini della mia vita. E nello stesso tempo, la possibilità di contattare stati diversi dall’ordinario, momenti magici, sacri.

 

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