“Non ho mai trovato niente come le Danze di Gurdjieff”

kaaminiFaccio danza da quando ho 8 anni. Danza di tutti i generi, danza classica, danza moderna, danza jazz, danza mediorientale, danza del ventre, salsa, merengue, tango argentino… eppure non ho mai trovato niente come le Danze di Gurdjieff.

Qui l’importante non sono i passi, o quanto abile riesca ad essere, o quanti giri faccia, o quanto alzo una gamba, o come riesca ad interpretare espressivamente una coreografia, qui l’importante è come e quanto io riesco ad ESSERE, mentre eseguo la danza. E proprio qui nasce la difficoltà, e con la difficoltà il nervosismo…

Ricordo ancora la prima volta che ho sperimentato le danze, la sensazione di stupore, dopo i primi passi che mi sembravano fin troppo facili, quando ho cercato di metterli insieme, coordinando braccia, gambe, testa, voce, ecc, lo scoprirmi assolutamente inadeguata, una vera inetta, maldestra e incapace di far funzionare più parti di me contemporaneamente.

Avevo inseguito questi Movimenti dopo aver studiato Peter Brook in un libro di regia e, conseguentemente, aver visto il suo film “Meetengs with remarkable men”, alla fine del quale alcune coreografie eseguite da uomini o da donne avevano destato in me una profonda curiosità: avevo avvertito che c’era qualcosa dietro quei movimenti che non riuscivo ad afferrare, io che ero in grado di riprodurre visivamente qualunque coreografia, non riuscivo a coglierne il meccanismo. E li ho cercati per un paio di anni, finché, nel 2008, non ho scoperto che proprio nel Centro di Osho che ero solita frequentare, Miasto in Toscana, c’era una certa Shurta che lì insegnava. E da allora è iniziata la mia avventura con queste Danze Sacre.

Nel tempo, qualche difficoltà è diminuita, altre se ne sono aggiunte, ho capito alcuni dei meccanismi che fanno funzionare le coreografie, ma soprattutto mi si è rivelato il mistero che avevo avvertito guardando il film che non riguardava la mera danza: la lezione, l’apprendimento, il lavoro che c’era dietro non riguardavano solo l’aspetto fisico, e non solo il momento specifico in cui i passi si eseguono. Riguardano un modo diverso di vivere, di sentire, vedere e utilizzare ogni senso, compreso quello metacognitivo.

Assaggiare il pensiero, l’emozione che deriva da un movimento o dalla difficoltà nell’eseguirlo. Un utilissimo aiuto ad una continua meditazione che coinvolge corpo, mente, emozioni e spirito, una perenne scoperta verso la conoscenza di sé. Il guaio è riuscire a ricordarsene sempre…

(Kaamini Carla Carretti, allieva di Shurta)

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