Nel Monastero di Sarmoung

www.movimentidanzesacre.itMentre vive a Bukhara con il suo amico Soloviev, Gurdjieff viene a sapere del monastero di Sarmoung; sito in un qualche luogo nel cuore dell’Asia e cui egli è invitato a recarsi. Dopo un viaggio lungo e pericoloso a cavallo attraverso le montagne, durante il quale essi sono generalmente bendati, egli e Soloviev arrivano al monastero e, con grande sorpresa di Gurdjieff, egli incontra il suo vecchio amico Principe Lubovedsky, che egli trova a letto, convalescente da una grave malattia.
Fino a che il Principe Lubovedsky dovette rimanere a letto, andammo a trovarlo nel secondo cortile, ma quando stette meglio e poté lasciare la sua cella, prese l’abitudine di venire con noi, e parlammo ogni giorno per due o tre ore.

Ciò continuò per circa due settimane, fino a che un giorno non fummo chiamati nel terzo cortile, presso lo sheikh del monastero, che ci parlò mediante un interprete. Egli nominò nostra guida uno dei monaci più anziani, un vecchio che pareva un’icona e che i suoi confratelli dicevano avesse duecento settantacinque anni.

Dopo di che, per così dire, entrammo nella vita del monastero, ci fu consentito l’accesso quasi ovunque, ed incominciammo gradualmente a scoprire tutto quanto.

Nel centro del terzo cortile vi era un grande edificio che pareva un tempio, ove due volte al giorno coloro che vivevano nel secondo e nel terzo cortile si riunivano per assistere alle sacre danze delle sacerdotesse e per ascoltare la musica sacra.

Quando il Principe Lubovedsky si riprese del tutto, egli andava con noi in tutti i luoghi e ci spiegava tutto e perciò, per così dire, egli fu per noi una seconda guida.

I dettagli di tutto quanto vi fosse in questo monastero, di che cosa rappresentasse e di che cosa si facesse in questo ed in quel luogo lo racconterò forse una volta o l’altra in un libro ad esso destinato. Nel frattempo però trovo necessario descrivere in tutti i dettagli possibili un apparato particolare che vidi lì, e la cui costruzione, una volta che ne afferrai più o meno il significato, fece in me una fortissima impressione.

Quando il principe Lubovedsky era divenuto la nostra seconda guida, un giorno, di sua propria iniziativa, ottenne il permesso di portarci ad un quarto cortile, su un lato, chiamato il Cortile delle Donne, alla lezione delle allieve dirette dalle sacerdotesse-danzatrici che, come ho detto, eseguivano ogni giorno le danze sacre nel tempio.

Il principe, che ben conosceva il mio grande ed assorbente desiderio per le leggi del movimento del corpo e della psiche umani, mi consigliò di prestare particolare attenzione, mentre osservavo quella lezione, agli apparecchi con l’aiuto dei quali si insegnava l’arte alle giovani candidate ad essere sacerdotesse-danzatrici.

L’aspetto esterno di questi strani apparati mi diedero l’impressione, fin dalla prima occhiata, di essere di fattura molto antica. erano costruiti in ebano con intarsi di avorio e madreperla. Quando non erano in uso ed erano raggruppati insieme, mi ricordavano uno degli alberi di “Vesanelnian”, con i rami tutti uguali. Ad un esame attento, vedemmo che ogni apparato consisteva di una colonna liscia, più alta di un uomo, fissata ad un treppiede. Da questa colonna, in sette punti, si proiettavano dei rami di disegno specifico, a loro volta divisi in sette parti di dimensioni differenti, ogni parte successiva diminuiva in lunghezza e larghezza proporzionatamente alla sua distanza dalla colonna principale.

Ogni parte o segmento di un ramo era collegato al segmento adiacente mediante due sfere cave di avorio, l’una all’interno dell’altra. La sfera esterna non copriva interamente quella interna, così che la fine di ogni segmento di un ramo potesse essere fissato alla sfera interna, e l’estremità del segmento adiacente alla sfera esterna. In questo modo, queste giunture erano dello stesso tipo della giuntura della spalla di un uomo e consentivano ai sette segmenti di ogni ramo di spostarsi in qualunque direzione desiderata. Sulle sfere interne erano scritti alcuni segni.

Vi erano tre di questi apparati nella sala ed accanto a ciascuno di essi vi era un piccolo armadio, pieno di piastre quadre di un qualche metallo, su cui vi erano anche alcune iscrizioni. Il Principe Lubovedski ci spiegò che queste piastre erano copie e che gli originali, in oro puro, erano conservate dallo sheikh. Esperti avevano stabilito che le piastre e gli apparati stessi avevano almeno quattromila e cinquecento anni. Inoltre, il principe spiegò che, facendo corrispondere i segni sulle sfere interne a quelli delle piastre, queste sfere e segmenti ad esse fissati potevano essere poste in certe posizioni.

Quando tutte le sfere sono poste come stabilito, la forma e l’estensione della postura in questione sono pienamente definite, e le giovani allieve rimangono per ore di fronte agli apparati, regolati in questo modo, ed apprendono a “sentire” ed a ricordare la postura.

Passano molti anni prima che a queste giovani sacerdotesse sia consentito danzare nel tempio, ove possono danzare solo sacerdotesse anziane e dotate di esperienza.

Ciascuno nel monastero conosce l’alfabeto di queste posture e quando la sera, nella sala principale del tempio, le sacerdotesse eseguono le danze indicate per il rituale di quel giorno, la confraternita può leggere in queste danze l’una o l’altra verità che gli uomini vi hanno posto migliaia di anni prima.

Queste danze corrispondono precisamente ai nostri libri. Proprio come ora si fa sulla carta, un tempo, alcune informazioni su avvenimenti passati erano registrate in danze e trasmesse di secolo in secolo alle persone delle generazioni seguenti. E queste danze sono chiamate sacre.

Coloro che devono divenire sacerdotesse sono soprattutto ragazze giovani che per voto dei loro genitori o per una qualche altra ragione sono consacrare fin dalla giovane età al servizio di Dio, o di questo o quel santo. Esse sono affidate al tempio ove vengono istruite e preparate a tutto quanto è necessario, come, ad esempio, le danze sacre.

Quando, alcuni giorni dopo che avevo visto questa lezione, andai a vedere l’esibizione delle sacerdotesse vere e proprie fui sorpreso, non dal senso e dal significato contenuto nelle danze, che non comprendo ancora adesso, ma dalla precisione e dall’esattezza estrema con cui esse le eseguivano. Né in Europa né in nessun altro luogo in cui avevo vissuto ed osservato con interesse questa sorta di manifestazione umana automatizzata, avevo mai visto qualcosa che potesse paragonarsi a questa purezza di esecuzione.

Tratto dal libro Incontri con uomini straordinari di G.I.Gurdjieff

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