NATALE RUSSO: musica di Gurdjieff per una Danza

NATALE RUSSO: una dolcissima musica di Gurdjieff e Thomas de Hartmann per una Danza Sacra

(Selezione foto di repertorio e dall’archivio della Scuola di Movimenti e Danze Sacre di Gurdjieff con Shurta)

 

L’ALBERO DI NATALE

Testimonianza di Solange Claustres

“Un anno, Monsieur Gurdjieff mi ha chiesto di decorare l’albero di Natale che installava sempre lui stesso, con un allievo, nella sala dei gruppi nell’angolo di destra della finestra.

Gurdjieff metteva le radici verso l’alto, come se fossero nel cielo, con i rami che si dispiegavano in basso, verso la terra.

Per decorare l’albero, vi erano fili elettrici ed ampolle di tutti i colori, ghirlande scintillanti. E, scelti da Gurdjieff stesso, regali per tutti, con il nome di ciascuno, scritto di sua propria mano sul pacchetto. Questo gesto di attenzione nei confronti di tutti mi ha sempre molto commossa.

Mi misi all’opera con gioia, ma anche con la paura di non eseguire correttamente l’incarico. Mi rimandavo nella memoria quello che avevo visto gli anni precedenti, per prendere un modello. Gurdjieff veniva di quando in quando a vedere che cosa facevo, ed un leggero “hum” grave mi diceva che era d’accordo. Poi, mi venne un’idea che avrei fatto meglio a non mettere in esecuzione: mettere in alto sull’albero la configurazione di una stella, o della Luna, poiché, se le radici dell’albero erano nel cielo, la decorazione come di stelle filanti, la luna o una stella aveva il suo posto. Incominciavo a fare una stella con del cotone.

In quel momento, arrivò Madame de Salzmann ed alcuni allievi, che viene a vedere la decorazione e, quando vide il mio schizzo, esclamo “Che cos’é questo?”. Gurdjieff guardò, vi fu un silenzio, poi mi chiede, molto tranquillamente “Lei, che cosa fare?”.

L’esclamazione di Madame de Salzmann mi ha congelata dov’era, poiché non avevo avuto il tempo di vedere con Monsieur Gurdjieff se la mia idea gli piacesse. Da quel momento, tutto ciò che avevo fatto non aveva per me più nessun senso. Avevo voglia di sprofondare.

Constatai però in seguito che la mia stella era rimasta, non se ne é più parlato. Dopo tutto, Gurdjieff avrebbe potuto farmela togliere. Ed il tono della sua voce, molto dolce, aveva attenuato l’effetto di quello di Madame de Salzmann che, evidentemente, non poteva far altro che esclamare davanti a qualcosa di non abituale.

Gurdjieff non mi toglieva la sua fiducia. Ne avevo bisogno poiché, per questo stesso fatto, egli mi dava fiducia in me stessa, e ciò mi era assolutamente necessario. Con tutto il suo atteggiamento, Gurdjieff lasciava la libertà di pensare, di agire; non interveniva nel processo del pensiero, ma lo aiutava, lo provocava.”

 

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