Meditazione come stato dell’essere

La meditazione non è concentrazione, non è un processo di focalizzazione del pensiero come comunemente viene intesa, non opera per il raggiungimento di fini.

Non è uno spazio mentale.

La mente, in quanto biocomputer, elabora dati del passato e prefigura il futuro.

L’attimo presente le sfugge sempre e con esso la vita che si dipana da presente a presente.

Non puoi immergere il piede due volte nella stessa acqua del fiume.

Il presente, questo spazio senza dimensione, è lo spazio, il sapore, la materia della meditazione:
come l’obbiettivo di una macchina fotografica accoglie, testimonia senza scelta, senza filtro, senza reazione il flusso di ciò che attraversa il suo campo di ricezione, come uno schermo bianco resta totalmente vuoto e disponibile.

La mente è invece come un album di fotografie, fissa immagini che sono in realtà in movimento, toglie loro la vita per poterle fissare.

La società non può fare a meno delle parole, mentre l’esistenza si esprime nel silenzio. Essere in meditazione è ascoltare dal silenzio interiore, comunicare con il linguaggio stesso dell’esistenza.

Il continuo trasformare le cose in parole, l’esistenza in definizioni, è l’ostacolo al silenzio della meditazione: se però ci si accorge del proprio costante monologo interiore, si è fatto il primo passo verso l’osservazione pura e semplice della sequenza dei pensieri e delle pause fra di essi.

In quelle pause, il silenzio, la meditazione, l’esistenza stessa.

Abitualmente viviamo di parole: così non viviamo veramente, non viviamo totalmente, accumuliamo pensieri, trascurando la vita.

La meditazione è uno stato esistenziale intrinseco alla natura e alla potenzialità umana, è cioè uno stato naturale che abbiamo dimenticato.

Ma la nostra vera natura resta nascosta in profondità, come una corrente sotterranea.

In qualsiasi momento basta scavare un po’, mettersi in ascolto, e si trova la vena che scorre ancora, una sorgente di acqua limpida.

Il problema non è capire come essere in meditazione, ma capire perché non si è in meditazione.

 

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