LE EMOZIONI NEGATIVE: ESERCIZIO di PRESENZA N. 10

Porto attenzione a non esprimere le Emozioni Negative, a non verbalizzarle e nel farlo mi ricordo di me.  

Posso cominciare osservandole in me stesso per comprendere come si manifestano e in che modo mi riguardano.
 
Come ne sono preda? Come mi contagiano? Quanto mi aggrappo ad esse? Cosa accade?
 
Mi alzo al mattino, vedo che il cielo è nuvoloso e fa freddo, e mi scoccio o commento negativamente la cosa. Questa è un’emozione negativa. Reagisco alla mancanza di gentilezza di qualcuno, a una discussione, mi lamento o mi arrabbio, esprimo invidia o risentimento, parlo negativamente di qualcuno o di qualcosa, giudico, mi rattristo. Queste e molte altre dello stesso genere sono considerate espressioni di emozioni negative. 
 
Non si tratta di reprimerle, ma di osservarle e di cominciare a trasformare il proprio modo di pensare.
 
Le osservo e non le esprimo, senza permettere che invadano la mia mente e i miei atteggiamenti. 
 
L’osservazione di tutte le forme di emozioni negative diede risultati veramente sorprendenti. Anche i membri del gruppo che si vantavano di essere di indole allegra e tranquilla scoprivano continuamente in loro irritazione, gelosia, invidia, collera, e disapprovazione degli altri. Divenendo più esperti nell’auto-osservazione e praticando con regolarità questo esercizio di presenza a noi stessi, acquistammo una maggiore familiarità con quelle sgradevoli sensazioni fisiche che accompagnavano le nostre varie emozioni negative, e imparammo con quanta rapidità i veleni che esse generavano permeavano i nostri corpi. A prezzo di un’amara esperienza imparammo anche che il lasciar passare un’emozione negativa prosciugava in noi ogni energia, e questo rese superflui gli ammonimenti di Ouspensky a tale riguardo. A volte sentivamo concretamente l’energia uscire da noi e apprendemmo a nostre spese che una volta che c’eravamo concessi a questo tipo di emozioni, e questo succedeva con molta frequenza, non avevamo alcuna possibilità di liberarcene. Restavamo in loro potere fino a quando non si fossero esaurite autonomamente. La sola speranza per evitare di cadere così facilmente preda delle emozioni negative sembrava risiedere in una acuita sensibilità ai primi segni del loro avvento, che ci consentisse di scostarci in tempo. Se attendevamo troppo prima di farlo ci ritrovavamo completamente in loro potere.”

Kenneth Walker, allievo di Gurdjieff e di Ouspensky 

Vedi la seconda parte dell’esercizio LE EMOZIONI NEGATIVE

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