Le Danze Sacre nell’antichità

antica danza sacra

Una manifestazione straordinaria dell’insegnamento di Gurdjieff è in quelli che al Prieuré erano definiti “gli esercizi” e più tardi finirono per essere chiamati “i movimenti”.

Nel primo capitolo de ‘I racconti di Belzebù’ lo stesso Gurdjieff descrive la propria posizione come quella di un insegnante di danza sacra. Spesso rifiutò qualsiasi altra funzione.

Naturalmente, non si voleva che ciò venisse preso sul serio, ma per molti era l’aspetto più allettante del suo lavoro. Fu per mezzo delle sue danze sacre e dei suoi movimenti che egli si scontrò con l’America per la prima volta nel 1924. Io stesso rimasi dapprima profondamente impressionato quando nel 1920 assistetti a una dimostrazione dei movimenti in un edificio vicino al Grande Rabbinato di Costantinopoli.

L’introduzione in Occidente a opera di Gurdjieff della serie di Danze per il Tempio e di Ritmi Sacri fu un contributo eccezionale. Gurdjieff incorporò insegnamenti connessi con l’uso del corpo anche a Tashkent, ai cui abitanti erano note le danze sacre. Egli le proseguì con un gruppo scelto a Pietroburgo.
Durante gli anni della rivoluzione furono temporaneamente abbandonate, per essere riprese però quando egli andò nel Caucaso con il suo gruppo e saldamente fissate quando per la terza volta inaugurò il suo Istituto a Tiflis. Seguitò a servirsene in un modo assai significativo per propagandare le sue idee, prima all’Istituto di Fontainebleau, poi a Parigi e negli Stati Uniti nel 1924, prima del suo incidente. Dopo quest’ultimo i movimenti furono abbandonati, durante il periodo della sua intensa attività di scrittore, ma furono ripresi nel 1928 ed insegnati ai gruppi in America, anche se non in modo molto soddisfacente. Alcuni dei suoi allievi li insegnarono in Inghilterra. Li riprese a Parigi durante la guerra e seguitò lui stesso ad insegnarli, sviluppandone di nuovi, fino a poche settimane prima della sua morte avvenuta nel 1949.

Gurdjieff spiegava che, nei tempi antichi, i movimenti del corpo umano occupavano un posto molto importante nell’arte dei popoli asiatici. Se ne faceva uso anche in Africa e nell’Estremo Oriente. I movimenti erano adottati nella ginnastica sacra, nelle danze sacre e nelle cerimonie religiose. I “Cercatori della Verità”, che annoveravano specialisti in materia di archeologia e di religioni orientali, accertarono che questa ginnastica sacra era stata conservata in determinate parti dell’Asia centrale, in particolare nell’area che va da Tashkent verso oriente fino al Turkestan cinese.

Perfino non più tardi dell’inizio del nostro secolo, nei templi e nei monasteri si faceva ancora ampio uso di danze sacre. Io stesso vi ho assistito in anni recenti e sono sicuro che ne sono state conservate molte. Il significato della ginnastica sacra fu sempre noto a coloro che la praticavano. Le tradizioni sono state conservate in certi monasteri e confraternite non accessibili al viaggiatore comune. In altri si accede più facilmente, alcuni sono famosissimi, per esempio quelli in cui si praticano i movimenti dei dervisci Mevlevi e quelli dei Rufa’i, le cui cerimonie settimanali sono aperte ai visitatori, compresi gli europei. In altri, come quelle degli Halwati, il cui nome vuol dire segregati, possono entrare coloro che sono accolti come autentici cercatori.

Le più importanti danze sacre, quelle dell’Asia centrale, non sono collegate con una singola religione. Esistono da migliaia di anni e i monasteri che le conservano possiedono la conoscenza acquisita in tempi remoti e trasmessa da una generazione all’altra esattamente con quelle stesse danze sacre e rituali.

(John G. Bennett, “Un nuovo mondo”)

 

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