Lavorare per il nuovo piano di coscienza (Luigi Maggi)

luigi-maggi-coscienza-quarta-viaÈ dunque dalla cosmologia che si deduce l’esigenza per l’uomo di conoscere se stesso. Certo molti interrogativi rimangono lì a tormentarci: perché fu creato l’uomo? perché la terra è diversa dagli altri pianeti? perché la sofferenza? Ma prima di vedere cosa ha scritto Gurdjieff in proposito, cerchiamo di chiarire il perché la conoscenza di sé come possibilità è così spesso negata oppure intrapresa in maniera illusoria. La risposta è abbastanza semplice, l’uomo presume già di conoscere se stesso e non si rende conto che la conoscenza di sé è istantanea, è una specie di auto-rivelazione al di là dello spazio e del tempo. E poi chi dovrebbe conoscere se stesso? non è questa una tautologia? Eppure l’uomo ordinario pensa in termini tautologici. Io sono io. La realtà è invece che l’Io è moltitudine, caos, pluralità.

L’umanità come specie non fu creata per conoscere se stessa. L’umanità come gli animali ha un’anima di gruppo. L’umanità è la parte evolutiva della vita organica, ma la specie non si evolve, solo l’individuo lo può.

Esiste un contrasto tra la natura e la coscienza. L’uomo ordinario nell’economia dell’universo è solo nutrimento per la Luna. L’evoluzione non è necessaria alla vita organica. La natura e l’uomo esistono solo per le necessità e per gli scopi della Terra.

Gurdjieff diceva: «Se tutti gli uomini divenissero troppo intelligenti non vorrebbero più essere mangiati dalla Luna». Solo la lotta e lo sforzo cosciente permettono a pochi di scivolare come piccoli pesciolini dalle maglia della rete tesa dalla natura con il suo sviluppo meccanico.

Ma qual è l’origine della natura e della vita stessa? Nella risposta troveremmo forse la chiave per capire l’esistenza dell’uomo sulla Terra con tutte le sue stranezze e incongruità.

Intanto gli antichi ci dicono che conoscere se stessi significa conoscere e diventare il dio che abita dentro di noi. Forse è per questo che non è opera da tutti e in ogni caso dovremmo prima fare bene i conti, perché altrimenti dopo potremmo scoprire di dovere pagare troppo per la nostra esistenza.

Oggi la necessità di conoscere se stessi è riconosciuta solo per qualcuno, per i cosiddetti malati di mente. Significa andare dallo psicanalista a farsi spiegare i propri sogni o trarre interpretazioni dai libri di psicologia, oppure darsi all’introspezione sulle pagine di un diario amico. Ma per la gente sana la possibilità di conoscersi è esclusa. Gurdjieff chiamava «lavoro» l’attività di colui che si sforza coscientemente per risvegliarsi e per sviluppare il proprio essere.

Per alcuni, e sono pochi, questo lavoro diventa lo scopo di tutta una vita, il grande viaggio verso la profondità del proprio essere, l’avventura che dà senso alla propria esistenza. La direzione è controcorrente.

Abbiamo visto che l’uomo è un laboratorio a tre piani, e che è dotato di tre centri.
L’ordine di lavoro rispetto ai centri è quello che va dal mentale all’emozionale all’istintivo motorio. All’inizio l’uomo deve studiare se stesso senza pretendere di cambiare. Deve osservarsi. Ma è difficile capire cosa s’intende per autosservazione, poiché normalmente la si confonde con l’introspezione o l’autoanalisi. L’osservazione all’inizio crea una divisione per poi permettere una sintesi e una armonizzazione.

Quando ci si osserva ci si deve, dividere in tre: pensieri, sentimenti, sensazioni-movimenti. L’osservazione deve isolare le tre funzioni, che di solito sono confuse e indistinte. È la struttura della macchina che l’uomo deve studiare, cioè le funzioni e le leggi del suo organismo. Ci si potrà accorgere allora che la macchina non funziona, che i centri non vanno ciascuno con il loro combustibile.

I tre centri sono sempre in conflitto e per quanto ognuno debba lavorare in maniera differente, il mentale con energia più densa, più lenta e più pesante e gli altri due con energia sempre più veloce e leggera, ognuno cerca di usurpare le funzioni dell’altro.

Chiediamoci quindi: la macchina dà o sottrae energia? Se fossimo in grado di rispondere potremmo porre le basi di una specie di morale oggettiva, che ci darebbe il quadro esatto della negatività e della positività delle energie, del bene e del male. Provate a entrare nella sala d’attesa di un guaritore dove l’atmosfera è calda e caricante e poi in quella di un medico qualunque dove prevale la sfiducia e dove tutti si guardano storto. Potrebbe essere la prova per capire l’oggettività delle vibrazioni in termini di bilancio di energie.

Per studiare se stessi occorre osservare le divisioni delle funzioni facendo delle constatazioni istantanee, poi bisogna registrarle e solo in seguito si avrà modo di analizzarne le associazioni e di spiegarne i perché e i come. Chiediamoci quindi, ad esempio, a quale centro appartiene il fenomeno del parlare, o del mangiare e così via.

Ogni funzione ha un suo carattere, il pensiero giudica e compara, il sentimento non ragiona ma definisce le impressioni in base al loro carattere piacevole o spiacevole, le sensazioni sono invece indifferenti. La difficoltà di distinguere le funzioni è dovuta al fatto che in ogni uomo di solito ne prevale una a seconda del tipo e della polarità, e così l’uomo n. 1, il fisico, è passivo a tutto sensazione, oppure attivo perché prevale l’aspetto motorio, il n. 2 è emotivo e passivo, il n. 3 è mentale e attivo.

Accanto al lavoro corretto dei centri scopriamo così il loro lavoro scorretto, che conduce alla malattia fisica e mentale e alla morte. Se riusciamo a tappare i buchi che portano alle perdite di energia potremo col tempo prima conservarla e poi trasformarla in qualcosa di sempre più fine.

Le cause del cattivo funzionamento dei centri sono: per il corpo le tensioni inutili che si creano continuamente; per il centro emozionale la tendenza a ripetere le esperienze piacevoli del passato e a evitare quelle spiacevoli, l’immaginazione negativa e la pratica di manifestare le emozioni negative; per il centro intellettuale i pensieri e le parole inutili e la mancanza di attenzione, nonché i pensieri automatici, i sogni a occhi aperti e il fantasticare, che sono sempre i tratti dell’immaginazione negativa.

Quando il centro mentale usurpa l’energia del centro emozionale si mette a fare scelte, a giudicare e a ponderare quando invece occorrono decisioni rapide e percezione delle sfumature e dei particolari. Quando il centro emozionale lavora per il centro intellettuale vi è nervosismo, fretta, entusiasmo eccessivo, quando occorrerebbero calma e ponderatezza. Quando il centro intellettuale lavora poi al posto del motorio ingarbuglia tutto (basti pensare a uno che guida l’automobile pensando tutte le volte che deve cambiare in pieno traffico) e quando il motorio fa il lavoro del mentale dà come risultato lettura e ascolto meccanici.

Che dire poi delle abitudini? Ogni centro ne ha parecchie, basti pensare al fumare prima di addormentarsi o dopo cena, al bere il caffè al mattino, al fare conversazione e così via. Se prendiamo un foglio di carta quadrettata e in alto scriviamo i numeri dall’1 al 10 corrispondenti a un criterio di valutazione che è insufficiente dal 5 allo zero e sufficiente dal 6 al 10, possiamo costruire e valutare il grafico delle funzioni, osservandone la curva e l’andamento per un ciclo determinato, dieci giorni, una settimana, un mese. Si dovrebbero vedere bene espresse le disfunzioni e le disarmonie tra i rispettivi centri.

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Tratto dal libro: “Gurdjieff – le sue tecniche e la conoscenza di sé” di Luigi Maggi

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