L’arte di trasmettere un insegnamento senza parole

danze sacre
 

LE DANZE – I MOVIMENTI claustres solange

Tratto da “G. I. Gurdjieff e la presa di coscienza” di Claustres Solange 

L’insegnamento di Gurdjieff si compone principalmente di due categorie: lo scambio sulla presa di coscienza di sé, esercizi interiori e sulla sensazione. Congiuntamente, quello delle danze, chiamate Movimenti, che sono l’applicazione di questo insegnamento mediante gli esercizi interiori, che devono essere eseguiti allo stesso tempo degli atteggiamenti, posture, ritmi e spostamenti.

Questi Movimenti sono composti da varie serie di posizioni, atteggiamenti simmetrici, ritmi, conteggi, parole, ove il tutto deve essere eseguito simultaneamente in modo molto disciplinato.

L’atteggiamento fisico è una direzione do energia che ha un senso, come una parola. Ogni posizione-atteggiamento è una parola, l’espressione di un sentimento, di un’idea, che sia cosciente o no.

Non si tratta di cercare il significato in parole, ma di percepire l’atteggiamento fisico per comprenderlo. In questa apertura, in questa ricerca, ci si può rendere conto che si riceve un insegnamento su noi stessi mediante questi atteggiamenti.

Essere presente a ciascuno dei nostri movimenti ci fa eseguire i nostri atteggiamenti in maniera conforme al nostro stato di coscienza,

Passare da una posizione ad un’altra è una frase. Occorre essere presenti a questo passaggio per la continuità di una posizione ad un’altra, per non interrompere la circolazione dell’energia, non interrompere l’impressione di se stessi.

Se si è presenti in maniera giusta, si è coscienti di ciascuna delle proprie posizioni e del passaggio da una all’altra, si è con, non si è trascinati, non si è tagliati fuori da noi stessi. Non è come nell’automatismo abituale.

La disciplina dei movimenti nella sua continuità sviluppa la percezione della sensazione, un nuovo sentimento di sé, ed un pensiero più cosciente.

Lo scopo di questa scuola è stimolare ed affinare l’energia del pensiero e dell’essere, con esercizi interiori ed esteriori, e con i  movimenti.

Il compito, però, è immenso, pieno di scogli: la menzogna a sé stessi costante, poiché l’individui non é mai sincero con se stesso. Il primo compito, il primo esercizio,  imparare ad essere sinceri, onesti con se stessi, altrimenti, tutto quanto è solo menzogna, immaginazione e fantasmi.

Questi Movimenti danno a coloro che li eseguono in maniera rigorosa, con il loro contenuto di ricerca di presa di coscienza, di relazione cosciente con il loro corpo, una sorta di “formazione” e di “arricchimento” del oro essere, un nutrimento per tutte le parti di loro stessi: il corpo-istinto, il centro emozionale, il pensiero-coscienza.

Occorre però sapere che questo “arricchimento” non nutre solo l’essere, ma anche l’ego che si impadronisce intellettualmente di tutto, ed occorre esserne coscienti per non cadere nella sua trappola.

Se colui che esegue i Movimenti ha una ricerca onesta nel proprio sentimento e nella sua pratica, questo “arricchimento” si produce molto sottilmente e direttamente mediante le impressioni ricevute da ogni postura di tutta la serie di posizioni del “movimento”.

Queste “impressioni” sono degli insegnamenti, delle “conoscenze” acquisite inconsciamente, ricevute dal corpo, dall’istinto, dal sentimento-intuizione, ed un pensiero che viene dall’essere, diverso dall’intelletto. Tutti e tre sono legati al Tutto che é l’Essere.

Queste “impressioni ricevute” possono divenire coscienti, se l’allievo lo ricerca con tutto lo sforzo che ciò richiede come pazienza, volontà, continuità assidua, coscienza lucida, umiltà, perché nulla venga a dirottare la direzione di questa ricerca. Allora, può svilupparsi un vero “pensare” dei tre centri.

Non si deve confondere “intelletto”, “pensiero” ed un vero “pensare”.

L’intelletto ha i dati per ciò che si chiama “pensiero”, produce questo “pensiero”, che può essere intelligente, ma che é formato, costruito e racchiuso, legato mani e piedi dalle conoscenze apprese, dall’ambiente sociale, dalla professione, dalla religione, dalla politica, e fornisce associazioni automatiche. Non è un vero “pensare”.

Per divenire liberi dalla costruzione intellettuale e dalle associazioni, che saranno sempre in noi, poiché non le si può sopprimere, ed al fine di sviluppare un vero pensare, è imperativo che la funzione attiva del pensiero di rappresentarsi e mantenere volontariamente tutti i dati degli esercizi interiori, nonché le sequenze, le posture ed i ritmi sia esercitata continuamente. E’ “L’ATTENZIONE COSCIENTE” che prepara un vero pensare.

Con un lungo tempo di pratica, questi esercizi, come le scale su una tastiera per ammorbidire e controllare le dita, o come un allenamento intellettuale o fisico che dia il risultato cercato, divengono un modo differente di sentire e di vivere.

A condizione che colui che li esegue cerchi veramente con determinazione la presa di coscienza di sé stesso e lo sviluppo del suo essere.

 

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