L’apprendimento secondo J.G.Bennett

Apprendimento J.G.Bennett.Partiamo da una posizione d’ignoranza di noi stessi, delle nostre potenzialità, dei modi, mezzi, metodi e leggi che governano il processo di trasformazione. A questa ignoranza occorre porre rimedio.

Dobbiamo cercare e dobbiamo imparare. Prima di poter imparare, dobbiamo apprendere come imparare. Dobbiamo avere il desiderio di apprendere e non aspettarci di sapere senza aver imparato.

Potremmo immaginarci di non volere niente più che conoscere la verità su noi stessi ed il mondo, ma dimostriamo ancora ed ancora con il nostro comportamento che semplicemente chiudiamo la nostra mente alla conoscenza che non fa per noi.

Anche se sinceramente desideriamo apprendere, non né consegue il nostro essere disposti a che ci venga insegnato. C’è una storia di un cercatore della conoscenza che chiede ad un maestro Sufi di insegnargli e riceve la risposta: “Se io sono disposto ad insegnarti, tu sei disposto a che ti venga insegnato?”

Una parte dell’apprendimento deve venire da noi stessi. Dobbiamo essere disposti ad essere sinceri nell’osservazione dei nostri stati interiori ed impulsi nascosti così come il nostro comportamento esteriore. Ma anche una sincera osservazione ha bisogno di essere diretta da una conoscenza su cosa cercare e come verificare ciò che crediamo di aver visto.

Come apprendiamo? L’apprendimento è un processo senza fine  a meno che non ci sia un punto finale nella Visione Beatifica in cui “conosceremo e saremo conosciuti”.
Sebbene, la Visione Beatifica è solo l’inizio di una nuova vita in cui inizieremo ad imparare cose che la lingua non può proferire. Credo che l’abilità di imparare è una qualità così preziosa che non può scomparire dall’uomo perfezionato. Essere capaci di imparare è essere giovani e chiunque mantiene in sè fresca la gioia di imparare rimane per sempre giovane. Tutto ciò che in noi chiude i canali attraverso cui la nuova conoscenza può entrare rende più difficile l’evasione dalla prigione della nostra ignoranza. L’uomo ignorante è come un prigioniero che langue nella sua cella stretta, che diventerà la sua tomba, poichè non ha appreso che la porta non è serrata.

Tratto da: Transformation – “ The four sources ” di J.G.Bennett

 

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