Le radici nel cielo e la punta verso il basso: una spiegazione esoterica dell’albero a rovescio

albero a rovescio

L’aneddoto riportato in questo articolo dal discepolo di Gurdjieff, René Zuber, fa riferimento a un’antica tradizione esoterica, secondo la quale il mondo viene rappresentato come un albero che affonda le sue radici nel cielo e i rami nella terra.

Secondo questa visione, le radici traggono nutrimento dal “principio”, in alto, mentre i rami rappresentano la manifestazione e si protendono verso la terra. Ecco spiegata la strana richiesta di Gurdjieff.

Riportiamo qui di seguito alcuni riferimenti bibliografici in merito.

René Guénon

(“Symboles Fondamentaux de la Science Sacrée”, Gallimard 1962 – pag. 324 capitolo LI – L’albero del Mondo)

Citazione di Katha Upanishad VI,I – Bhagavad Gîtâ, XV,I – Rig-veda 1,24,7 – Maitri Upanishad VI,4 – Dante – Purgatorio, XXII, 130-135 – XXV, 103 sq.

(“L’homme et son devenir selon le Vêdânta”, Ed. Traditionnelles, 1981, pagina 57 – Capitolo V) Purusha non colpito dalle modifiche individuali

Ibn’Arabi

(“L’Arbre du monde”, traduzione di Maurice Gloton – Ed. Les deux Océans, Paris)

“Il mondo è come una pianta di fico perpetua (aswattha sanâtana) la cui radice si solleva verso l’aria ed i cui rami si affondano nella terra”

Bjagavad-GotâXV,1: “E’ una pianta di fico perenne, la radice in alto, i rami in basso, di cui gli inni del Veda sono le foglie; colui che conosce questo conosce il Veda”. La radice è in alto perché rappresenta il principio, ed i rami sono in basso poiché rappresentano lo sviluppo della manifestazione; se la figura dell’albero è rovesciata in questo modo, è che l’analogia, qui come in tutti gli altri luoghi, deve essere applicata in senso inverso. In entrambi i casi, l’albero è designato come il fico sacro (ashwattha o pippala); sotto questa forma o un’altra, il simbolismo dell’“Albero del Mondo” è lungi dall’essere particolare all’India: la quercia presso i Celti, il tiglio presso i Germani, il frassino presso gli Scandinavi svolgono esattamente lo stesso ruolo.

C.G. Jung

(“Les racines de la consicence. L’albero rovesciato”, pagina 481 – Laurentius Ventura)

“Le radici dei suoi minerali sono nell’aria e le loro cime nella terra…”

George Ripley

Dichiara che l’albero ha le sue radici nell’aria (Opp., 1649, pag. 2270) e altrove, prende le sue radici nella “Terra Gloriosa”, la terra del paradiso (ovvero nel modo futuro trasfigurato).

Blaise de Vigenère

Scrive che secondo un “rabbi, figlio di Joseph Carnitolus”. “Il fondamento di ogni struttura inferiore è fissato in alto e la sua cima è qui in basso, come un albero rovesciato”. Vigenère ha una conoscenza abbastanza buona della kabbala e paragona qui l’albero filosofico all’albero di Sephiroth che rappresenta, di fatto, un albero mistico del mondo. Quest’albero però, per lui rappresenta anche l’uomo. Si legge anche nel prodomus Rhodo-Stauricus che gli antichi avevano chiamato l’uomo “erba rovesciata” (1620 fol. V t) pagine 482-483. L’idea che l’uomo sia un albero rovesciato sembra sia stata frequente nel Medio Evo. Qui vi è una linea che , a partire da Platone, conduce fino alle rappresentazioni induiste: Timeo, 90 A “poiché siamo una pianta non terrestre, ma celeste”. Vertius Valens, Anthol.Liv.I “l’anima è radicata negli uomini a partire dall’etere”.

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