La Quarta Via

Questo insegnamento non è nascosto, ma non si mette in mostra.

Non vi sono impegni, o riti da osservare.

Si è liberi della propria scelta, di venire, di andarsene, non vi è che il proprio desiderio di comprendere meglio, di perfezionarsi.

Questo insegnamento è al di fuori di ogni dogma religioso, di ogni politica. Non se ne parla mai.

Nell’uomo, la sua eredità, la sua tipologia, il suo ambiente, la sua educazione, gli shock della vita, ne faranno un’opera d’arte, uno zombi, un robot, un essere umano, o altro.

(…) Non ci si esilia dalla vita, dal mondo, ma, al contrario, occorre apprendere a vivervi pienamente e coscientemente, sul piano sociale, professionale, familiare e delle relazioni.

Avere lo spirito critico, non credere se non si è esperimentato.

I tratti principali.

Il sonno allo stato di veglia, il tratto principale con l’automatismo delle associazioni, del sogno, del fantasma.

In questo lavoro, ciascuno avanza secondo le proprie possibilità, il proprio desiderio, la propria tenacia, la propria onestà, la propria critica nei confronti di se stesso, tappa dopo tappa, molto progressivamente.

Occorre uno sforzo onesto di presa di coscienza, ed un desiderio sincero di conoscersi, per non farsi ingannare da se stessi.

Vi sono varie nozioni da comprendere:
liberarsi dall’ipnotismo, poiché lo stato abituale dell’essere umano è una sorta di sonno ipnotico. Tutto ciò che si fa, lo si fa in un sonno psichico, così profondo e sottile, che sono necessari sforzi grandi e lunghi per uscirne. Per fare questo, però, occorre in primo luogo saperlo e vederlo.

Lo sforzo in questo lavoro su noi stessi è uno sforzo che implica la presenza cosciente e lucida di tutto l’essere: pensiero, sentimento, percezione e sensazione di sé, il tutto simultaneamente.

Il giudizio si basa sul carattere, la formazione culturale e sociale, ma non sull’essere, né sui vari livelli dell’essere.

(…) Il bisogno di sviluppo è innato nell’essere, è nella natura stessa dell’uomo.
Il bisogno di andare oltre se stessi è la base di questo principio.
L’essere ha bisogno di essere “di più”. La formazione sociale ed altri fattori deformano questo bisogno. Non avendo conoscenza di che cosa sia questo “di più”, egli si lancia in qualunque cosa, la prestazione in un campo, o il bisogno di potere, o altro.

(…) E’ in particolare nei movimenti che si può provare questo “gusto di sé”, la scoperta del “sé” nella vita, con gli altri.

Le scoperte della fisica, i concetti di spazio-tempo, il principio di discontinuità quantica, i livelli di realtà, la non-separabilità, i principi di unificazione delle interazioni fisiche, i concetti di energie e di livelli di materialità, il pensiero sistemico, le strutture del DNA, e molte altre conoscenze si trovano potenzialmente presso i grandi maestri della Tradizione. Questi Maestri non hanno mai considerato che, qualunque sia il livello di queste conoscenze, esse avessero in sé la loro finalità.

La fisica quantica, che scopre che l’uomo non può osservare nulla senza modificare con l’osservazione stessa ciò che egli osserva, non fa altro che puntare il dito su una proprietà naturale.

Noi non abbiamo accesso alla realtà, perché interferiscono i nostri condizionamenti e modi di rappresentazione.

[Queste citazioni sono prese liberamente da Solange Claustres: “la Prise
de Conscience et G.I. Gurdjieff” Editions Eureka- Utecht 2003 pagg. 135 -151 ]

 

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