La conoscenza segreta (parte 1)

la-conoscenza-segreta-parte-1Un giorno in cui eravamo con G., gli domandai: “Perché la conoscenza è tenuta così accuratamente segreta? Se l’antica conoscenza è stata preservata e se, parlando in generale, esiste una conoscenza distinta dalla nostra scienza e dalla nostra filosofia, o ad esse anche superiore, perché non diventa proprietà comune? Perché i suoi detentori si rifiutano di lasciarla entrare nel circuito generale della vita, in vista di una lotta migliore o più decisiva contro la menzogna, il male e l’ignoranza?

Questo è, io penso, un problema che generalmente sorge in tutti coloro che incontrano per la prima volta le idee dell’esoterismo. “Vi sono due risposte, disse G.; in primo luogo, questa conoscenza non è tenuta segreta, e in secondo luogo non può, per la sua stessa natura, diventare proprietà comune. Esamineremo subito questo secondo punto. Vi proverò in seguito che la conoscenza, egli accentuò la parola, è molto più accessibile di quanto si creda a coloro che sono capaci di assimilarla; il guaio è che la gente o non la vuole o non la può ricevere. Ma innanzitutto bisogna capire che la conoscenza non può appartenere a tutti e non può neppure appartenere a molti. Tale è la legge.

Voi non la comprendete, perché non vi rendete conto che la conoscenza, come ogni cosa di questo mondo, è materiale. È materiale, ossia possiede tutte le caratteristiche della materialità. Ora, una delle prime caratteristiche della materialità è che la materia è sempre limitata, voglio dire che la quantità di materia in un dato luogo e in determinate condizioni è sempre limitata. Anche la sabbia del deserto e l’acqua dell’oceano sono in quantità invariabile e strettamente misurata. Di conseguenza, dire che la conoscenza è materiale significa che in un luogo e in un tempo dato ve ne è una quantità definita. Si può dunque affermare che, nel corso di un certo periodo, poniamo un secolo, l’umanità dispone di una quantità definita di conoscenza. Ma noi sappiamo, attraverso un’osservazione anche elementare della vita, che la materia della conoscenza possiede qualità interamente diverse a seconda che essa sia assorbita in piccole o in grandi quantità. Presa in grande quantità in un dato luogo, da un uomo, o da un piccolo gruppo di uomini, essa da risultati molto buoni; presa in piccola quantità da ognuno degli individui che compongono una grande massa di uomini, essa non da alcun risultato, o forse talvolta dei risultati negativi, contrari a quelli che si attendevano.

Dunque, se una quantità definita di conoscenza viene ad essere distribuita tra milioni di uomini, ciascun individuo ne riceverà pochissima, e questa piccola dose di conoscenza non potrà cambiare nulla né nella sua vita, né nella sua comprensione delle cose. Qualunque sia il numero di coloro che assorbiranno questa piccola dose, il suo effetto sulla loro vita sarà nullo, seppure non la renderà anche più difficile. Ma se, al contrario, grandi quantità di conoscenza possono essere concentrate in un piccolo gruppo di persone, allora questa conoscenza darà risultati grandissimi. Da questo punto di vista, è molto più vantaggioso che la conoscenza sia preservata in un piccolo gruppo e non diffusa tra le masse. Se, per dorare degli oggetti, prendiamo una certa quantità d’oro, dobbiamo conoscere o calcolare il numero esatto degli oggetti che con questa quantità si potranno dorare. Se tentiamo di dorarne un numero maggiore, la doratura risulterà ineguale, a chiazze, ed essi appariranno peggiori che se non fossero stati dorati del tutto; di fatto, avremo sprecato il nostro oro.

La distribuzione della conoscenza si basa su un principio rigorosamente analogo. Se la conoscenza dovesse esser data a tutti, nessuno riceverebbe nulla. Se essa è riservata a pochi, ciascuno ne riceverà abbastanza non solo per conservare ciò che riceve, ma per accrescerlo. A prima vista questa teoria sembra molto ingiusta, perché la situazione di coloro ai quali la conoscenza è, in certo qual modo, rifiutata affinché altri ne possano ricevere di più, sembra tristissima, immeritata e più crudele di quanto dovrebbe. La realtà è però del tutto diversa; nella distribuzione della conoscenza non vi è ombra di ingiustizia.

Il fatto è che l’enorme maggioranza della gente ignora il desiderio di conoscere; essa rifiuta la sua parte di conoscenza, trascura persino di prendere, nella distribuzione generale, la parte che le è assegnata per i bisogni della vita. Questo è particolarmente evidente in periodi di pazzia collettiva, di guerre, di rivoluzioni, quando gli uomini sembrano ad un tratto perdere persino quel piccolo granello di buon senso che di solito avevano e, trasformati in completi automi, si abbandonano a giganteschi massacri, perdendo persino l’istinto di conservazione.

Enormi quantità di conoscenza rimangono così, in certo modo, non richieste, e possono essere distribuite a coloro che sanno apprezzarne il valore.

Non vi è nulla di ingiusto in tutto questo, perché coloro che ricevono la conoscenza non prendono niente che appartenga ad altri, non privano gli altri di qualcosa; prendono soltanto ciò che gli altri hanno rigettato come inutile e che, in ogni caso, andrebbe perduto se essi non lo prendessero.

L’accumulare conoscenza da parte di alcuni, dipende dal fatto che altri la rifiutano.

Dal libro di Ouspensky – “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”

 

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