Il serpente di legno: Gurdjieff e Solange Claustres

Il serpente di legno Gurdjieff e Solange Claustres

Durante un pasto, Monsieur Gurdjieff raccontava delle storie divertenti, come faceva spesso, tutti ridevano.

Poi, si mise a stuzzicare le donne a causa della loro paura dei topi. E, ridendo egli stesso, cercò qualcosa sulla piccola credenza vicino a lui, e poi nelle tasche, da cui trasse un serpentello fatto di pezzi di legno dipinti di verde e di giallo, incollati su un tessuto centrale, che consentiva di farlo ondulare, cosa che evidentemente Gurdjieff non mancò di fare, facendo finta di minacciare coloro che erano intorno alla tavola, cosa che sollevò gridolini e risate presso qualche donna.

L’atmosfera era gaia come egli sapeva sempre creare, e Gurdjieff si divertiva delle reazioni ai suoi scherzi.

Quella sera, ero seduta al tavolo, quasi di fronte a lui. E, di fronte al suo atteggiamento provocatorio e alla reazione degli altri, ebbi, improvvisamente, l’impulso di tendere vivacemente la mano verso di lui, con il palmo aperto, sempre sorridendo, per avere il serpente.

Gurdjieff si fermò in modo netto nel suo gesto, improvvisamente serio, guardandomi fisso, rimanendo nel suo atteggiamento, con il braccio teso che teneva in mano il serpente. Attorno a noi si fece un profondo silenzio.

In me vi era un sentimento molto forte, quello che ho in una situazione in cui spingo, come in una battaglia da vincere, decisa, calma, sicura di me, continuando a tendere la mano sorridendo, di fronte a Monsieur Gurdjieff, rimanendo tutti e due nel nostro atteggiamento.

Attorno a noi vi erano stupore, mormorii, esclamazioni soffocate.

Continuando a fissarmi, come se leggesse ciò che vi era in me, Gurdjieff ha posto lentamente il serpente nella mia mano, e sempre lentamente si mosse con un’espressione grave, puntando il dito verso l’una delle tele che coprivano i muri, che rappresentava Cleopatra, con l’aspide in mano, diretto verso il suo cuore per uccidersi.

Nel silenzio totale che si era fatto, Gurdjieff, con una voce grave e bassa, disse qualcosa come “Cambiò il volto del mondo” (non ho sentito le prime parole).

Il silenzio si fece più pesante. Tutti attendevano. Ma Gurdjieff si era fatto silenzioso, di una gravità che non gli era abituale, con gli occhi bassi, rimanendo in una riflessione profonda, come se stesse succedendo un avvenimento particolare, come se non fosse più lì, ma molto lontano… Il silenzio durò a lungo.

Lo sguardo penetrante di Gurdjieff mi aveva scrutata a lungo, e il mio sguardo nel suo aveva conservato l’espressione del mio sentimento tranquillo e sicuro di me. Spesso, fra noi è avvenuto uno scambio profondo, senza parole, come una trasmissione mediante la comprensione dell’essere.

Però, che cosa aveva compreso? E che cosa avevo compreso io?

La mia mente non poteva darmi alcuna spiegazione.

Ho cercato il significato del mio impulso. Percepisco sempre lo stesso sentimento: ho risposto alla sua provocazione come a una sfida, e tendevo a essere più forte di ciò che c’era in quel contesto. Affermavo di non aver paura. Non ho mai paura degli animali, di nessun animale, al contrario.

Ma per Gurdjieff?… Il senso del suo atteggiamento?… Delle sue parole? Ho pensato avesse voluto distogliere l’attenzione. Ma la sua gravità era troppo forte, ne potevano derivare vari significati.

Mi sono ricordata del racconto che Gurdjieff aveva fatto dell’atteggiamento di suo padre che, ai fini della sua educazione, lo obbligava a prendere in mano dei serpenti, persino a giocare con loro.

Per il serpente, vi è il significato che esso rappresenta nelle varie tradizioni.

  • Salmi, 66-5: Il senso del serpente dell’albero della conoscenza, il suo vero ruolo nei confronti di Adamo ed Eva.
  • E’ assimilato a Mercurio, al Drago mercuriale.
  • Il serpente è legato a una trasformazione, una trasmutazione.
  • Rappresenta la conoscenza, la forza, la saggezza.

Ho sempre il ricordo presso mia nonna di una grande statua della Vergine, con il piede posto sulla testa di un serpente, che aveva potere su di lui.

Per quanto attiene Cleopatra, era una donna di grande erudizione, che conosceva una decina di lingue, di grande forza, saggezza e intelligenza. Ha fatto di tutto per salvare tutto ciò che lei metteva al primo posto: il suo paese. Fallisce e si dà la morte per non cadere nelle mani del nemico.

Vi è dunque: il padre di Gurdjieff, i vari significati del serpente, e Cleopatra che voleva salvare il proprio paese.

Quando Gurdjieff ha puntato Cleopatra, ho associato a: salvare; servire una causa, alla trasmissione di questo insegnamento, la sua continuità.

Gurdjieff aveva detto un giorno che il ruolo della Quarta via, questo insegnamento, che non è la via del monaco, né quella dello yogi, né quella del fachiro, è di apparire e sparire, dopo aver depositato ciò che era necessario in quel momento, a quell’epoca, in quel luogo della Terra. Che questa via può fondersi nella società, cambiare forma, divenire un’organizzazione, una religione, oppure sparire.

Un’altra volta, Gurdjieff aveva detto che, alla quarta generazione, ciò che è stato creato scompare.

A quale generazione siamo? Direttamente discepola di Georges Gurdjieff, io sarei della seconda; i giovani sarebbero della quarta.

Non vi sono conclusioni da dare, ma una riflessione si impone alla nostra epoca, per la trasmissione e la continuità di questo insegnamento in un senso reale, senza deformazioni, e senza una degenerescenza che percepisco infiltrarsi di qua e di là.

(Solange Claustres)

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