I principi dell’autoconoscenza

g-i-gurdjieff-luigi-maggi-autoconoscenza-quarta-viaCol titolo «In search of the Miracoulous Fragments of an Unknown Teaching» uscì postumo nel ‘50 il libro di Ouspensky sull’insegnamento impartito da Gurdjieff dal ‘15 aI ‘18 in Russia, un anno dopo la morte di costui.
È da considerarsi il libro base per iniziare uno studio mentale dei principi dell’autoconoscenza.

Questo libro è indispensabile per cominciare il lavoro su di sé partendo dalla conoscenza mentale, e in base ad esso vorremmo tracciare in questo capitolo una sintesi della parte più teorica dell’insegnamento, come Gurdjieff la porgeva prima di fondare in Francia nel ‘22 l’«Istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo».

Diamo quindi un rapido schizzo di quello che fu erroneamente ritenuto un insieme sistematico pur nella sua frammentarietà. Meglio sarebbe invece considerare i punti che seguiranno quali ipotesi filosofiche sull’uomo e la natura e l’universo, da verificare nell’esperienza, allo scopo di trasformare l’uomo stesso e la natura, poiché lo scopo dell’autoconoscenza è proprio quello di «essere», cioè «essere differenti».

E cominciamo con l’affermare che tutto è energia, la materia è energia, l’uomo è energia. Quest’ultimo è parte della natura e l’universo è un organismo vivente dinamico e non statico, la cui creazione è continua, così come la sua crescita e la sua trasformazione.
Nella costituzione dell’uomo e della natura vige il principio che il tutto è uno e che l’uno è il tutto. E anche il primo dei tre punti della Teosofia: la Vita è Una. Vi è unità tra tutto ciò che esiste e l’universo è stato creato secondo leggi che sono le stesse tanto per l’uomo che per la natura.

La sostanza è vivente, tutto è vibrazione e radiazione, però esse non procedono in maniera continua e lineare, non si sviluppano in maniera uniforme. Una vibrazione è una nota musicate che percorre una sua ottava, ma negli intervalli in cui manca il semitono, tra il mi e il fa e tra il si e il do, la sua forza viene deviata invece che procedere diritta. È la legge del Sette che assieme alla legge del Tre costituisce la legge fondamentale della creazione.

Esiste una grande ottava cosmica, il Raggio di Creazione, che va dal polo dell’Assoluto fino al polo opposto della Luna, attraverso tutti i mondi, tutti i Soli, il Sole del nostro sistema planetario, i pianeti, e tra questi la Terra.

L’uomo, che è parte del corpo organico della Terra, è una macchina biologica che riceve, trasforma e trasmette energia. Il processo però avviene in maniera puramente meccanica e automatica. L’uomo in quanto macchina è prigioniero della Terra e della vita organica, non può nella sua meccanicità accendersi da solo e mettersi in moto da solo.

Come la natura, egli non conosce una evoluzione cosciente ma solo uno sviluppo meccanico; nasce, si nutre e muore, la sua vita dipende da influenze esterne che costituiscono la legge generale del caso e dell’accidente, il suo stato è quello del condizionamento esteriore, egli è una sorta di burattino i cui fili sono tirati da forze per lui cieche.

L’uomo però ha la possibilità di cessare di essere una macchina, si tratta solo di una possibilità, sta a lui renderla attuale. L’unica evoluzione possibile è quella cosciente, ma l’uomo non sa cosa sia la coscienza, poiché in genere non la possiede, e tuttavia crede di possederla. La coscienza, poiché non l’abbiamo, non può essere definita. Però ne abbiamo la possibilità. La coscienza ha quattro stadi di sviluppo ma l’uomo ordinario ne conosce solo due, il sonno e la veglia. Ma se di notte l’uomo nel suo letto sa di dormire e di non avere una coscienza, di giorno crede di essere sveglio e cosciente, e invece s’inganna, poiché è sotto l’influsso di un sonno ipnotico che lui scambia per coscienza lucida.

L’uomo ha però la possibilità di svegliarsi anche di giorno e di vedere la meccanicità del proprio vivere e di accedere così, constatando che dorme e che non è cosciente, al terzo stadio, quello della coscienza di sé. L’ostacolo principale è quello di pensare di essere già coscienti, scambiando per coscienza certe conoscenze mentali, apprese tramite il condizionamento esterno, con le quali ci si identifica.

L’uomo si inganna continuamente, scambia l’illusione per realtà e questa per illusione. Quando si dice per esempio «egli ha preso coscienza del suo ruolo di sfruttato» oppure «egli ha preso coscienza di avere un complesso edipico» di solito si vuole affermare un ampliamento della coscienza di sé e invece non si fa altro che ridurre la coscienza di sé alla coscienza di veglia, cioè agli inganni della mente.

Che dire allora del quarto stadio, la coscienza oggettiva? Solo questa ci fa vedere la realtà così come è. L’uomo può destarsi, sì, ma deve lavorare su di sé, deve conoscere se stesso, così come è, è pura apparenza.

I due pilastri del lavoro su di sé per diventare autocoscienti sono lo sforzo cosciente e la sofferenza intenzionale. L’uomo s’illude già di “essere” e invece esiste soltanto e in una forma fenomenica. S’illude attorno a tre punti fondamentali:

1) Quello di essere uno. Invece quando dice «Io» s’inganna, perché vi sono semmai centinaia di io. L’uomo non è uno, ma molti, è una contraddizione di io. Vi sono perlomeno tre io nell’uomo, l’io che pensa, l’io che sente emozionalmente, l’io che sente istintivamente e che agisce fisicamente. L’uomo è un essere tricervicale. Come un tutto energetico è dotato di sette menti, ma solo tre funzionano nell’uomo ordinario, e perdippiù male.

2) L’uomo crede di avere una volontà, ma in lui non c’è niente di stabile, unitario, permanente.

3) L’uomo crede di potere fare e invece tutto accade. La legge dell’ottava impedisce all’uomo di «fare», perché negli intervalli le forze vengono deviate e così egli rimane senza più potere.

Se l’uomo fosse in grado di percepire le energie dei centri superiori il livello della sua coscienza si alzerebbe, ma questo è pressoché reso impossibile dal disordine e dalla disarmonia dei tre centri inferiori, come si vedrà più avanti, l’uomo può svegliarsi ma deve sottoporsi a sforzi costanti della coscienza. Lo shock come si è visto a proposito del Raggio di Creazione è una necessità inerente al funzionamento stesso dell’universo (l’uomo è un universo in miniatura) e dipende dalle leggi del Tre e del Sette. Se l’Assoluto stesso compie sforzi coscienti e impartisce shocks, anche l’uomo, che è un Dio in potenza, lo può fare. L’uomo è mortale, però ha la possibilità di diventare immortale pagando con i propri sforzi e con la sofferenza intenzionale.

L’uomo è parte della Terra ma il suo posto e la sua funzione nell’universo non si riducono a questo pianeta. Nel cosmo tutto è materia, posta per così dire in scala, dall’Assoluto alla Luna: vi è il minerale, il vegetale, l’animale, l’umano, il divino.

Ogni materia è un Idrogeno. Vi è interdipendenza tra i singoli gradini della scala degli Idrogeni, uno serve all’altro, uno mangia l’altro, poiché tutto è cibo. L’universo per vivere deve mangiare.

L’organismo umano riceve tre tipi di nutrimento:

1) Cibo fisico

2) L’aria che respira

3) Le impressioni, cioè pensieri, sensazioni, emozioni, le funzioni dei tre centri.

Vi è nell’uomo come nella natura un continuo processo di trasformazione dalle sostanze più grezze a quelle più fini, voluto dalla legge dell’ottava, che fa sì che l’uomo possa essere considerato come un laboratorio alchemico a tre livelli, fisico, emozionale, mentale. Tutto si trasforma. Per quanto riguarda il cibo fisico e l’aria gli shocks che colmano gli intervalli dell’ottava sono meccanici, ma per le impressioni al momento della loro ricezione occorre uno shock artificiale che consiste in un certo tipo di sforzo cosciente, definito «ricordarsi di sé».

Giunti a questo punto occorre un secondo tipo di sforzo cosciente. Il lavoro dell’autoconoscenza, che conduce alla costruzione dell’anima una e immortale consiste, come la Grande Opera degli alchimisti, in questi due sforzi coscienti. Anche il secondo tipo di sforzo è necessario, altrimenti la produzione delle sostanze fini e la trasformazione dei metalli vili in oro si arresta. Per proseguire occorre imparare a non manifestare le emozioni negative, ma questa idea potrà, essere svolta solo più avanti, quando parleremo dei centri e della personalità.

Però fin da adesso possiamo accennare al fatto che l’uomo non è libero, perché vive sempre in uno stato di identificazione.

Il lavoro su di sé per diventare autocoscienti serve comunque come preparazione al secondo tipo di sforzo, col quale il laboratorio umano produrrà una tale quantità di sostanze fini che col tempo il carattere del laboratorio stesso verrà cambiato e l’uomo potrà fare la pietra filosofale con cui trasformare il metallo vile in oro.

Per finire il quadro teorico dell’insegnamento bisogna accennare ad altre due idee fondamentali. La prima riguarda la distinzione tra personalità ed essenza. L’uomo è costituito da due parti, l’essenza e la personalità. L’essenza è ciò che é innato in lui, ciò che è incondizionato, ciò che è suo. La personalità è ciò che invece non è suo, perché gli deriva attraverso l’educazione e l’apprendimento dall’esterno, dalla società.

Vedremo in seguito come si forma la personalità e come questa sia l’ostacolo principale al risveglio dell’essenza. Lo sviluppo dell’essenza è invece il frutto del lavoro su di sé. La personalità è la menzogna nell’uomo, l’essenza la verità. Ma l’una va a spese dell’altra; di modo che normalmente, giunto all’età adulta l’uomo ha un’essenza completamente addormentata ed egli è divenuto estraneo a se stesso.

Egli è costituito solo di cose che ha appreso, è tutto sapere, ma il suo essere, dov’è il suo essere? All’essere si è sostituito l’avere. Ma questo è solo illusione. Lo sviluppo dell’uomo si effettua su due linee parallele, l’essere e il sapere, invece l’uomo moderno in modo speciale procede unilateralmente sulla via del sapere. Di conseguenza conosce molte cose ma non ne comprende nessuna. Questa è la seconda idea fondamentale, la distinzione tra comprendere e sapere.

In Occidente la boria del dotto è un fenomeno ben noto a tutti tranne che al dotto, il quale non si rende conto (ma non solo lui) che il conoscere e il comprendere sono due cose completamente diverse. La comprensione richiede infatti il lavoro simultaneo dei tre centri, mentre il conoscere è l’attività tipica del solo centro mentale.

Per acquistare il libro potete andare al sito di Re Nudo edizioni: www.renudo.it

Tratto dal libro: “Gurdjieff – le sue tecniche e la conoscenza di sé” di Luigi Maggi

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