ESERCIZIO 19: LE POSTURE

Il repertorio di posture che ognuno di noi assume nella vita si ripete secondo uno schema personale sempre uguale. I movimenti del corpo avvengono quasi sempre senza la nostra partecipazione volontaria e senza che ne si abbia consapevolezza: posizioniamo le parti del corpo in un certo modo e poco dopo ci ritroviamo in una postura diversa senza percepire il cambio di posizione. 
 
Il corpo è interconnesso alla mente: se le posture sono sempre le stesse lo saranno anche i pensieri. Se non mi accorgo del cambio repentino di posture che assumo significa che non sarò in grado di vedere cosa accade alla mia mente tra un pensiero e l’altro: tutto accade in modo automatico e inconsapevole. 
 
Durante il giorno mi ricordo di osservare le posture che assumo e il passaggio da una postura all’altra, senza cercare di modificare nulla: potrò avere una sensazione di me più chiara e comprendere se sto reagendo a qualcosa, se sono in tensione, se sto vivendo nelle associazioni della mente oppure se sono in un’atmosfera interna di centratura e presenza.
 
Lo svolgimento di questo esercizio consente di restare nel MOMENTO PRESENTE.
Posso vedere la meccanicità del corpo e il mio modo di comunicare con il mondo esterno: come cambia la mia postura quando sono con altre persone? Che atteggiamento assume il corpo in base al mio stato d’animo? Posso osservarmi e scoprire le mie abitudini.
 
Posso cogliere di sorpresa i miei stessi automatismi e imparare a conoscermi meglio.
 
Tutta la nostra ‘educazione’ consiste nell’imparare, volontariamente o no, un intero repertorio di atteggiamenti di pensiero e sentimento, e così pure di movimento o di postura. Questo repertorio costituisce i nostri automatismi, ma noi non lo sappiamo. Crediamo di essere coscienti e che i nostri movimenti siano liberi. Non ci accorgiamo che ogni movimento è una reazione a qualcosa e un’abitudine meccanica. Qualunque possa essere il nostro movimento, da qualsiasi luogo giunga, è inevitabilmente già stato condizionato dall’automatismo, da tutte le abitudini e i cliché impressi nella memoria. Perciò la nostra vita è una ripetizione incessante di ricordi accumulati. Ma finché ne rimaniamo inconsapevoli i nostri movimenti ci sembrano liberi. In realtà siamo prigionieri dei nostri atteggiamenti nel pensare, nel sentire e nel muoverci, come presi in un cerchio magico da cui non possiamo fuggire. Per uscirne dovremmo essere capaci di assumere un altro atteggiamento: pensare, sentire e agire in modo diverso, contemporaneamente. Ma poiché non lo sappiamo, e le tre cose sono interconnesse, non appena cerchiamo di cambiarne una intervengono le altre, e non abbiamo scampo. L’automatismo ci trattiene a un livello di pensiero e sentimento molto ordinario.” – Jeanne de Salzmann
 
 
 
 
 
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