Dagli esercizi di presenza alla vita reale

vita reale esercizi di presenza

PROLOGO

“Tu dimentichi, non hai memoria, dimentichi. Devi ripetere, ripetere, ripetere. Non hai potere di concentrazione. E’ lo stesso per tutti. Questo è lo scopo del lavoro. Se un uomo potesse concentrarsi e mantenere l’attenzione soltanto per un quarto o per un’ora senza essere distratto, sarebbe grande come la vostra Notre Dame, come Cristo. Gli chiederei di essere il mio maestro.”

(G.I. Gurdjieff)


Ci sono esercizi che, nel tornare a me stesso, posso fare per chiarire l’esperienza della Presenza.
Se desidero sapere cosa sono devo essere presente nella vita, ma così come sono, non posso evitare di perdermi nella vita. Non so cosa significhi “essere catturato”. Non lo so perché non vedo me stesso nelle mie manifestazioni, non ho impressioni forti a sostegno del mio sforzo di essere presente.

Perciò il mio primo atto cosciente è quello di conoscere la mia meccanicità, la mia incapacità di ricordare il compito affidatomi, di vedermi mentre obbedisco ciecamente a una forza automatica di attrazione e repulsione, e di aprire gli occhi sulla mia passività, sulla mia inerzia.

Devo vedere il mio essere macchina, conoscermi in quanto macchina, essere qui mentre funziono come una macchina. Il mio scopo è fare esperienza del mio essere meccanico e non dimenticarlo mai.
Nel mio stato di identificazione ordinario, nel mio stato di sonno, aderisco al movimento della manifestazione, sono perso in una parte di me, assorbito nell’attività del momento e incosciente del tutto.
Un esercizio è sempre un aiuto per fare un passo che ho bisogno di fare, per vedere meglio la mia situazione e comprendere lo sforzo che devo fare.

Nel comprendere un esercizio devo prima chiedermi perché lo sto facendo e se davvero lo voglio fare, altrimenti l’esercizio sarà eseguito passivamente e, dal momento che la passività non porta mai alla comprensione, non mi sarà di alcun aiuto.

Gli esercizi sono potenti alleati per ricordarsi di sé stessi, ma devo prestare attenzione a lavorare con tutti e tre i centri. Per impegnarmi completamente, la mia testa ha bisogno di essere vigile come un guardiano, il corpo deve essere disponibile e il sentimento sempre consapevole delle verità di quello che sto vivendo.
Allora potrò percepire la presenza di un’energia sottile che mi circola nel corpo.

(da un discorso di Jeanne De Salzmann)


EPILOGO

“Cosa possiamo fare per uscire dalla prigione dell’automatismo? Possiamo ricordarci di noi stessi.
Coloro che sanno questo sanno già molto. Il guaio è che nessuno lo sa. Se domandate a qualcuno se può ricordarsi di sé stesso, vi risponderà naturalmente che può. Se un uomo realmente sa che non può ricordarsi di sé stesso, è già vicino a una comprensione del suo essere.

La VITA REALE non è un cambio di attività, bensì un cambiamento della qualità dell’attività.

Ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso.
Non è semplicemente addormentato: è completamente morto.

Per vivere realmente è necessario dare supporto agli sforzi della natura per prendere parte attivamente alla vita, e non agire passivamente, ovunque essa fluisca.

La maggioranza delle persone trova molte scuse per non lavorare su di sé.
Sono nella vera e propria prigione della loro debolezza.
Ma ora non stiamo parlando di loro, bensì di voi.

Capitemi bene, non ho bisogno di seguaci: mi interessano i veri guerrieri del nuovo mondo.”

(G.I. Gurdjieff)

2 Comments
  • germana fazzi
    Posted at 20:13h, 16 febbraio Rispondi

    Buonasera, leggendo questo ultimo brano di J De Salzmann, mi sono resa conto di essere ancora nella fase” binaria” cioè quando svolgo le danze al seminario che si tiene una volta al mese ok poi però faccio molta fatica anzi ho proprio delle “resistenze” a portare quel lavoro fuori,nella vita quotidiana. L’esercizio sulle emozioni negative non l’ho fatto, l’esercizio 11 sono più attenta e ricordo di farlo tutti i giorni, ma è vero: quello che sento è una grande inerzia….ancora. Grazie per rispondermi. Un abbraccio. Germana

  • Savino
    Posted at 12:08h, 17 febbraio Rispondi

    Cara Germana, grazie per il tuo messaggio.
    Quella che tu chiami “fase binaria” è una condizione che riguarda tutti e trovo sia molto positivo che tu possa vederla nella quotidianità e rendertene conto, L’osservazione consapevole è uno degli strumenti più importanti.
    Quando si lavora in gruppo c’è molta più energia condivisa e alcune resistenze fanno più fatica ad insinuarsi nel nostro “sistema”, mentre quando si lavora da soli si è un po’ in balia di sé stessi. Ma è assolutamente normale. Lo scopo degli esercizi di Presenza è proprio quello di aiutarci a portare luce e consapevolezza nelle attività che svolgiamo al di fuori del gruppo. Prova con qualcosa di semplice ma efficace. Se vuoi, a questo link puoi trovare un esercizio utile per poterti osservare ulteriormente: http://www.movimentidanzesacre.it/esercizio-1/
    Sperimenta e facci sapere com’è andata.
    Non mollare, tieni duro e vedrai quanta energia potrai ottenere.
    Senti il corpo.
    La Presenza è come un muscolo che per svilupparsi e solidificarsi ha bisogno di allenamento.
    Un caro abbraccio,
    Savino

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