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Movimenti e Danze Sacre di Gurdjieff
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Movimenti
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 Gurdjieff sui Movimenti


Lei mi chiede quale sia lo scopo dei movimenti. A ciascuna posizione del corpo corrisponde un certo stato interiore e, d'altro canto, a ciascuno stato interiore corrisponde una certa postura. Un uomo, nella sua vita, ha un certo numero di posture abituali e passa dall'una all'altra senza fermarsi a quelle intermedie.

Assumere posizioni nuove e inusuali vi consente di osservarvi all'interno in modo differente dal modo in cui lo fate normalmente in condizioni ordinarie. Ciò diviene particolarmente chiaro quando all'ordine di "Stop" dovete immobilizzarvi immediatamente. A questo ordine, dovete immobilizzarvi non solo esternamente, ma arrestare anche tutti i vostri movimenti interiori. I muscoli che erano tesi devono rimanere nello stesso stato di tensione, ed i muscoli che erano rilassati devono rimanere rilassati. Dovete fare uno sforzo per mantenere i pensieri ed i sentimenti così com'erano, ed allo stesso tempo osservare voi stessi.

Ad esempio, Lei vuole diventare un'attrice. Le Sue posture abituali sono appropriate per recitare un certo ruolo, ad esempio una cameriera, e tuttavia Lei deve recitare il ruolo di una contessa. Una contessa assume posizioni alquanto differenti. In una buona scuola di arte drammatica Le si insegnerebbero, diciamo, duecento posture. Per una contessa, le posture  caratteristiche sono, diciamo le posture numero 14, 68, 101 e 142. Se Lei lo sa, quando è sul palcoscenico deve semplicemente passare da una postura all'altra e poi, per male che Lei possa recitare, sarà sempre una contessa. Se però non conosce queste posture, allora persino qualcuno che non abbia un occhio allenato percepirà che Lei non è una contessa, ma una cameriera.

E' necessario osservare se stessi in un modo diverso da quello che si ha nella vita ordinaria. E' necessario avere un atteggiamento differente, non quello che avete avuto fino ad ora. Sapete dove i vostri atteggiamenti abituali vi hanno portato finora. Non ha alcun senso continuare come prima, per voi o per me, poiché io non ho alcun desiderio di lavorare con voi se voi rimanete come siete. Volete conoscenza, ma ciò che avete avuto fin ad oggi non era conoscenza. Era un puro raccogliere meccanicamente informazioni. E' una conoscenza non in voi ma fuori di voi. Non ha valore. Che importanza ha per voi che ciò che voi sapete è stato creato tempo fa da qualcun altro? Non siete stati voi a crearlo, e perciò ha poco valore. Dite, per esempio, di sapere disporre i tipi per fare un giornale, e date valore a ciò in voi stessi. Adesso, però, può farlo una macchina. Combinare non è creare.

Ognuno ha un repertorio limitato di posture, e di stati interiori, abituali. Lei è una pittrice e direte, forse, che ha il suo proprio stile. Non si tratta di stile, però, ma di limite. Qualunque cosa i suoi quadri possano rappresentare, saranno sempre lo stesso, che lei dipinga un quadro di vita europea o orientale.

Riconoscerò immediatamente che è stata lei, e nessun altro, a dipingerlo. Un attore che sia lo stesso in tutti i suoi ruoli, semplicemente se stesso, che attore è? Solo accidentalmente egli può avere un ruolo che corrisponda interamente  a ciò che egli è nella vita.

In generale, fino ad oggi tutta la conoscenza è stata meccanica come ogni altra cosa è stata meccanica. Ad esempio, io guardo lei con gentilezza, e lei immediatamente diventa gentile. Se la guardo con rabbia, lei è immediatamente dispiaciuta, e non solo con me, ma con il suo vicino, e questo vicino con qualcun altro, e via di seguito. Lei si arrabbia perché l'ho guardata malamente. Si arrabbia in modo meccanico. Non può però arrabbiarsi di sua propria volontà. E' una schiava degli atteggiamenti degli altri. E non sarebbe grave se tutti questi altri fossero sempre esseri viventi, ma è anche una schiava di tutte le cose. Un oggetto è più forte di lei. E' una schiavitù continua. Le vostre funzioni non sono vostre, ma voi stessi siete una funzione che avviene in voi.

Per cose nuove, si deve imparare ad avere atteggiamenti nuovi. Vedete, adesso ognuno sta ascoltando a modo suo, in un modo però che corrisponde alla sua postura interiore. Ad esempio, lo Starosta ascolta con la propria mente, e voi con i sentimenti; e se a tutti voi si chiedesse di ripetere, ciascuno di voi lo ripeterebbe a modo suo conformemente al suo stato interiore del momento. Trascorre un'ora, qualcuno dice qualcosa di spiacevole allo Starosta mentre a voi viene  dato un problema matematico da risolvere. Lo Starosta ripeterà ciò che ha udito qui colorato dal suo sentimento, e voi lo fareste in una forma logica.

Tutto ciò avviene perché funziona un solo centro, ad esempio la mente o i sentimenti. Tuttavia, dovete imparare ad ascoltare in un modo nuovo. La conoscenza che avete avuto finora è la conoscenza di un solo centro: conoscenza senza compren­sione. Sono molte le cose che sapete e che comprendete allo stesso tempo? Ad esempio, sapete che cos'è l'elettricità. Ma lo comprendete in modo altrettanto chiaro che due per due fa quattro? Quest'ultima cosa la comprendete così chiaramente che nessuno vi può provare il contrario; con l'elettricità però è differente. Oggi vi viene spiegata in un modo, e ci credete. Il giorno dopo vi sarà data una spiegazione differente, e crederete anche a quella. La comprensione però, è percezione non con uno, ma con non meno di due centri. Esiste una percezione più completa, per il momento però è sufficiente che abbiate un centro che controlla l'altro. Se un centro percepisce e l’altro approva la percezione, concorda con essa  o la rifiuta, questa è comprensione. Se un contrasto fra i centri non riesce a produrre un risultato definitivo, vi sarà una comprensione dimezzata. Anche una comprensione dimezzata non va bene. È  necessario che tutto ciò che ascoltate qui, tutto ciò di cui parlate fra di voi altrove, sia detto o ascoltato non con un centro ma con due. Altrimenti, non vi sarà un risultato corretto né per me né per voi. Per voi sarà come prima, un puro accumulo di nuove informazioni.

Berlino, 24 novembre 1921, Prima Conversazione

 



Una spiegazione semplice delle idee del Lavoro
di Maurice Nicoll

 

Questa è una sintesi del decalogo introduttivo al Lavoro di Gurdjieff, scritto negli anni ’ 40 da un’allieva tra le più vicine.

UNO
Ognuno di noi è due persone: la persona che supponiamo di essere e ciò che siamo realmente. Solo l'Auto-Osservazione ci consente di rendercene conto. Non possiamo comprendere di essere due persone a meno che non incominciamo a comprendere ciò che significa osservare noi stessi. Vediamo un mondo fuori di noi: è ciò è che ci offrono i sensi. I sensi però sono volti all'esterno e non è possibile vedere ciò che si è. Abbiamo tuttavia un organo all'interno di noi stessi che può osservare questa cosa chiamata sé. Per mezzo di quest’organo, possiamo vedere i nostri pensieri, sentimenti, stati d’animo. Questo è l'inizio del divenire un'altra persona.
La nostra vita psichica e quella interiore sono al buio fino a che non lasciamo entrare un raggio di luce, di coscienza di ciò che sta avvenendo. Affinché ciò avvenga dobbiamo dividerci in due: una parte che osserva, e una parte osservata. Quando si stabilizza in noi un "io osservante", da questo "io" segue tutto il resto. All'inizio è piccolo e debole, ma è come una finestra per lasciar entrare la luce.

DUE
L'obiettivo dell'Auto-Osservazione è consentirci di cambiare noi stessi crescendo in consapevolezza senza cercare di cambiare le circostanze esteriori o gli altri. Deve però trattarsi di un'Auto-Osservazione non critica né giudicante. Abbiamo naturalmente un minimo di Auto-Osservazione che però non va mai oltre un certo punto, dopo di che incominciamo a criticare noi stessi. Dobbiamo oltrepassare questo punto, ed avere la forza di sopportare quanto osserviamo, con calma. E' difficile farlo, perché siamo identificati e siamo solo preoccupati di non apparire ridicoli. Dobbiamo osservare noi stessi come se fossimo un'altra persona. Quando ci rendiamo conto che parole e azioni accadono in noi senza la nostra coscienza, incominciamo ad avere una visione differente di noi stessi. Riteniamo di sapere e ricordare, fino a che vediamo che non siamo ciò che immaginavamo, ma null'altro che macchine.

TRE
Cambiare se stessi non significa aggiungere qualcosa a ciò che si è ma arrivare a cambiare il proprio essere attraverso il riconoscimento che siamo addormentati e alla rinuncia all’immagine di noi stessi. Tutte le teorie per migliorare il mondo da addormentati non fanno altro che intensificare il sonno dell'umanità.
Vi sono quattro stati di coscienza veri e propri e possibili per l'uomo:
4. Stato di Coscienza Oggettiva
3. Stato di Consapevolezza di Sé o Auto-Coscienza, o Ricordo di Sé
(primo autentico stato di risveglio)
2. Il cosiddetto Stato di Veglia
1. Il sonno con sogni
Nel primo stato di coscienza siamo di fatto addormentati a letto. Nel secondo stato di coscienza andiamo qua e là per il mondo, occupati nei nostri affari quotidiani, pensando di essere svegli. È però soltanto il terzo stato di coscienza il primo stato di vera veglia ed è di fatto un nostro diritto. Il quarto stato è la coscienza della verità delle cose così come sono.
L'essere umano addormentato non può ricevere aiuto. L'aiuto può raggiungerci solo nel terzo stato di coscienza, quando ci rendiamo conto di essere addormentati.

QUATTRO
Per divenire coscienti dobbiamo osservare pensieri, emozioni, sensazioni e movimenti.
Dobbiamo osservare noi stessi in modo definito. Non siamo uno, ma molti: un uomo pensante, emotivo, motorio, istintivo che sente fame, sete, caldo e freddo; che si sente bene o male. Tutti questi aspetti sono comandati separatamente da ciò che il Lavoro di Gurdjieff chiama Centri.
Il Centro Intellettuale comanda il pensiero, il Centro Emozionale controlla le emozioni, il Centro Motorio-Istintivo si prende cura delle funzioni interne del corpo quali la digestione, la circolazione del sangue, la respirazione. Il primo passo nella trasformazione di se stessi è comprendere che non siamo una sola persona. Dobbiamo comprendere che siamo quattro persone con menti diverse ma complementari l'una all'altra e tutte necessarie per la vita umana. Un uomo equilibrato è un uomo in cui tutti i centri lavorano normalmente ed hanno i loro giusti periodi di attività..

CINQUE
Tutti gli uomini hanno un Centro Intellettuale, un Centro Emozionale, nonché i Centri Istintivo e Motore, ma in uomini differenti questi centri sono sviluppati in modo molto differente. L'umanità è divisa in tre tipi di uomo: l'Uomo numero 1 motorio – istintivo, l'Uomo numero 2 emozionale, e l'Uomo numero 3 intellettuale. L'umanità è squilibrata perché la vita viene percepita con un solo centro. Lo scopo di questo Lavoro è quello di ottenere l'Uomo Equilibrato, l'Uomo numero 4 che ha tutti i centri ugualmente sviluppati, così che nessun centro usurpi la funzione di un altro, e ciascun centro compia il proprio lavoro nel modo appropriato. Per avvicinarsi all'Uomo numero 4, bisogna voler sviluppare quei lati di noi stessi che mancano di sviluppo; per questo nessuna nuova esperienza è inutile.

SEI
Abbiamo visto che l'uomo non è uno, poiché ogni centro in lui è una mente differente. Egli è di fatto multiplo. Per un lungo periodo, l'Auto-Osservazione ci mostrerà questa moltitudine di creature, ciascuna delle quali chiamiamo "io". Ogni "io" in un uomo è stato acquisito da una qualche esperienza nella vita, dall'imitazione, dall'ambiente circostante, da qualcosa di reale, dalla fantasia, dalla professione, e così via. Osservando noi stessi dal punto di vista di molti "io", incominciamo a renderci conto che non è sempre la stessa persona a parlare, sebbene la chiamiamo "io". Notiamo che differenti "io" parlano in tempi differenti del giorno, facendosi carico di noi. Alcuni "io" sono molto pericolosi e, se vogliamo svilupparci, dobbiamo evitare che essi si facciano carico di tutto. Questi sono soprattutto gli "io" che stravolgono le cose, mentono, sono vendicativi e amari, pieni di autocommiserazione o di risentimento.
Cercate di osservare voi stessi dal punto di vista dei differenti "io" esistenti in voi e notate quanto spesso essi si contraddicano l'un l'altro. Notate gli "io" in cui siete quando siete da soli, notate come cambiano quando qualcuno entra nella stanza. Cercate di osservare l'intonazione con cui parlano i diversi "io".

SETTE
Se desideriamo evolvere, dobbiamo essere in grado di osservare noi stessi. La prima cosa che dovremmo fare è rinunciare alla nostra sofferenza. Ma la gente non lo farà, combatte per mantenerla. Il Lavoro sostiene che il mondo è governato non dal sesso o dal potere, ma dalle emozioni negative: ovvero da certi stati del Centro Emozionale, chiamati emozioni negative. Ciò si riferisce alla sofferenza. Il primo segno di un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita, la prima illusione, è la sofferenza inutile. Ciò avviene perché ci avviciniamo alla vita con le nostre idee di come questa dovrebbe essere, e immaginiamo ciò che ci accade come eccezionale. Tutto ciò produce sofferenza perché non abbiamo compreso la natura della vita e non desideriamo conoscerla. Giungiamo perciò a un nuovo punto di vista: ci rendiamo conto che la nostra vita è sprecata dalla sofferenza e desideriamo liberarci di tutta l'inutile autocommiserazione,  del senso di dolore e di scoraggiamento. La vita e gli altri non ci devono nulla. Al contrario, dobbiamo percepire che dobbiamo agli altri e alla vita più di quanto non possiamo ripagare. Quando eliminiamo da noi stessi l'idea che gli altri ci debbano qualcosa, diveniamo liberi. La sensazione che qualcosa ci sia dovuto è sofferenza inutile. Quando combattiamo con questa sensazione soffriamo utilmente.
Il Centro Intellettuale nasce con una parte negativa e una parte positiva, così da pensare che ci deve essere un confronto, una capacità di dire "sì" e "no". Il Centro Emozionale non nasce con una parte negativa o, meglio, questa non dovrebbe esserci, ma viene acquisita dall'influenza delle persone che sono negative. Dal contatto con gli adulti, il bambino impara l’autocommiserazione, a percepire i motivi di lagnanza, a parlare scortesemente, a soffermarsi sulle proprie disavventure, ad essere malinconico, umorale, irritabile, sospettoso, geloso, a ferire gli altri, eccetera. Questa infezione forma la parte negativa del Centro Emozionale. E questa infezione passa di generazione in generazione. Le Emozioni Negative possono assumere forme molto sottili, ma alla fine tutte conducono alla violenza. Una volta che un'emozione negativa oltrepassa un certo punto, essa mobilita dei fattori instillati profondamente nel Centro istintivo e allora le persone vogliono fare del male e uccidersi a vicenda.
Dopo aver osservato le emozioni negative, vedremo che la nostra vita necessita un cambiamento. E' impossibile superare le nostre emozioni negative da soli, perché sono implicate in tutto il nostro atteggiamento nei confronti della vita! Ogni situazione ha bisogno di un nuovo punto di vista; tutto ciò che pensiamo di noi deve essere modificato, e questo è lavoro su noi se stessi.

OTTO
Il Lavoro parla anche dell'uomo in termini di conoscenza e di essere. Questi due aspetti lo formano: egli è entrambi, non è solo la sua conoscenza e neppure solo il suo essere. Non è difficile comprendere che le persone hanno differenti tipi di conoscenza, ma non è facile comprendere che hanno differenti tipi di essere. Il concetto di essere è enfatizzato nel Lavoro;  dobbiamo cercare di comprendere che cos’è l'essere.
Primo esempio. Si consideri un uomo di conoscenza superiore nel proprio campo, ma che compia ogni sorta di azioni cattive e meschine. Sebbene ciò sia evidente agli altri, egli non se ne rende conto ed è stupito che la gente non gli voglia bene. Senza comprendere che quest'uomo ha due lati, conoscenza ed essere, saremmo sconcertati: non ci piace il suo essere, e possiamo descrivere il suo livello di essere come così e così.
Secondo esempio. Si consideri un uomo privo di una particolare conoscenza, ma che non è malevolo, non inganna, mantiene la parola data. Sebbene in conoscenza egli non sia pienamente sviluppato, il suo livello di essere è superiore a quello del primo uomo.
Se valutiamo solo la conoscenza, ammireremo il primo uomo, qualunque cosa faccia, per via della sua conoscenza e disprezzeremo il secondo perché è ignorante. Questo giudizio ci definirebbe, poiché allora in tal caso avremmo un essere poco sviluppato. La nostra conoscenza e il nostro essere dovrebbero avere uguale sviluppo. Se i due sono circa uguali, il risultato è che comprendiamo la nostra conoscenza..
La comprensione è definita come il risultato di conoscenza ed essere. Conoscenza di per sé, essere di per sé: nessuna delle due cose da sola dà comprensione. E' possibile che sappiamo molto e non comprendiamo nulla. Possiamo svilupparci sul lato dell'essere fino a un certo punto, e tuttavia essere stupidi o ignoranti. Un uomo è la propria comprensione, e non può svilupparsi se non attraverso la propria comprensione.

NOVE
Nel Nuovo Testamento, l'uomo è paragonato a un seme. Si dice che, a meno che l'uomo non muoia a ciò che egli è adesso, non potrà evolvere a ciò che è possibile per lui. L'idea che l'uomo sia un organismo che si sviluppa da solo significa che non può svilupparsi per obbligo. Egli può svilupparsi solo attraverso la comprensione, solo se incomincia a comprenderne la necessità, e cerca egli stesso i mezzi. E' solo attraverso la libertà interiore, che è la propria comprensione, che un uomo può evolvere. Quando vediamo che abbiamo torto e ci rendiamo conto di come siamo e di come ci comportiamo, allora, da questa base, l'auto-evoluzione diviene possibile. Questo è il solo senso in cui l’uomo è libero e questa è una libertà che nessuno può portargli via.
Il Lavoro perciò incomincia insegnando che dobbiamo/possiamo cercare di entrare in noi stessi e incominciare a vedere noi stessi. Preghiere,  pellegrinaggi e cose simili sono inutili, perché sono fatti esteriormente. E' solo attraverso una nuova conoscenza e il lavoro sul nostro essere che può nascere una nuova comprensione.
L'idea successiva è che l'uomo è in una brutta situazione su questa terra, sottoposto a molte leggi che non contribuiscono necessariamente al suo benessere. Se l'uomo fosse solo una macchina, egli non soffrirebbe dei suoi dolorosi dubbi e incertezze interiori, ma in realtà ciascuno sa in modo confuso che le cose non stanno così e che dovrebbe essere diverso da ciò che è.
La terza idea a proposito dell'uomo è che fino a che rimane addormentato e meccanico, egli viene usato. Se l'uomo fosse incapace di fare qualcosa per se stesso, la sua posizione sarebbe senza speranza, sarebbe soggetto a tutto ciò che avviene attorno a lui: inondazioni, malattia, guerre, eccetera. Questa sarebbe la sua unica vita.
Siamo addormentati. Tutta l'umanità è addormentata dal punto di vista di questo sistema. Siamo addormentati, e in questo stato l'umanità non può fare nulla. Oggi l'umanità è impiegata sempre più dalle forze cosmiche al di fuori di essa, poiché ha rinunciato al potere di risvegliarsi. Questo sistema ruota intorno al punto centrale che l'uomo è un organismo in auto-sviluppo, capace di evolvere attraverso la propria comprensione e di modificare il proprio livello di essere: il che significa che può porsi sotto nuove influenze e ottenere aiuto. Nei primi due stati di coscienza l’essere umano è meccanico e non può cambiare. Solo al Terzo Livello di Coscienza, o Ricordo di Sé, può modificare la sua condizione su questa terra.

DIECI
L'uomo consta di due parti, Essenza e Personalità. L'Essenza è la parte che può crescere. Alla nascita, una persona è Essenza, ma difetta di sviluppo. Il bimbo deve crescere, e ogni centro deve sviluppare la propria mente e intelligenza. La vita giunge sotto forma di impressioni, che si collocano nei differenti centri e formano dei rulli. Le impressioni si depositano sui rulli dei differenti centri. Alla nascita i centri sono tabula rasa, salvo il Centro Istintivo e una piccola parte del Centro Motore. Tutto ciò che abbiamo appreso si accumula in questi centri. Tutte le nostre abitudini mentali, emozionali e fisiche, sono accumulate in questi rulli. Mediante questi rulli si costruisce la Personalità.
Dobbiamo comprendere che l'Essenza è circondata molto presto dalla Personalità. Ciò con cui siamo nati è circondato da ciò che acquisiamo: credenze, opinioni, usi, eccetera. Ciò che viene appreso forma la Personalità. Ciò che è l'Essenza, ciò che siamo realmente, rimane da sviluppare. Attraverso l'istruzione, le circostanze esteriori in generale e attraverso l'immaginazione, la Personalità si prende carico di noi. La Personalità diviene attiva e l'Essenza passiva. Ciò significa che crediamo in tutto ciò che abbiamo imitato: quel lato che abbiamo acquisito e che consideriamo essere noi stessi. Ciò può arrivare fino al punto che tutto ciò che è reale in noi quasi muore. Ciononostante, la Personalità si deve formare in un uomo per porlo in relazione alla vita, e più ricca è la Personalità, meglio è. Questo però è solo un passo verso lo sviluppo. Lo sviluppo incomincia quando tutto questo cibo è messo a disposizione dell'Essenza per la sua ulteriore crescita. In altre parole, lo sviluppo dell'Essenza può avvenire solo a spese della Personalità. Possiamo crescere solo rendendo passiva la Personalità. Ciò consente all'Essenza poco alla volta di divenire attiva e di crescere.

UNDICI
Un lato particolare della Personalità è la Falsa  Personalità che si è si costruita sulla base dell'immaginazione. L'immaginazione è una delle forze più potenti che agiscono sulla nostra vita interiore, nel mondo interiore della realtà in cui viviamo. Prendete l'esempio di quando, nei primi anni, leggevamo un libro e immaginavamo di essere noi l'eroe: crediamo di essere ciò che l'immaginazione ci dice. Quando si acconsente all'immaginazione di impadronirsi della nostra vita, si crea una falsa percezione di se stessi, una falsa sensazione di "io". Questa è la base della Falsa Personalità. Quando cresciamo e si forma la Personalità, invece di divenire noi stessi, smettiamo di esserlo e gradualmente diveniamo una persona inventata. E' questo lato inventato, questo "io" immaginario o Falsa Personalità, che impedisce all'Essenza di crescere successivamente nella vita.
La Falsa Personalità è il compiacerci di se stessi, l'ammirazione per se stessi, l'amor proprio e la fonte delle autocommiserazioni e delle emozioni negative. Lo sviluppo dell'Essenza dopo che si è formata la Personalità dipende dal riuscire a rendere passivi la Falsa  Personalità e l'Io Immaginario. Dobbiamo scoprire mediante l’Auto-Osservazione ciò che è reale e ciò che è falso in noi. Nella Personalità vi sono molte cose utili e molte cose inutili. Dobbiamo renderci conto che abbiamo immaginato noi stessi in un qualche ruolo speciale nella vita, mentre di fatto siamo ordinari. Poiché la Falsa  Personalità è composta di immaginazione, dobbiamo cercare di osservare alcune delle sue forme. Cercate di osservare che mentite: ad esempio, raccontando un avvenimento in un modo tale da mettervi in buona luce, da farvi apparire più intelligenti o con più ragione di quanta non
ne abbiate. Non ci piace ammettere di avere torto. La Falsa Personalità delle persone ferisce nelle relazioni: non possono essere reali, poiché questa è finzione dell'immaginazione. Se l'Essenza di una persona è attratta dall'Essenza di un'altra, se la personalità non interferisce, è possibile qualcosa di reale.

DODICI
Gli sforzi personali che un uomo deve fare.
Lo sforzo deve essere intelligente e deve basarsi sulla direzione che insegna il Lavoro, e su ciò che abbiamo osservato in noi stessi in relazione all'Insegnamento. A meno che non abbiamo osservato noi stessi e non ci siamo resi conto  su che cosa dobbiamo lavorare, nulla di utile può risultare da eventuali sforzi che possiamo fare. Se abbiamo osservato che siamo irritabili, siamo nella posizione di poter lavorare su se noi stessi in modo utile.
Tutti gli sforzi compiuti devono essere utili in uno di questi tre ambiti: per il Lavoro di per sé, per altri nel Lavoro,  per se stessi. La Prima Linea di Lavoro è cambiare il tipo di persona che si è. La Seconda Linea di Lavoro è connessa ai propri vicini: coloro con cui si lavora, che sono i più vicini a noi nella nostra comprensione. La Terza Linea di lavoro riguarda il Lavoro di per sé. Ad esempio, dobbiamo pensare che cosa potrebbe nuocergli o che cosa potrebbe favorirlo, e renderci conto che se ci comportiamo male o parliamo male arrechiamo danno al Lavoro, ad altre persone in esso e a noi stessi, di modo che, senza vederne la ragione, non saremo più in grado di lavorare su di noi. L'Insegnamento traccia queste tre linee di Lavoro. Nessuno può lavorare solo per se stesso.
Il primo sforzo utile che possiamo compiere è lo sforzo di Auto-Oosservazione: imparare a osservare noi stessi senza giudizio. Di solito, siamo identificati con tutto ciò che avviene dentro di noi: ogni pensiero, umore, sensazione, emozione. Quando ci identifichiamo con un problema, una persona, una sensazione, una situazione, siamo in suo potere, ne siamo dominati. E' anche possibile identificarci con il lavoro su di sé, dimenticando che il proprio piccolo obiettivo non è il tutto. Quando ci rendiamo conto che non è necessario rimanere in uno stato d’animo, ma che possiamo sottrarre da esso la sensazione di "io", incominciamo a renderci conto di che cosa significhi non identificarsi con se stessi. La padronanza di se stessi incomincia lasciando andare l’identificazione.

 

 

Il Ruolo dei Movimenti  e delle Danze Sacre


Un'intervista con Pauline de Dampierre

 
I Movimenti occupano un posto importante nell'insegnamento di Gurdjeff. Qual è il loro ruolo?

Il Lavoro dei Movimenti fornisce condizioni speciali che ci consentono di comprendere, attraverso l'esperienza, alcuni aspetti dell'insegnamento che altrimenti non sarebbero accessibili.

Il primo aspetto ha a che fare con il ruolo del corpo. Normalmente il principiante non comprende esattamente il significato dei Movimenti. Egli non è cosciente della relazione che esiste fra la condizione del suo corpo e di quanto egli stia cercando all'interno di se stesso. I Movimenti sono un modo specifico per studiare questa relazione. In alcuni momenti, essi gli rivelano le sorprendenti risorse che il suo corpo può portare alla ricerca interiore quando è richiamato nel modo corretto. In altri momenti, essi gli indicano quanto il corpo divenga un ostacolo con le sue tensioni e la sua inerzia.

Un altro aspetto ha a che vedere con l'importanza dello sforzo nel lavoro. I Movimenti ci indicano il profondo effetto che gli sforzi possono avere quando sono fatti in condizioni create sulla base di una conoscenza precisa. Quando si superano difficoltà che sembravano insormontabili, lo stato interno dell'essere cambia. La fatica ed altri ostacoli svaniscono. Si potrebbe quindi affermare che lo sforzo ha di per sé un autentico potere di trasformazione. L'emozione diviene più fiduciosa, il pensiero più chiaro, il corpo più leggero. E quando l'esperienza è conclusa, il corpo ne conserva una traccia. Non è più esattamente lo stesso. E' stato battezzato, iniziato. E' uno stato di benessere equilibrato.

Vi è poi un terzo aspetto che ha a che vedere con lo scopo. Teoricamente può sembrare ovvio, ma in pratica non lo è. Si deve comprendere che la qualità che ciò di cui si fa esperienza dipende soprattutto dalla qualità del proprio scopo.

Se lo scopo è semplicemente il piacere di essere in movimento, di seguire la musica, di essere in grado di rispondere a quanto richiesto, non si potrà oltrepassare una certa soglia. Il movimento ha significato solo quando è accompagnato da quel raccoglimento interno che Gurdjeff chiamava uno stato di presenza.

Per riassumere, potremmo affermare che il lavoro dei Movimenti è parte di un insegnamento, ogni aspetto del quale è orientato nella direzione dello sviluppo della conoscenza. Impegnandosi  in questi esercizi l'individuo incomincia a sentire che sta cercando di contattare energie più profonde in se stesso che gli erano fino ad allora completamente sconosciute.

Potrebbe dire qualcosa di più sulla natura di questo sforzo di cui sta parlando?

Se si assiste alla pratica dei movimenti, si può vedere che essi sono qualcosa di più di semplici esercizi ritmici accompagnati dalla musica appropriata. Ciò che si osserva sarà una sequenza di posizioni, spesso di genuina bellezza, che si susseguono nel rispetto di leggi precise. Siano essi lenti, contemplativi, oppure vigorosi, si ha la sensazione che essi richiedono da chi li esegue una concentrazione molto intensa. Di fatto, ciò che è richiesto è un coordinamento istantaneo di varie posizioni complesse, in modelli in continuo cambiamento. Queste posizioni devono essere assunte in modo molto esatto, con molta flessuosità ed agilità. Ciò che è richiesto mobilita tutta l'attenzione dello studente, poiché, allo stesso tempo, deve sempre porre in relazione ciò che sta facendo con la necessità di un'attenzione interiore, la necessità di uno stato di presenza che l'insegnamento ha incominciato a risvegliare in lui. Egli sente il valore di questo stato e comprende quanto distante egli sia dal comprenderlo e quanto vi sia da imparare in proposito. Ciò è quanto gli fornisce una dimensione completamente nuova di quanto egli stia cercando di fare.

Naturalmente, si ha successo solo fino ad un certo punto. Quando però lo studente incomincia a collegare quanto sta facendo con ciò che è divenuto per lui un obiettivo essenziale, egli passa di scoperta in scoperta. Scopre che la difficoltà di cui fa esperienza nei Movimenti corrisponde a quanto si frappone al suo cammino in qualunque cosa faccia nella sua vita. Non è solo quando si confronta alla richiesta di fare l'esercizio che egli è pesante, goffo, incapace di donarsi interamente, è così che egli vive in ogni momento. Scopre la sua condizione reale. Brucia nel fuoco della sua scoperta. Lo sente perché una nuova speranza, a lui sconosciuta fino ad ora, è apparsa in lui. Fa esperienza della possibilità di una relazione fra ciò che egli è ed uno stato di maggior risveglio che ha il potere di trasformarlo e di esprimersi attraverso di lui in una forma vivente.

Come mai vi sono persone che hanno una profonda conoscenza delle idee di Gurdjeff e tuttavia non comprendono perché i Movimenti sono parte integrante del suo insegnamento?

Ciò dimostra semplicemente che non si comprende così semplicemente il ruolo del corpo. Il punto è che il corpo non è preparato per questa ricerca. Deve essere educato. Ma non vogliamo tenerne conto. Non ci piace essere posti in condizioni in cui percepiamo la nostra incapacità a rispondere.

Vi è un certo livello al quale il corpo può sentirsi rilassato, libero, in buona salute, addirittura, fino ad un certo punto, disponibile. Non esiste però un altro livello in cui si rivelano resistenze più sottili e dove si incomincia a sentire che qualcosa di molto profondo rimane chiuso? Si fa strada un grande rilassamento, allo stesso tempo però, in profondità, vi è una resistenza che semplicemente non cede.

Si può avere un corpo sano, si può essere naturalmente rilassati, e tuttavia non andare oltre ad un certo livello. In questo tipo di rilassamento vi sono ancora molte tensioni che non riusciamo a riconoscere e che si oppongono a ciò che stiamo cercando.
Il rilassamento ordinario non è sufficiente. Dobbiamo essere aiutati ad andare oltre per capire perché non è sufficiente.

Ricordo che un giorno qualcuno fece  al Sig. Gurdjeff domande sul sonno ed egli disse di rilassarsi la sera, prima di andare a dormire. "In primo luogo" disse, "dormirete meglio" e poi ci sorprese dicendo "ed incomincerete a stabilire una relazione tra il corpo e la coscienza".

Naturalmente, se ci rilassiamo nel modo usuale, non si creerà nessuna relazione fra il corpo e la coscienza. Se però, mentre cerchiamo questa unità interna, diveniamo consapevoli di questa resistenza più profonda, ci renderemo conto di quanto essa non sia necessaria ed essa sparirà del tutto da sola. Non si impadronirà più del corpo.

Ad osservare questi Movimenti si ha l'impressione che essi contengano un tipo di conoscenza di cui  la nostra civiltà moderna non è consapevole.  Si potrebbe dire che le posture dei Movimenti e la loro sequenza siano l'alfabeto di questa conoscenza, il suo linguaggio?

Per parlare di questo, vi è qualcosa di più fondamentale che dobbiamo comprendere su questi Movimenti, a che cosa essi possono servire attraverso di noi.  E' difficile esprimerlo, e tuttavia è molto reale. Quando li avete praticati in alcune condizioni, potete talvolta sentire che uno stato differente vi stia guidando in alcuni momenti, uno stato molto attivo, vibrante. Il corpo si sente più libero, come se fosse più leggero, animato da ciò che potremmo chiamare una qualità più sottile di energia. E siete lì, senza interferire, testimoni di ciò che sentite essere un nuovo linguaggio, che non può essere tradotto in parole o in commenti. Di fatto, la tentazione di fare questo compare solo quando l'esperienza è passata. Ciò che è espresso in quel momento è così puro, così al di sopra del nostro normale livello di manifestazione, che solo una cosa conta: che il corpo e l'attenzione rimangano sufficientemente liberi da rimanere in contatto con questo nuovo tipo di energia.

Tutto ciò però sembra qualcosa di molto elevato. E' veramente possibile parlare di questo tipo di cose a persone che non ne abbiano fatto l'esperienza?

Sì, è molto difficile. Come trovare le parole che ci consentano di sentire quanto stiamo cercando di discutere? Come, ad esempio, tradurre in parole le espressioni ricevute da alcune opere d'arte del passato, romaniche, gotiche o egizie? Avvertiamo che sono manifestazioni di un qualcosa di non conosciuto, di una certa vibrazione che risveglia un'eco al nostro interno, e tuttavia quest'eco non perdura.

Ritengo che tutte le persone sensibili conoscano e riconoscano l'esistenza di energie più sottili. Possono percepirle istintivamente ed essere toccati da esse. Questa qualità di bellezza dovrebbe arrestarci sul nostro percorso e condurci verso una domanda più profonda. Ciò però normalmente non avviene. Normalmente, queste impressioni alimentano solo il nostro senso estetico ed il vano senso di superiorità che lo accompagna.

Intende dire che la maggior parte di noi non comprende lo scopo della grande arte?

Dirò di più. Dirò che nessuno di noi può comprendere direttamente queste cose. Si deve comprendere che le opere d'arte di questa qualità non sono creazioni isolate. Sono parte di un tutto, di una conoscenza che ha a che fare con lo sviluppo dell'uomo, con la sua evoluzione. Ci parlano di realtà di un livello più elevato. Sebbene la mente non le comprenda, esse toccano e risvegliano alcune parti del nostro inconscio. Le forme che assumono costituiscono un linguaggio. Avvertiamo un momento di vita che passa attraverso di loro, simile a quello che avvertiamo di fronte alla natura. E ciò evoca in noi un senso di meraviglia.

Allora  i Movimenti sono lavori di grande arte come le Piramidi o le cattedrali gotiche?

Come minimo, ciò che hanno in comune è che né queste opere né i Movimenti furono creati per la loro bellezza, né lo scopo principale dei Movimenti ha a che fare con l'abilità necessaria per eseguirli. Sono stati creati per la qualità di energia che possono convogliare. E quando l'obiettivo è così elevato, deve essere perseguito. Che cosa significa tutto ciò? Ci vuole tempo per comprendere che cosa implichi veramente. Siamo spesso più preoccupati delle nostre difficoltà e della soddisfazione di essere in grado di superarle che non dell'obbiettivo in sé.

Ciò conduce alla questione della sofferenza, non della sofferenza egoistica, ma di quella che può servire alla ricerca.

Per fare esperienza di questa sofferenza occorre intelligenza reale di che cosa deve essere servito. La visione di che cosa manca e di che cosa siamo incapaci di fare non è ancora stata sviluppata. Quando scopro di non essere un buono strumento per questa ricerca interiore, quando sento la mia inutilità, posso conoscere quel tipo di sofferenza. Ciò però presuppone una sensibilità che non si sviluppa da un giorno all'altro. Per poter realmente incominciare a lavorare, abbiamo bisogno di una relazione cosciente con il corpo, attraverso cui possiamo percepire da dove, in noi stessi, viene il movimento: dal nostro modo abituale di muoverci o, realmente, da questa qualità più sottile di energia di cui abbiamo appena parlato.

Lei ha parlato della bellezza che può apparire in questi movimenti. Che cosa intendeva esattamente?

Intendevo parlare soprattutto di una bellezza sorprendente che può apparire talvolta durante un esercizio. Essa viene dopo un momento di sforzo intenso in cui, per un istante, la nostra personalità si ritira e traspare un'altra qualità di essere. Poi emerge una presenza, radiante, maestosa e riverente. E' indimenticabile.

Quanto Lei dice pone senz'altro i Movimenti in una vasta scala cosmica ed umana. A quanto vedo non vi è nulla di simile.

E' vero, vi è qualcosa di alquanto unico in loro. Basti ricordare che nei racconti di Belzebù, Gurdjeff parla di sé quale "maestro di danze". Coloro che lo hanno conosciuto come anziano negli ultimi anni della sua vita e lo hanno visto condurre le sue classi erano colpiti dallo straordinario senso del ritmo, dalla precisione del movimento, dalla sua agilità e inventiva. Era sorprendente scoprire una così grande conoscenza di quest'arte in qualcuno il cui insegnamento era già così vasto. Tutti avevano la sensazione di trovarsi alla presenza di qualcosa di unico che veniva da molto lontano e da molto in alto: un'antica conoscenza delle leggi dell'universo, delle leggi che governano i movimenti e le posture, e delle leggi relative all'armonia del corpo ed alle emozioni di un ordine più elevato. Ogni gesto, ogni ritmo, doveva essere eseguito con grande precisione. Gurdjeff impiegava spesso l'espressione "fare esattamente". Quando c'era questo "fare esattamente", ogni postura risuonava in noi come la precisa eco di qualcosa di molto più elevato. Emergevano forze interiori da lungo tempo dimenticate.

Ciò sembra andare più in là di ciò che ordinariamente chiamiamo "misticismo". Lei parla di qualcosa che è uno stato elevato di coscienza ed anche tuttavia una via di ricerca molto precisa, molto esigente ed addirittura scientifica.

Certamente. Ciò di cui parlo sono momenti eccezionalmente rari, elevati di verità che ti lasciano con un'impressione molto forte e, forse, anche con un senso di desiderio. Allo stesso tempo, questa ricerca ha una gamma di possibilità molto elevata. Ciascuno parte da dove si trova. Bambini, adulti e anziani, tutti possono partecipare. Gli esercizi sono adattati alle capacità di ciascuno. Ognuno può studiare come il corpo, animato da questi Movimenti e sostenuto dal ritmo e dalla musica, può prendere il suo posto nel lavoro su di sé. Quindi, le ricchezze della ricerca sono aperte a tutti.

Lei prima ha detto che i Movimenti ci preparano a comprendere alcuni aspetti dell'insegnamento che altrimenti non sarebbero così accessibili. Essi avvengono in condizioni molto speciali. Sappiamo però che l'insegnamento di Gurdjeff nel suo insieme ha una portata molto più ampia: è inteso a toccare l'insieme del nostro essere in qualunque condizione, compresa la nostra vita quotidiana. Non è così?

Un giorno Gurdjeff diede una definizione inattesa della parola "arte". Disse che significava "artificiale", ovvero il richiamo a condizioni che sono fuori dell'ordinario, condizioni create intenzionalmente in cui si può ricevere un'energia più elevata. Naturalmente, di per se stessi questi momenti eccezionali non avrebbero un significato vero e proprio. Dobbiamo rispondere per il modo in cui viviamo per tutto il corso della nostra vita. E anche qui il corpo gioca un ruolo importante.

La sua influenza è continua. Quando il corpo rimane in uno stato di tensione, limita la possibilità di apertura, mantenendoci in uno stato di pesantezza, dispersione e distrazione. Quando però la tensione incomincia a recedere, il corpo consente ad energie più sottili di apparire. Il corpo è allora pronto a servire questo stato di presenza più elevato. Ecco come uno studio dei Movimenti ci può aiutare. Essi sviluppano una sensibilità particolare appena al di sotto di tutte le circostanze della nostra vita. Si crea perciò un legame fra i Movimenti e gli altri aspetti dell'insegnamento.
Lo studio di questi movimenti ci indica come il corpo gioca sempre un ruolo nel servire il nostro bisogno intrinseco di armonia.




Danze Sacre


Marthe de Gaigneron

 
Come parlare dell'origine del movimento?

Qual è la fonte di questa misteriosa energia, che anima noi e tutte le nostre manifestazioni, dalla nascita alla morte, ed anche oltre?

In che modo questa energia ci anima?

Lo scopo dell'insegnamento è riscoprire questa fonte di vita attraverso lo sviluppo della coscienza. La coscienza però si nasconde dietro ad una "maschera"; è prigioniera del condizionamento umano. In realtà, la nostra percezione di questa energia primaria è velata ed oscurata dal vasto disordine delle nostre funzioni.

Questo disordine è creato da una moltitudine di tensioni e di complesse reazioni automatizzate, che a loro volta sono il risultato di strati più profondi di condizionamento.

Le nostre posture, i nostri gesti, i nostri atteggiamenti fisici sono sempre gli stessi all'infinito.

Essi ci definiscono; sono, in fin dei conti, ciò che noi siamo, nonostante un'identità immaginaria dipinta dallo specchio distorto della nostra mente.

Vista questa situazione, noi non abbiamo alcun potere reale sui nostri movimenti.

Nonostante tutte le realizzazioni che possiamo ottenere ad ogni livello, fisico ed intellettuale, rimaniamo sensibili ed influenzati da un solo lato della nostra natura a discapito dell'altro lato, più essenziale.  Rimaniamo inconsapevoli della nostra energia primaria, sebbene talvolta la nostra intuizione ci avvicini ad essa.  Siamo intrappolati dalla camicia di forza del nostro automatismo, incapaci di sfuggire dai suoi confini, dall'inestricabile relazione fra i movimenti abituali della nostra mente ed il funzionamento automatico della nostra personalità.

La forza imprigionata in questo labirinto sigillato non può giocare un ruolo guida in un corpo incapace di riceverla.

Nutre semplicemente una macchina.

Questa macchina però crea illusioni e non ci è possibile, nel corso ordinario della nostra esistenza, comprendere in quale misura noi siamo prigionieri del nostro automatismo. Per riconoscere questo sono necessarie condizioni molto speciali, di modo che possa apparire un'altra qualità di attenzione e di consapevolezza di noi stessi.

La pratica dei Movimenti risponde esattamente a questa necessità.

Questa disciplina ci consente di sperimentare attraverso il corpo in movimento tutti i nostri meccanismi funzionali. Soprattutto, può risvegliare capacità latenti che appartengono ad un lato sconosciuto della nostra natura.

Questa disciplina è offerta solo alla fine di un lavoro preliminare, quando si siano chiariti  i principi generali dell'insegnamento e le dimensioni reali della conoscenza di se stessi. In queste condizioni, i Movimenti possono essere autenticamente apprezzati, per la loro precisione come per il loro effetto.

Siano essi esercizi o danze, questi Movimenti hanno lo scopo di riscoprire una presenza dell'essere attraverso il riequilibrio del corpo ed una messa in ordine delle sue funzioni; questo è il primo passo verso una consapevolezza di se stessi nel cuore della vita quotidiana.

Dopo il primo passo, si può raggiungere un'altra qualità di manifestazione. Allora queste danze divengono  autenticamente sacre, nel loro contenuto interiore e nella loro espressione.

Per seguire questa via, ci si deve sottomettere interamente al lavoro della "scuola", divenire un allievo fra gli altri, un semplice numero in una fila, ma con lo straordinario sostegno di una ricerca comune.

Si fa esperienza dei Movimenti in una sorta di microcosmo. Mentre si seguono meticolosamente le istruzioni dell'insegnante, ciascun partecipante si sente responsabile per sé stesso e per l'ambiente in cui si muove.

Composta o improvvisata che sia, anche la musica gioca un ruolo molto importante nell'esperienza; ha una relazione intima con il significato interiore dei Movimenti, dando sostegno al loro ritmo ed espressione. Unitamente ai musicisti che suonano, essa diviene parte di un'alchimia generale.

Naturalmente questi esercizi non hanno lo stesso impatto né la stessa intensità. Tuttavia, ciascuno ha un significato specifico nella propria forma ed obiettivo, nella sua complessità e nella sua semplicità. Tutto ciò richiede una precisione assoluta nel movimento, dal palmo delle mani alla minima posizione dei piedi, necessitando di un equilibrio dinamico del tutto, al fine di sostenere una ricerca che può essere compresa solo attraverso l'esperienza diretta.

Quando si incomincia, ciò che colpisce di più in questa disciplina è una sensazione simultanea di costrizione e libertà.

Si scopre una nuova vita in un corpo che è stato fino ad allora limitato dalla sua educazione, dalle sue abitudini acquisite fisiche, mentali o altre e che, quando è libero, ci apre ad un mondo di impressioni ed esperienze sconosciute. Si richiede costantemente di portare attenzione al corpo. Un confrontarsi spietato con questi esercizi e danze, e soprattutto con la propria incapacità di "conformarsi al modello", procura spesso un autentico shock.

Siamo forzati a riconoscere adesso, attraverso l'esperienza personale, che i nostri movimenti sono sempre automatici. L'impulso che li dirige è incontrollato e senza relazioni: che si tratti di un pensiero, di un sentimento o di una reazione motoria, una funzione automatica si stacca dal resto e risponde per il tutto.

Alla luce di questo disordine e confusione, è essenziale un nuovo equilibrio. Non abbiamo però ancora il potere di trovarlo.

L'impossibilità e la mancanza di unità che osserviamo quando incominciamo sono fra gli aspetti più arricchenti e rivelatori della ricerca, che ci aprono ad una prospettiva interamente nuova dello sviluppo della coscienza.

Ci rendiamo conto che ciò che viene esercitato oggi fino ad ora non era mai stato toccato in quel modo.

Si tratta di un nuovo alfabeto che corrisponde ad un nuovo linguaggio, un modo diretto di conoscere che consente al corpo di sentire la propria meccanicità e che, allo stesso tempo, lo prepara a ricevere altre correnti di energia inaccessibili fino ad allora.

Nuovi atteggiamenti, che sorgono da un differente ordine interiore, incominciano a sfidare un intero repertorio di reazioni automatiche profondamente radicate.

Attraverso stadi successivi, vediamo in quale grado noi siamo schiavi dei nostri meccanismi ed ove il pensiero associativo prenda sempre l'iniziativa a spese dell'essere completo, a spese della sua essenza.

Che cos'è l'essere completo?

Forse che il corpo sia potenzialmente lo strumento di tutte le energie nel mondo creato? Se si facesse esperienza di questo, ciò non darebbe forse una dimensione totalmente differente alla ricerca del sacro?

Potrebbe il corpo veramente essere il tempio di Dio, colui che riceve e trasforma tutte le energie che passano attraverso di esso?

Abbiamo forse dimenticato che la percezione di un'energia più elevata è naturale per gli esseri umani?

E' proprio nei termini di un'apertura al sacro che si devono comprendere le danze che G.I. Gurdjeff ci ha portato. Quest'apertura può liberarci dalla nostra meccanicità, rivelando nel contempo l'aspetto "essenziale" della nostra natura.

I Movimenti si indirizzano all'insieme del nostro essere attraverso molti mezzi differenti. Ciò spiega la loro sorprendente diversità. Essi esercitano più specificamente una funzione o un'altra e si affidano spesso su tempi totalmente differenti da quelli di cui si fa esperienza nella vita quotidiana.

Un Movimento quale i "Cerchi", ad esempio, che viene eseguito da seduti, consente di raggiungere un silenzio intenso di una tale qualità che il movimento stesso, nella sua magica lentezza, sembra produrre un "suono".

Altri movimenti cercano una padronanza del corpo attraverso il ritmo ed un'intensità che comporta una tensione controllata coscientemente. Il loro dinamismo può risvegliare un "desiderio di essere" che va ben più in profondità di qualunque volontà personale, evocando in questo modo un profondo senso di rituale. I Movimenti conosciuti come "esercizi dei dervisci" sono spesso di questo genere.

Nelle "danze del Tempio delle Donne", che si dice siano state eseguite nel passato in remoti monasteri dell'Asia Centrale, la femminilità si unisce al sacro nell'auto-cancellazione dell'intero essere nel servizio di un principio che va molto oltre ad esso.

"Danzate per i più antichi dei grandi Profeti": ci fu detto una volta per dare un nuovo significato ed una nuova vita a quanto cercavamo di esprimere…

Vi sono movimenti di preghiera che ci portano al di sopra dalla "condizione umana" attraverso la bellezza di gesti dal significato profondo. Non sono intesi a soddisfare un senso estetico, quanto piuttosto a liberare energie prigioniere con l'aiuto delle posture appropriate. In questo modo l'autentica sensazione interiore di se stessi può trovare la sua esatta espressione.

I Movimenti noti come "Moltiplicazioni" si basano sulla legge del tre e sulla legge del 7 che, conformemente agli insegnamenti, governano il mondo creato. In questi Movimenti, i danzatori si muovono lungo traiettorie matematiche, in cui il significato del loro posto, e di conseguenza del loro ruolo, è determinato dalla legge che si esprime. Questi Movimenti richiedono il livello più elevato di attenzione e di rigore in ogni cambiamento di posizione.

Questi sono solo pochi esempi in un'infinita varietà di movimenti che, soprattutto, rivelano l'esistenza di una scienza sacra, una scienza esatta capace di aprirci all'esperienza di un'altra dimensione e di un'altra "Fonte di Vita". Tutte queste danze acquisiscono il loro significato reale solo quando l'apparire di un'energia più elevata rivela un altro livello di essere.

Per avvicinarci a questa fonte di vita è necessario, come è stato detto, attraversare un lungo processo, vedere attraverso lo stato di "dipendenza mentale" che ci divide, che limita il nostro campo di coscienza, e che ci fa addirittura dubitare della capacità che il nostro potere di attenzione ha di liberarci.

E' solo dopo aver sofferto, ovvero dopo essersi posti di fronte a questa limitazione, che può apparire una profonda accettazione ed apertura. L'essere nel suo insieme, nella sua unità riacquistata, diviene allora permeabile ad un'azione di un ordine del tutto differente, di natura autenticamente spirituale. In questo modo, l'esperienza di sé si trasforma.

La propria apertura a questa azione è costantemente messa alla prova nella pratica dei Movimenti, ed è questo l'esercizio essenziale.

Tuttavia, per essere sufficientemente sensibili, si deve essere in grado di lasciare andare quello stato di tensione che compare ad ogni istante in una forma o in un'altra, sia questa un eccesso di volontà, l'agitazione della mente, il desiderio di risultato, o un qualunque tipo di paura. Ciascuna di queste tensioni può impedire il flusso libero e morbido dei gesti nei loro propri ritmi, alterando in questo modo la loro espressione ed il significato sacro della danza.

Sono in giuoco l'equilibrio e l'unità dell'essere. E' solo abbandonando tutte le tensioni in una certa forma di lasciare andare che ci si apre ad un'altra forza di attrazione e si diviene liberi di lasciarsi agire.

Si sarà allora forse più vicini all'esperienza fondamentale di un'attenzione che emana da una fonte superiore alle funzioni ordinarie e che produce un'esperienza il cui significato va ben oltre a quanto il partecipante possa aver conosciuto fino a quel momento.

In ricezione di tutte le influenze, posti fra "il cielo e la terra", diveniamo il punto di incontro, il mediatore fra due mondi, il mondo umano ed un altro da cui proviene l'energia più elevata che possiamo conoscere. Solo questa energia è in grado di trasformarci, liberarci e di cambiare il nostro "stato".

Questo stato liberato è molto probabilmente quanto i mistici Cristiani hanno chiamato "lo stato di grazia".

I saggi dell'India danno il nome di sopramentale a ciò che genera lo stato incondizionato, liberato dal "miraggio della dualità".

La mente non è più il padrone quando si è animati da quest'altra energia, evocata nel seguente sacro testo della Kena Upanishad:

La mente basata su limiti e divisioni può solo agire da un dato centro sul mondo inferiore ed oscurato; ma il sopramentale si fonda sull'Unità: comprende e penetra .
La sua azione è universale ed è in costante comunione con l'eterna fonte trascendente.

Vi sono danze che richiamano, nel loro disvelarsi, le leggi che regolano i movimenti segreti dei corpi celesti e della specie umana, ed in questo modo ne sono i simboli viventi. Se possiamo sottomettere ad essi il nostro intero essere attraverso la più grande flessibilità del corpo, possiamo anche, con questa partecipazione, essere rinnovati e nutriti da questa fonte di vita. La danza, allora, assume un significato completamente diverso; si diviene lo strumento di un'energia universale trattenuta per un istante nel corpo per tutta un'altra gloria.
 
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Movimenti e Danze Sacre di Gurdjieff
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