CONSIDERAZIONE INTERNA E CONSIDERAZIONE ESTERNA – P.D. Ouspensky

www.movimentidanzesacre.it“Nella maggior parte dei casi l’uomo si identifica con ciò che gli altri pensano di lui, con il modo in cui lo trattano, con il loro atteggiamento nei suoi confronti. L’uomo pensa sempre che la gente non l’apprezzi abbastanza, che non sia abbastanza cortese o educata.

Tutto questo lo tormenta, lo preoccupa, lo rende sospettoso; egli disperde in congetture o supposizioni una enorme quantità di energie, sviluppando in sé un atteggiamento diffidente e ostile verso gli altri. Come lo si guarda, ciò che si pensa di lui, ciò che si dice di lui, tutto questo assume ai suoi occhi un’importanza enorme. Ed egli ‘considera’ non soltanto le persone, ma la società e le condizioni storiche. Tutto ciò che non gli piace gli pare ingiusto, illegittimo, falso e illogico. Sembra strano, ma è un fatto: le persone sono capaci di considerare il clima, il calore, il freddo, la neve, la pioggia; possono infuriarsi e indignarsi per il cattivo tempo.

L’uomo prende tutto in modo personale, come se tutto nel mondo fosse stato specialmente predisposto per fargli piacere, o al contrario per causargli delle noie e dei fastidi. Tutto questo non è altro che ‘identificazione’ e se ne potrebbero citare molte altre forme.

Questo genere di considerazione si fonda interamente sulle ‘esigenze’. L’uomo, dentro di sé, ‘esige’ che tutti lo prendano per qualcuno di notevole, al quale ognuno dovrebbe testimoniare rispetto, stima e ammirazione, per la sua intelligenza, la sua bellezza, la sua abilità, il suo senso dell’umorismo, la sua presenza di spirito, la sua originalità e tutte le sue altre qualità. Queste ‘esigenze’ si fondano a loro volta sulla nozione completamente fantastica che le persone hanno di sé stesse, cosa che accade spesso, anche con persone di apparenza molto modesta. In quanto agli scrittori, attori, musicisti, artisti e uomini politici, sono quasi senza eccezione degli ammalati. E di che cosa soffrono?

Prima di tutto, di una straordinaria opinione di sé stessi, poi di esigenze e, infine, di ‘considerazione’, cioè di una predisposizione ad offendersi per la più piccola mancanza di comprensione o di apprezzamento. Vi è ancora un’altra forma di ‘considerazione’ che può sottrarre ad un uomo gran parte della sua energia. Essa parte dall’atteggiamento secondo il quale egli crede di non considerare abbastanza un’altra persona e che quest’ultima ne sia offesa. Egli comincia a dirsi che forse non pensa abbastanza a quest’altra persona, non le presta sufficiente attenzione e non le fa un posto abbastanza grande. Tutto ciò non è che debolezza.

Gli uomini hanno paura gli uni degli altri. Un uomo può arrivare in tal modo a perdere il suo equilibrio, se mai ne ha avuto uno, e comportarsi in modo del tutto insensato. Un altro esempio, forse ancora peggiore, è quello dell’uomo che ritiene di ‘dover’ fare qualche cosa, mentre in realtà non deve fare assolutamente nulla. ‘Dovere’ e ‘non dovere’ è un problema difficile: è difficile comprendere quando un uomo ‘deve’ realmente e quando ‘non deve’. Questo problema non può essere affrontato che dal punto di vista dello ‘scopo’. Quando un uomo ha uno scopo, deve fare unicamente ciò che gli permette di avvicinarsi ad esso e non fare niente che da esso lo possa allontanare.

Come ho già detto, le persone immaginano spesso che se cominciano a combattere la considerazione, perderanno la loro sincerità e ne hanno paura, perché pensano di perdere qualche cosa, una parte di sé stessi. Si verifica qui lo stesso fenomeno che avviene nei tentativi di lotta contro l’espressione delle emozioni negative. La sola differenza è che in questo caso l’uomo lotta contro l’espressione ‘esteriore’ delle sue emozioni e nell’altro contro la manifestazione ‘interiore’ di emozioni che sono forse le stesse. Questo timore di perdere la propria sincerità è naturalmente un inganno, una di quelle formule menzognere sulle quali poggia la debolezza umana.

L’uomo non può impedirsi di identificarsi e di ‘considerare interiormente’, non può esimersi dall’esprimere le emozioni sgradevoli, per l’unica ragione che è debole. L’identificazione, la considerazione, l’espressione delle emozioni negative sono manifestazioni della sua debolezza, della sua impotenza, della sua incapacità di dominarsi. Ma, non volendo confessare a sé stesso questa sua debolezza, la chiama ‘sincerità’ o ‘onestà’ e dice a sé stesso che non desidera lottare contro la sua sincerità, mentre in realtà è incapace di lottare contro le sue debolezze.

La sincerità, l’onestà sono in realtà qualche cosa di differente. Ciò che in questo caso un uomo chiama ‘sincerità’ è semplicemente non avere voglia di controllarsi. E nel suo intimo ogni uomo lo sa bene. Quindi egli mente a sé stesso ogni volta che pretende di non voler perdere la sua sincerità.

Ho parlato finora della considerazione interiore. Sarebbe possibile offrirne ancora molti altri esempi. Ma questo tocca a voi, sta a voi cercare questi esempi, nelle vostre osservazioni su voi stessi e sugli altri. Il contrario della considerazione interiore, la considerazione esteriore, costituisce in parte un mezzo per lottare contro di essa. La considerazione esteriore si basa su una forma di relazione verso le persone, totalmente diversa dalla considerazione interiore. È la capacità di adattarsi agli altri, alla loro comprensione e alle loro esigenze.

Considerando esteriormente, un uomo fa ciò che è necessario per rendere la vita più facile a sé stesso e agli altri. La considerazione esteriore richiede una conoscenza degli altri, una comprensione dei loro gusti, delle loro abitudini e dei loro pregiudizi. Al tempo stesso, la considerazione esteriore esige un grande potere su di sé, una grande padronanza di sé.

Accade molto spesso che un uomo desideri sinceramente esprimere, mostrare in qualche modo a qualcuno ciò che pensa realmente di lui, ciò che sente nei suoi confronti, e è debole, da corso naturalmente al suo desiderio, dopo di che si giustifica, dicendo che così ha fatto perché non voleva mentire, non voleva fingere, perché voleva essere sincero. Poi, si auto-convince che la colpa è dell’altra persona. Egli voleva realmente considerarlo, era per sino pronto a cedergli, non voleva litigare, ecc. … Ma l’altro ha rifiutato di considerarlo, quindi non vi era niente da fare con lui. Accade spesso che un uomo cominci con una benedizione e finisca con un’ingiuria. Decide di non considerare gli altri, dopo di che li rimprovera di non considerare lui. È un esempio di come la considerazione esteriore passa alla considerazione interiore.

Ma se un uomo si ricorda realmente di sé, comprende che anche l’altro uomo è una macchina, nello stesso modo in cui egli lo è. Allora si metterà al posto dell’altro, diventerà capace di comprendere e sentire ciò che un altro uomo pensa e sente. Se può far questo, il suo lavoro diverrà molto più facile per lui. Ma se avvicina un altro uomo con le proprie esigenze non ne trarrà altro se non una nuova considerazione interiore.

Una giusta considerazione esteriore è molto importante nel lavoro. Sovente accade che degli uomini che comprendono molto bene la necessità della considerazione esteriore nella vita, non comprendano la necessità della considerazione esteriore nel lavoro; essi decidono che, proprio perché lavorano su sé stessi, hanno il diritto di non considerare. Mentre invece nel lavoro, affinché esso sia efficace, occorre una considerazione esteriore dieci volte maggiore che nella vita ordinaria, poiché solo la considerazione esteriore da parte dell’allievo può mostrare il suo apprezzamento e la sua comprensione del lavoro. In effetti il risultato nel lavoro è sempre proporzionale al valore che gli si attribuisce e alla comprensione che se ne ha.

Ricordate che il lavoro non può proseguire su un livello inferiore a quello dell’ ‘uomo della strada’, cioè su un livello inferiore a quello della vita ordinaria. Questo è un principio dei più importanti e facilmente dimenticato.”

Tratto da Frammenti di un insegnamento sconosciuto di P.D. Ouspensky

 

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