Conoscere, sapere, osservare se stessi: le importanti differenze nel Lavoro

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Vi sono molte cose che si possono dire sull’auto-osservazione, su che cos’è e che cosa non è. Tutto il Lavoro incomincia da un uomo che inizia ad osservare se stesso. L’auto-osservazione è un mezzo per cambiare se stessi. Un’auto-osservazione seria e continua, se compiuta nel modo giusto, conduce a cambiamenti definitivi in un uomo.

Consideriamo, in primo luogo, l’auto-osservazione in connessione con un errore che spesso si compie a questo proposito. L’errore sta nel confondere l’auto-osservazione con il sapere. Sapere e osservare non sono la stessa cosa. Parlando in maniera superficiale, è possibile che voi sappiate di essere seduto su una sedia nella vostra stanza, potete però dire di osservarlo veramente? Parlando più in profondità, è possibile che voi sappiate di essere in uno stato negativo, ciò però non significa che lo stiate osservando. Una persona nel Lavoro mi disse che provava profonda antipatia per qualcuno. Dissi: “Cerchi di osservare questa cosa”. Egli rispose: “Perché dovrei osservarla? Non ne ho bisogno. Lo so già. In un tale caso, la persona sta confondendo sapere con osservare, ovvero non comprende che cosa sia l’auto-osservazione. Inoltre, non ha afferrato che l’auto-osservazione, che è attiva, è un mezzo per cambiare se stessi, mentre il semplice sapere, che è passivo, non lo è. Sapere non è un atto di attenzione. L’auto-osservazione è un atto di attenzione diretto all’interno, a ciò che sta avvenendo in voi. L’attenzione deve essere attiva, ovvero diretta. Nel caso di una persona che non vi piace, voi osservate quali pensieri si affollano nella vostra mente, il coro di voci che parla in voi, ciò che queste voci stanno dicendo, che tipo di emozioni spiacevoli sorgono, e via di seguito. Voi notate anche che state trattando la persona che non vi piace in modo molto cattivo dentro di voi. Non c’è nulla che sia troppo cattivo da pensare o sentire nei suoi confronti. Vedere tutto questo però richiede attenzione diretta, non attenzione passiva. L’attenzione viene dal lato dell’osservazione, mentre i pensieri e le emozioni appartengono al lato osservato in voi stessi. Ciò significa dividere voi stessi in due. Vi è un detto: “Un uomo è prima uno, poi due, e poi uno”.

Il lato dell’osservazione o l’“Io” Osservante è all’interno, o al di sopra, del lato osservato, ma il suo potere di coscienza indipendente varia, poiché può essere sommerso in qualunque momento. Allora siete completamente identificati con lo stato negativo. Non osservate lo stato, ma siete lo stato. Potete allora dire di sapere di essere negativi, ma questo non è osservarlo. Se l’“Io” Osservante è sostenuto da altri “Io” che danno valore al Lavoro, lo richiamano e desiderano divenire più coscienti, allora esso non è facilmente sommerso dall’inondazione di cose negative. Allora è aiutato dall’Intendente ed è parte di esso. Tutto ciò è differente dal sapere di essere negativo.

Si può dire che il sapere passivo sia meccanico rispetto all’auto-osservazione, che è un atto cosciente e non può divenire meccanico. L’auto-osservazione meccanica non ha nulla a che vedere con l’auto-osservazione del Lavoro.

Non solo le persone confondono il conoscere con l’atto continuo di auto-osservazione, ma confondono pensare con osservare. Pensare è diverso da osservare se stessi. Un uomo può pensare a se stesso tutto il giorno e non osservare se stesso neppure una volta. L’osservazione dei propri pensieri non è la stessa cosa che pensare. Dovrebbe essere chiaro adesso che conoscere e pensare non sono la stessa cosa dell’osservazione.

Spesso è posta la domanda: “Che cosa devo osservare?” In primo luogo, il lavoro spiega attentamente che cosa dovete incominciare a osservare. Successivamente, però, un uomo deve raggiungere un’osservazione più completa di se stesso, per tutta una giornata, o una settimana, e vedere se stesso come una persona estranea. Deve pensare a che cosa penserebbe se incontrasse se stesso. Naturalmente, troverebbe cordialmente antipatico quest’uomo che è egli stesso. Un uomo deve osservare ogni cosa in se stesso e come se fosse non se stesso ma quello lì. Ciò significa che deve dire “Che cosa fa quello lì?” e non “Che cosa sto facendo?”. Egli allora si rende conto adesso di questi pensieri che scorrono in lui, ora di queste emozioni, ora di queste recite private e messe in scena individuali, adesso di queste menzogne elaborate, adesso di questi discorsi, scuse e invenzioni, e via di seguito, che passano attraverso di lui, uno dopo l’altro. Il momento dopo, naturalmente, egli si mette a dormire di nuovo e prende parte a tutte queste cose. Ovvero, recita nella commedia che ha composto e pensa che sia reale. Pensa di essere la parte che egli stesso ha inventato.

Consideriamo ulteriormente questo punto di vista. Un uomo deve essere in grado di dire: “Questo non sono io” a tutte le sue pièce messe in scena e alle sue canzoni, a tutte le recite che avvengono in lui, a tutte le voci che prende per la sua. Sapete come talvolta, proprio prima di addormentarvi la sera, sentite voci forti nella vostra testa. Questi sono gli “io” che parlano. Durante il giorno, parlano tutto il tempo, solo che li scambiate per “Io”, per voi stessi. Appena prima di dormire, però, una separazione avviene naturalmente, perché si rompono le connessioni fra i centri e fra gli “Io” perché sia possibile il sonno. E’ possibile che due o più “Io” vi impediscano di dormire. Allora li udite, per così dire, come voci, che parlano, solo per un momento, perché vengono separate da voi mediante un processo naturale.

Separazione interiore significa il potere di non dire semplicemente “Questo non sono Io”, ma di percepire effettivamente questo voi stessi in modo definitivo, percepire che è vero, che “questo non sono Io” non solo pensarci o cercare di persuadere se stessi, o dire che questo è ciò che dice il Lavoro.
Quando siete in uno stato spiacevole, se osservate voi stessi per un tempo considerevole, vi accorgerete che tutte le sorte di differenti gruppi di “Io” spiacevoli cercano di occuparsene. Questo è perché gli “Io” negativi vivono di negatività. La loro vita consiste nel pensiero negativo o nei sentimenti negativi, ovvero nel fornirvi pensieri e sentimenti spiacevoli. E’ la loro delizia fare così perché è la loro vita.

Nel Lavoro, il godere di stati negativi deve essere osservato con sincerità, soprattutto il loro goderne segretamente. La ragione è che se un uomo gode di essere negativo, in qualunque forma, e ve ne sono legioni, non potrà mai separarsi da esse. Non potete separarvi da ciò per cui avete un affetto segreto. Il fatto è che voi vi identificate con gli “Io” negativi attraverso questo affetto segreto e quindi percepite il loro godimento, perché voi divenite tutto ciò con cui vi identificate. Un uomo in se stesso si trasforma costantemente in “Io” differenti. Non ha nulla di permanente, ma mediante la separazione egli può creare qualcosa di permanente. La linea di separazione è fra ciò che ama e ciò che odia il Lavoro.

[Fine prima parte – Leggi la seconda parte]

(M. Nicoll, Birdip 1943)

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